Ecco le Canzoni perse di Cesare Malfatti
di Adriano Arati
Il fondatore dei La Crus a Reggio con il suo ultimo album
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA . Canzoni smarrite e ritrovate, rivestite con nuovi abiti e affidate a una nuova voce.
È un progetto intrigante quello che Cesare Malfatti, fondatore dei La Crus e fra i nomi storici della scena indie-rock milanese, presenterà domani sera al circolo Catomes Tôt di via Panciroli, nel centro di Reggio Emilia. Si parte alle 21.30, prima di Malfatti si esibirà l’artista reggiano Daniele Braglia, il biglietto d’ingresso costerà 5 euro; 3 euro se accompagnato da tessera Ancescao.
Sul palco del Catomes Tôt sarà affiancato dalla cantante Chiara Castello e dal polistrumentista Stefano Giovannardi, la stessa formazione che in studio ha lavorato al disco “Canzoni perse”, uscito nell’ottobre scorso.
Al centro, la voce e la chitarra di Cesare Malfatti, da quasi trent’anni protagonista del rock alternativo italiano.
Cresciuto nella scena milanese della UrtoVox alla fine degli anni ’80, dopo una breve militanza negli Afterhours (all’epoca la band di Manuel Agnelli cantava ancora in inglese) fonda assieme al bravo cantante Mauro Ermanno Giovanardi i La Crus, band diventata progressivamente un culto sempre più noto con tante collaborazione con la Reggio dei Csi e del Consorzio Produttori Indipendenti. Nel nuovo millennio, lo scioglimento, la nascita degli Amor Fou, la carriera solista e nel 2014 il parziale ritorno, solo per il Festival di Sanremo, dei La Crus.
Una carriera intensa che ha lasciato alle spalle diverse “canzoni perse”, giusto?
«Sì, questo disco nasce da canzoni che ho scritto dal 2011 al 2016 e che per vari motivi non erano rientrate negli album pubblicati».
Poi, cosa è successo?
«Mi sono trovato con un vecchio amico, Stefano Giovannnardi, con cui suonavo insieme quando avevamo vent’anni. Questo cognome mi insegue sempre».
Cambia solo una “n” rispetto a Gio. Con Stefano Giovannardi cosa ha fatto?
«Gli ho dato dei provini voce e chitarra, e gli ho chiesto di creare arrangiamenti, di strutturare i brani. Lui lo ha fatto usando tanta elettronica, di cui è appassionato».
Cesare Malfatti è uno degli arrangiatori e “sarti musicali” più noti. È strano pensarla nelle vesti di chi affida canzoni grezze agli altri, no?
«Il principio era proprio quello, volevo che Stefano desse a quei brani un altro aspetto, un’altra interpretazione rispetto alla mia, e poi abbiamo pensato di affiancare alla mia voce quella di Chiara Castello, con cui avevo già collaborato nel disco precedente».
È stato facile, per un arrangiatore come lei, interpretare gli arrangiamenti altrui?
«No, non è stato semplicissimo, alcune cose proprio facevo fatica ad accettarle e ad altre ho poi rimesso mano. Il risultato finale è per l’80% di Stefano e per il 20% mio, diciamo».
Dal vivo, sul palco del Catomes Tôt, che versioni ascolteremo?
«Saremo io, Chiara e Stefano, la chitarra inevitabilmente avrà un ruolo più forte, è una questione di suoni nel mixer. Faremo tutto l’album “Canzoni perse” e aggiungeremo qualche brano dai miei dischi solisti precedenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È un progetto intrigante quello che Cesare Malfatti, fondatore dei La Crus e fra i nomi storici della scena indie-rock milanese, presenterà domani sera al circolo Catomes Tôt di via Panciroli, nel centro di Reggio Emilia. Si parte alle 21.30, prima di Malfatti si esibirà l’artista reggiano Daniele Braglia, il biglietto d’ingresso costerà 5 euro; 3 euro se accompagnato da tessera Ancescao.
Sul palco del Catomes Tôt sarà affiancato dalla cantante Chiara Castello e dal polistrumentista Stefano Giovannardi, la stessa formazione che in studio ha lavorato al disco “Canzoni perse”, uscito nell’ottobre scorso.
Al centro, la voce e la chitarra di Cesare Malfatti, da quasi trent’anni protagonista del rock alternativo italiano.
Cresciuto nella scena milanese della UrtoVox alla fine degli anni ’80, dopo una breve militanza negli Afterhours (all’epoca la band di Manuel Agnelli cantava ancora in inglese) fonda assieme al bravo cantante Mauro Ermanno Giovanardi i La Crus, band diventata progressivamente un culto sempre più noto con tante collaborazione con la Reggio dei Csi e del Consorzio Produttori Indipendenti. Nel nuovo millennio, lo scioglimento, la nascita degli Amor Fou, la carriera solista e nel 2014 il parziale ritorno, solo per il Festival di Sanremo, dei La Crus.
Una carriera intensa che ha lasciato alle spalle diverse “canzoni perse”, giusto?
«Sì, questo disco nasce da canzoni che ho scritto dal 2011 al 2016 e che per vari motivi non erano rientrate negli album pubblicati».
Poi, cosa è successo?
«Mi sono trovato con un vecchio amico, Stefano Giovannnardi, con cui suonavo insieme quando avevamo vent’anni. Questo cognome mi insegue sempre».
Cambia solo una “n” rispetto a Gio. Con Stefano Giovannardi cosa ha fatto?
«Gli ho dato dei provini voce e chitarra, e gli ho chiesto di creare arrangiamenti, di strutturare i brani. Lui lo ha fatto usando tanta elettronica, di cui è appassionato».
Cesare Malfatti è uno degli arrangiatori e “sarti musicali” più noti. È strano pensarla nelle vesti di chi affida canzoni grezze agli altri, no?
«Il principio era proprio quello, volevo che Stefano desse a quei brani un altro aspetto, un’altra interpretazione rispetto alla mia, e poi abbiamo pensato di affiancare alla mia voce quella di Chiara Castello, con cui avevo già collaborato nel disco precedente».
È stato facile, per un arrangiatore come lei, interpretare gli arrangiamenti altrui?
«No, non è stato semplicissimo, alcune cose proprio facevo fatica ad accettarle e ad altre ho poi rimesso mano. Il risultato finale è per l’80% di Stefano e per il 20% mio, diciamo».
Dal vivo, sul palco del Catomes Tôt, che versioni ascolteremo?
«Saremo io, Chiara e Stefano, la chitarra inevitabilmente avrà un ruolo più forte, è una questione di suoni nel mixer. Faremo tutto l’album “Canzoni perse” e aggiungeremo qualche brano dai miei dischi solisti precedenti».
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