Gazzetta di Reggio

Un viaggio nella meraviglia con Alessandro Scillitani

di Martina Riccò
 Un viaggio nella meraviglia con Alessandro Scillitani

Il regista presenta il suo ultimo film “La libertà della luna”: «Ho dato voce a persone non comuni che ai nostri occhi risultano invisibili» 

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REGGIO EMILIA. «Quello che tutti tendiamo a fare è dare credito a chi è già noto, rincorrere ciò che già conosciamo. Eppure basterebbe girare l’angolo, abbandonare per un attimo la strada battuta, per scoprire meraviglie».

È emozionato Alessandro Scillitani: il suo ultimo film, “La libertà della luna”, è finito, e ora non resta che farlo vedere al pubblico. «Sono curioso di scoprire come sarà accolto – ci dice il regista – non solo dagli spettatori ma anche da chi mi ha aiutato a realizzarlo: parlo delle persone che ho incontrato e intervistato».

Di cosa parla il film?

«Fondamentalmente racconta la storia di persone non comuni che vivono in modo originale, a volte folle, comunque fuori dagli schemi. Queste persone ci stanno attorno, hanno spesso a che fare con noi, eppure ai nostri occhi sono invisibili perché sono diverse da ciò che conosciamo, non rientrano in un canone prestabilito. Il film raccoglie le storie di questi personaggi, le fa vedere sotto una luce nuova».

Un collage di esistenze, dunque?

«No, in realtà il montaggio è alternato, non episodico. In pratica il film si dipana attraverso le biografie e i racconti di questi personaggi, che però vengono mostrati durante lo svolgimento della loro vita quotidiana. Come nei libri, le loro storie vengono svelate a poco a poco, saltando da una all’altra. E anche se i protagonisti sono stati recuperati in vari luoghi d’Italia, ho costruito una sorta di universo parallelo, un villaggio in cui questi personaggi si incontrano e interagiscono. Come negli altri miei lavori, però, ho lasciato che le cose avvenissero, che le storie si svolgessero davanti a me. Alcuni di questi personaggi, per esempio, si conoscevano già: gli incontri casuali a cui ho assistito, i dialoghi rubati, sono il cuore di questo film, dimostrano una gioia di vivere che dovremmo tutti riscoprire».

Dove ha incontrato queste persone così speciali?

«Ho avuto la fortuna di incontrarle durante i miei viaggi, per esempio quelli alla ricerca dell’inconsueto insieme a Paolo Rumiz. Ma se in “Mondo piccolo”, per esempio, le avevo solo intercettate, stavolta ho voluto approfondire le loro storie, renderle protagoniste. Queste persone sono poeti, artisti, pittori, collezionisti, ma anche persone semplici che si sono inventate un regno: come il Principe di Carzaghetto, il Conte di Sabbioneta o ancora Lilluccio, che ha portato i suoi sogni e le sue fantasie nelle pareti e nell’arredo della sua casa e ha riempito di targhe il giardino (ce n’è una che dice “Giuseppe Garibaldi non è passato di qui”). In Sardegna ho trovato Chiara Vigo, una specie di saggia maga che si tuffa in mare, raccoglie il bisso e grazie a pozioni e movimenti che si perdono nella notte dei tempi lo intreccia ricavandone tessuti».

E reggiani?

«Ovviamente ce ne sono. Per esempio Gloria Forghieri, che è di Correggio ma lavora a Carpi, intreccia tessuti in modo magistrale e scrive filastrocche per bambini inventando storie e personaggi. O forse quei personaggi esistono davvero e lei è semplicemente in grado di vederli... E poi Lopez, un pittore di Correggio che ha la mano felice e che riesce a costruire mondi con il materiale che trova in giro. Oppure Alberta Baglione, pittrice naïf di Rolo, molto lunare...».

A proposito di luna, perché ha intitolato così il film?

«La luna è un elemento misterioso. Noi ne vediamo solo una faccia, ma sappiamo che ne esiste anche un’altra, un lato oscuro che da sempre attrae e ispira gli uomini, poeti e artisti in particolare. E poi è un omaggio che ho voluto rendere a Federico Fellini, che subiva il fascino delle persone non comuni, portatrici di saggezza straordinaria. Tonino Guerra raccontava che il maestro, per fargli amare questo tipo di persone, una volta gli raccontò di una vecchina di un paese che, tutti i giorni, si sedeva davanti alla porta di casa, aspettava che la luna facesse capolino in cielo e applaudiva».

“La libertà della luna” è scritto e diretto da Alessandro Scillitani. Anche le musiche sono di Scillitani (aiutato da Tommi Prodi, Marco Macchi e Stefano Ferrari).

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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