Intorno a un tavolo a casa di Fava nascono i “Lepidi”
di Giulia Bassi
È la nuova compagnia intitolata al console Debutterà con una “Zannata alla Garibaldina”
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REGGIO EMILIA. Un fiume in piena, un ciclone inarrestabile. Eppure Antonio Fava, appare sempre serafico, imperturbabile. E le attività, sono molteplici: riguardano lezioni all’università – soprattutto quella del nuovo continente – la fabbricazione di maschere, le correzioni di bozze, la preparazione di testi teatrali con una modalità unica di procedere in quanto è pensatore- filosofo ma anche attore, regista e artigiano non ultimo un perfetto affabulatore. L’argomento è naturalmente la Commedia dell’Arte. Ovvero, la prima forma di teatro professionale della storia che va scritta con la lettera maiuscola. Qui Commedia sta per teatro e Arte sta per mestiere, professione organizzata. «Quando insegno all’università, parlo di Filadelfia, Chicago e tra qualche giorno parto per Quito (Ecuador) – spiega Fava – spingo i ragazzi a lasciare in italiano questa dicitura ed altre: ad esempio lazzi, un plurale che al singolare fa lazzo ed in inglese questo, come risulterebbe…lazzis, forse? Non può essere. Anche in spagnolo i termini assomigliano ma non sono la stessa cosa. Come si fa a tradurre jazz o pizza, e così… Commedia dell’Arte».
Insiste molto su questi concetti quando va in cattedra?
«Certamente… Forse non è chiaro che dagli anni ’30 del 1500 in Italia è nato il teatro organizzato in ogni parte, quello professionale: dal biglietto, all’impresario. Il tutto proviene dal basso, presentandosi come “commedia zannesca”, dove l’aggettivo allude al servo, allo “zanni” una parola chiave (anche quella intraducibile) … vuol dire che la commedia è nata con queste figure insieme a storie di cibo e di sesso... Poi l’altra data è il 1560, quando cominciano per la prima volta ad andare in scena le donne. Ci si organizzava tutto l’anno per recitare in più luoghi, cioè si faceva il “giro”. A proposito di termini: io dico sempre “girare”… non andare in tournée. Con questo voglio anche dire che non occorre prendere a prestito sempre i termini inglesi, come si fa in questi ultimi anni. Quando insegno, raccomando di rispettare l’italiano e noi dovremo fare meno uso di parole anglofone quando non sono necessarie».
È di questi giorni la nascita di un una nuova compagnia che debutterà quest’estate...
«Sono attori, tutti miei allievi, che formano questa compagnia che ho chiamati i “Lepidi” in omaggio a Marco Emilio Lepido: Sara Caspani, Jeane Santos Dias, Matteo Bartoli, Ferruccio Fava (mio figlio), Alessandro Garuti, Luca Zanni. È gente domiciliata a Reggio, ma non parliamo di teatro locale. Si è costituita attorno ad un tavolo di casa mia domenica 17 dicembre e si presenterà alla Cavallerizza il 2 agosto con uno spettacolo, di cui sto scrivendo il testo, nell’ambito dello Stage Internazionale di Commedia dell’Arte; una produzione Ars Comica e Nuovo Teatro San Prospero il cui direttore Matteo Bartoli appunto, fa parte della compagnia».
Lei fa il regista ?
«Sì ma vi interpreto anche Garibaldi. Entro in carrozzella. Sa Garibaldi fu ferito in una gamba…».
Come sarà lo spettacolo?
«I sette attori in scena ci saranno nei panni di personaggi di grande tradizione come Pulcinella, Zan Bagatto, Smeraldina, Brighella. Anche personaggi pescati dalla realtà del tempo entrano in scena, Garibaldi, appunto il Generale Grant, un sedicente Sioux, un Soldato Doppiogiochista tra Nord e Sud. Nello stile della Commedia dell’Arte, la vicenda si svolge al confine tra Nord e Sud durante le ultime battute della Guerra Civile americana, con il lieto fine per i personaggi, per l’esito della guerra con la vittoria dell’Unione».
Qual è il nesso tra l’argomento, i personaggi, la Commedia dell’arte?
«Il pretesto è rigorosamente storico: fatta l‘Italia, una parte dei Mille si reca negli Stati non più Uniti, dove comincia la Guerra Civile o di Secessione. Vanno a dare una mano al Nord alcuni e al Sud altri. La Garibaldi Guard aveva sede a New York. I Garibaldini, quelli storici, facevano sul serio. Ma anche le nostre Maschere fanno sul serio, ma la Commedia è la Commedia e quella postazione, quel nido di sacchetti di sabbia, male armato, presidiato da Pulcinella, defilato, schiacciato tra Texas e Territori Indiani, esposto a tutto, è luogo d’incontro, traffico, equivoci, imbrogli, di scambi di persona e di ogni tipo di emergenza, come Commedia comanda».
