Gazzetta di Reggio

recensione 

Tra forma e suono alla RezArte

di Tullio Masoni
Tra forma e suono alla RezArte

Fino al 10 febbraio tra le opere di Koman, Roshinyak e Tzarush

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REGGIO EMILIA. La galleria RezArte di via Ospizio propone due mostre: “Tra forma e suono” con opere di Koman, Roshinyak e Tzarush, e “Grand Tour. Luoghi e atmosfere di un paese incantato”, una rassegna di pittori che nel XIX si sono dedicati al paesaggio italiano. Koman, Roshinyak e Tzarush vengono dalla Russia per esporre lavori che, in certo modo, vorrebbero dialogare con l’evento Kandinsky/Cage di Palazzo Magnani: «Quando lo spazio si restringe – scrive Vitaly Patsyukov – si addensa e diventa irreale e confuso, si verificano le “improvvisazioni” di Vasily Kandinsky e, al contrario, quando lo spazio si allarga diventa trasparente, quasi infinito, non riferibile all’esperienza quotidiana, si trasforma nello strato chiamato “Grande Nulla” di Kazimir Malevich e nel 4’33” di John Cage».

Koman espone superfici dai colori sgargianti, perlopiù ottenute incollando carta leggera sulla tela; dei tre in mostra è certamente il più legato alla figura e, per così dire, alla “rappresentazione”. Quadri con suonatrici o sfilate musicali creati con tecnica compositiva e colori da far pensare, talvolta, a vetrate o, alla lontana, a certo Rouault. Il suo meglio, però, sono forse i due bidimensionali (e “decorativi”) intitolati all’estate e all’autunno.

Tzarush, al contrario, si serve di una pennellata leggera, e a una stesura dei colori piuttosto liquida. Sono “nature morte” le sue (con l’unica eccezione di un bosco con tronchi d’albero blu) che giungono a una interessante “deformazione”, cioè a un quasi astratto, dove la materia sembra strisciare in obliquo e in lieve. Le superfici di Roshnyak appaiono forti. Lettere o spartiti graficamente “incisi” su campiture di giallo, blu, arancio-ocra, con interferenze gestuali di rosso. Una lingua misteriosa che ricorda le ricerche di alcuni informali degli anni 50/60 (Tancredi, ad esempio, che componeva texture ripetendo ritmicamente la stessa lettera di alfabeto) e, al tempo stesso, allude a pergamene rituali o alchemiche. Solo per un quadro, a modo proprio, Roshnyak dialoga col naturalismo allegorico/fantastico di Koman: si intitola Febbraio ed è molto bello.

Interessante la raccolta delle opere ottocentesche, fra le quali segnalerei quelle di Ciardi, Lojacono, Brancaccio Bossoli, e Laezza.



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