L’elettronica made in Reggio sotto ai riflettori con “Sarc’ò”
di Adriano Arati
Il collettivo è nato nel 2016 ed è capitanato dal deejay Francesco Sarcone «Ci ispiriamo a una frase di Isaac Asimov: la vera bellezza sta nella ricerca»
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REGGIO EMILIA. Una fine di 2017 da ricordare, fra uscite su Rolling Stone e Mtv, recensioni brillantissime e un affollato concerto a Casa, a Reggio, al circolo Tunnel.
È un periodo positivo per Sarc’ò, il progetto di musica elettronica portato avanti da anni dal reggianissimo Francesco Sarcone, oggi trasformato in un percorso collettivo, più simile a quello di un gruppo vero e proprio.
Questo cambiamento è nato nel 2016 a Festareggio, durante un’esibizione di spalla ai maestri Soulwax, pionieri della contaminazione fra rock ed elettronica. Il 15 dicembre 2017 è uscito l’album “Finding knowing delight”, formato da sei brani prima pubblicati in breve in tre ep dai titoli “Finding”, “Knowing” e “Delight”. Il disco mette tutto insieme, unendolo all’ottima accoglienza di “Delight”, l’ultimo ep a cui sono stati dedicati approfondimento sul sito di Rolling Stone Italia e su Mtv.
Il debutto non poteva che essere a Reggio?
«Al Tunnel ci hanno chiesto di presentare il lavoro, e ci ha fatto piacere».
Come è andata?
«Nella mia città ho trovato un calore e un’accoglienza che non so nemmeno dire se mi aspettavo o meno, ma certamente mi ha fatto molto piacere».
Un progetto elettronico che viene suonato dal vivo. Non è “fuori registro”? Almeno per quello che è l’immaginario, magari statico, sull’elettronica?
«Era una mia esigenza, dopo tanto tempo di lavoro da solo in studio avevo voglia di creare una band, poi ho incontrato il cantante Nicola Pressi, che ha una voce che apprezzo moltissimo. E siamo partiti».
In che modo?
«Il debutto del nuovo percorso è avvenuto nel 2016 a Reggio, a Festareggio per la precisione, quando abbiamo suonato prima dei Soulwax con una band vera e propria».
C’era anche un altro reggiano, giusto?
«Sì, Tiziano Bianchi, trombettista che ha davvero una voglia infinita di suonare e di sperimentare».
Da quel concerto che cosa è nato?
«Con Pressi e con il batterista Giovanni Natalini ci siamo trovati per una settimana in una casa in campagna in Umbria, abbiamo lavorato insieme all’antica, come fossimo una band, per gettare le basi e provare nuove avventure».
Aveva voglia di cambiare?
«In quel periodo ero molto preso da una frase di Isaac Asimov».
Quale?
«La vera bellezza sta nella ricerca più che nella conoscenza. E da questa voglia di ricerca siamo partiti per costruire i brani che poi sono finiti nel disco “Finding knowing delight”».
E ora?
«Devo dire di essere stato piacevolmente sorpreso dall’accoglienza, e stiamo pensando a come promuovere il disco».
Avete già idee?
«Nei primi mesi dell’anno faremo dei piccoli spettacoli, ad esempio una performance su un balcone affacciato su piazza Duomo a Milano».
E per i concerti veri e propri quanto dovremo aspettare?
«Puntiamo a iniziare in primavera, l’ossatura è formata da me, Pressi e Natalini, poi di volta in volta cerchiamo di aggregare altri musicisti, quelli che hanno collaborato con i vari brani».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È un periodo positivo per Sarc’ò, il progetto di musica elettronica portato avanti da anni dal reggianissimo Francesco Sarcone, oggi trasformato in un percorso collettivo, più simile a quello di un gruppo vero e proprio.
Questo cambiamento è nato nel 2016 a Festareggio, durante un’esibizione di spalla ai maestri Soulwax, pionieri della contaminazione fra rock ed elettronica. Il 15 dicembre 2017 è uscito l’album “Finding knowing delight”, formato da sei brani prima pubblicati in breve in tre ep dai titoli “Finding”, “Knowing” e “Delight”. Il disco mette tutto insieme, unendolo all’ottima accoglienza di “Delight”, l’ultimo ep a cui sono stati dedicati approfondimento sul sito di Rolling Stone Italia e su Mtv.
Il debutto non poteva che essere a Reggio?
«Al Tunnel ci hanno chiesto di presentare il lavoro, e ci ha fatto piacere».
Come è andata?
«Nella mia città ho trovato un calore e un’accoglienza che non so nemmeno dire se mi aspettavo o meno, ma certamente mi ha fatto molto piacere».
Un progetto elettronico che viene suonato dal vivo. Non è “fuori registro”? Almeno per quello che è l’immaginario, magari statico, sull’elettronica?
«Era una mia esigenza, dopo tanto tempo di lavoro da solo in studio avevo voglia di creare una band, poi ho incontrato il cantante Nicola Pressi, che ha una voce che apprezzo moltissimo. E siamo partiti».
In che modo?
«Il debutto del nuovo percorso è avvenuto nel 2016 a Reggio, a Festareggio per la precisione, quando abbiamo suonato prima dei Soulwax con una band vera e propria».
C’era anche un altro reggiano, giusto?
«Sì, Tiziano Bianchi, trombettista che ha davvero una voglia infinita di suonare e di sperimentare».
Da quel concerto che cosa è nato?
«Con Pressi e con il batterista Giovanni Natalini ci siamo trovati per una settimana in una casa in campagna in Umbria, abbiamo lavorato insieme all’antica, come fossimo una band, per gettare le basi e provare nuove avventure».
Aveva voglia di cambiare?
«In quel periodo ero molto preso da una frase di Isaac Asimov».
Quale?
«La vera bellezza sta nella ricerca più che nella conoscenza. E da questa voglia di ricerca siamo partiti per costruire i brani che poi sono finiti nel disco “Finding knowing delight”».
E ora?
«Devo dire di essere stato piacevolmente sorpreso dall’accoglienza, e stiamo pensando a come promuovere il disco».
Avete già idee?
«Nei primi mesi dell’anno faremo dei piccoli spettacoli, ad esempio una performance su un balcone affacciato su piazza Duomo a Milano».
E per i concerti veri e propri quanto dovremo aspettare?
«Puntiamo a iniziare in primavera, l’ossatura è formata da me, Pressi e Natalini, poi di volta in volta cerchiamo di aggregare altri musicisti, quelli che hanno collaborato con i vari brani».
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