Quindi un tema storico con un personaggio del nostri Risorgimento… ma qual è il titolo ?
«Lo devo ancora pensare un po’ come per le opere liriche la cui sinfonia introduttiva con tutti temi, veniva composta alla fine… Lo spettacolo, adesso lo chiamiamo “Zannata alla Garibaldina”, verrà preparato per tutto il mese di luglio. È Commedia dell’Arte a pieno ritmo, a suon di lazzi e colpi di scena e tratta un tema che dal passato storico giunge fino a noi come un “guaio”, che persiste tra barconi e intolleranze e che non vuole farsi risolvere … Le Maschere lo affrontano come solo loro sono capaci».
Insiste molto su questi concetti quando va in cattedra?
«Certamente… Forse non è chiaro che dagli anni ’30 del 1500 in Italia è nato il teatro organizzato in ogni parte, quello professionale: dal biglietto, all’impresario. Il tutto proviene dal basso, presentandosi come “commedia zannesca”, dove l’aggettivo allude al servo, allo “zanni” una parola chiave (anche quella intraducibile) … vuol dire che la commedia è nata con queste figure insieme a storie di cibo e di sesso... Poi l’altra data è il 1560, quando cominciano per la prima volta ad andare in scena le donne. Ci si organizzava tutto l’anno per recitare in più luoghi, cioè si faceva il “giro”. A proposito di termini: io dico sempre “girare”… non andare in tournée. Con questo voglio anche dire che non occorre prendere a prestito sempre i termini inglesi, come si fa in questi ultimi anni. Quando insegno, raccomando di rispettare l’italiano e noi dovremo fare meno uso di parole anglofone quando non sono necessarie».
È di questi giorni la nascita di un una nuova compagnia che debutterà quest’estate...
«Sono attori, tutti miei allievi, che formano questa compagnia che ho chiamati i “Lepidi” in omaggio a Marco Emilio Lepido: Sara Caspani, Jeane Santos Dias, Matteo Bartoli, Ferruccio Fava (mio figlio), Alessandro Garuti, Luca Zanni. È gente domiciliata a Reggio, ma non parliamo di teatro locale. Si è costituita attorno ad un tavolo di casa mia domenica 17 dicembre e si presenterà alla Cavallerizza il 2 agosto con uno spettacolo, di cui sto scrivendo il testo, nell’ambito dello Stage Internazionale di Commedia dell’Arte; una produzione Ars Comica e Nuovo Teatro San Prospero il cui direttore Matteo Bartoli appunto, fa parte della compagnia».
Lei fa il regista ?
«Sì ma vi interpreto anche Garibaldi. Entro in carrozzella. Sa Garibaldi fu ferito in una gamba…».
Come sarà lo spettacolo?
«I sette attori in scena ci saranno nei panni di personaggi di grande tradizione come Pulcinella, Zan Bagatto, Smeraldina, Brighella. Anche personaggi pescati dalla realtà del tempo entrano in scena, Garibaldi, appunto il Generale Grant, un sedicente Sioux, un Soldato Doppiogiochista tra Nord e Sud. Nello stile della Commedia dell’Arte, la vicenda si svolge al confine tra Nord e Sud durante le ultime battute della Guerra Civile americana, con il lieto fine per i personaggi, per l’esito della guerra con la vittoria dell’Unione».
Qual è il nesso tra l’argomento, i personaggi, la Commedia dell’arte?
«Il pretesto è rigorosamente storico: fatta l‘Italia, una parte dei Mille si reca negli Stati non più Uniti, dove comincia la Guerra Civile o di Secessione. Vanno a dare una mano al Nord alcuni e al Sud altri. La Garibaldi Guard aveva sede a New York. I Garibaldini, quelli storici, facevano sul serio. Ma anche le nostre Maschere fanno sul serio, ma la Commedia è la Commedia e quella postazione, quel nido di sacchetti di sabbia, male armato, presidiato da Pulcinella, defilato, schiacciato tra Texas e Territori Indiani, esposto a tutto, è luogo d’incontro, traffico, equivoci, imbrogli, di scambi di persona e di ogni tipo di emergenza, come Commedia comanda».
Quindi un tema storico con un personaggio del nostri Risorgimento… ma qual è il titolo ?
«Lo devo ancora pensare un po’ come per le opere liriche la cui sinfonia introduttiva con tutti temi, veniva composta alla fine… Lo spettacolo, adesso lo chiamiamo “Zannata alla Garibaldina”, verrà preparato per tutto il mese di luglio. È Commedia dell’Arte a pieno ritmo, a suon di lazzi e colpi di scena e tratta un tema che dal passato storico giunge fino a noi come un “guaio”, che persiste tra barconi e intolleranze e che non vuole farsi risolvere … Le Maschere lo affrontano come solo loro sono capaci».
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