Gazzetta di Reggio

«Nell’anno dei ritorni eccomi al Fuori Orario»

di Adriano Arati
«Nell’anno dei ritorni eccomi al Fuori Orario»

Gattatico, Vinicio Capossela al circolo Arci di Taneto la sera di Natale: «Aprirò con l’inno ai lavoratori» 

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TANETO. «Una serata a calciare la luna» con i vecchi amici. Vinicio Capossela si prepara a viverla al Fuori Orario nel giorno del Natale, questa sera, nel circolo Arci che più ha chiamato casa, quello dei tanti concerti natalizi. Il 2017 è l’anno del gran ritorno, suo e dell’inseparabile Franco Bassi, della ripresa di una tradizione amata e attesissima. «La tradizione è nata nel 1999, i giorni delle feste vanno esorcizzati e digeriti con serate a calciare la luna. L’Emilia aveva questa linea diretta col rock’ n’ roll, in certe radio che si ascoltavano, le serate che organizzavano... Ho incontrato la “Luce”, come affettuosamente ci chiamavamo nella ghenga entrando in un budello da cui era stato ricavato un locale che si chiamava Escandalo. C’era un pianoforte e chiesi di suonarlo. Franchino mi ingaggiò perché mi trovò il pianista cantante più triste che si potesse trovare in circolazione. Ripagai la sua fiducia e scrissi lì dentro “Scivola vai via”, una delle canzoni più struggenti della mia vicenda», ricorda Capossela.

E dove vi siete ritrovati?

«Ci ritrovammo qualche anno dopo in questo posto incredibile che aveva messo in piedi con altri ragazzi del suo paese, il Fuori Orario. Un luogo ricavato da un capannone adiacente alla ferrovia con un vagone di treno dentro».

L’inizio della storia?

«Per 16 volte abbiamo festeggiato il 25 e 26 dicembre tra quei treni. Una grande storia, di musica, di vita, di amicizia. Dal 2005 abbiamo avuto su quel palco anche un mago punk di Los Angeles, Cristopher Wonder, che assieme alla sua partner artistica del momento concludeva il concerto con leggendarie interpretazioni di “Fairy tale of New York” dei Pogues. Gruppo che ho sempre adorato e che incarna ancora più di Dickens il vero spirito del natale. Barcollante e appiccicoso come sono in fondo le feste».

Nel 2017 si torna a casa.

«Il 2017, anno del centenario della rivoluzione ha prodotto diverse riconciliazioni, che sono sempre importanti rivoluzioni, e riportato alla riva onde partite da molto lontano. E la giusta conclusione di un anno come questo ci è sembrata ritornare a casa, col mago Wonder e tutto il resto, baristi del locale compresi. E naturalmente con chi è affezionato a questa speciale tradizione».

Non per tutti sarà un Natale di festa. Per gli operai della Froneri di Parma, licenziati brutalmente a luglio, sarà un giorno di lotta. Che dire di queste e altre situazioni simili?

«Il caso Froneri ci dice molto delle conseguenze del liberismo. La maggior parte della gente è impegnata a preoccuparsi dei nuovi immigrati, ma pochi parlano delle delocalizzazioni di produzione, del trasferimento di capitali e aziende dove il lavoro è pagato meno. Ci vorrebbe una nuova Internazionale, se davvero esistesse una classe operaia, ma la frammentazione del mercato del lavoro ha disintegrato il senso di classe e di appartenenza».

Ci sarà un omaggio sul palco?

«Apriremo il concerto cantando l’inno dei lavoratori con un coro cittadino. Anche cantare insieme può contribuire a ravvivare una coscienza comune».

Ultima domanda a uno scandianese. K-Rock dal primo gennaio interrompe le trasmissioni in Fm. Un altro segno di un mondo che cambia, certo, o di un mondo che ci sta salutando?

«Quando parlavo all’inizio di certa musica e di certe radio mi riferivo a Mondo Radio poi divenuta K-rock. Una presenza fondante nella mia formazione musicale. In questa stagione poi, le classifiche dell’anno passato, il ripercorrere la musica dell’anno e quella del decennio, cose che mi hanno fatto crescere in una dimensione condivisa della musica, davano un senso di appartenenza. Una radio di buona musica in questo deserto assordante di pop commerciale è un fatto culturale. Una sorgente».

E ora?

«È in corso una rivoluzione digitale che fa impallidire quella di Gutemberg con l’invenzione della stampa. La musica si è smaterializzata dal supporto e anche dalla tv e dall’apparecchio radio, che però permangono nella vita della gente. Le cose buone richiederanno sempre più impegno per essere trovate, ma ci saranno. Credo e spero che Bocedi e Sassi troveranno ancora il modo di fare sentire la loro musica. Anche se io preferivo trovarla per radio direttamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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