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Se la polenta è il pane dei poveri, la polenta di castagna era il pane dei poverissimi di montagna, in cui anche i cereali scarseggiavano e si puntava su un prodotto più diffuso. Per ottenere la...

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Se la polenta è il pane dei poveri, la polenta di castagna era il pane dei poverissimi di montagna, in cui anche i cereali scarseggiavano e si puntava su un prodotto più diffuso. Per ottenere la farina di castagna occorre un’essicazione di quaranta giorni a fuoco lento nei metati, le tipiche costruzioni in sasso, prima della pulitura. Rispetto a quella di cereali, ha un sapore più dolce. Oggi è un piatto tipico, anche piuttosto ricercato, perché non molto diffuso. Anche nei ristoranti appenninici la polenta di castagna non è diffusa, è ben più presente nei ritrovi famigliari.

Va mangiata principalmente fresca, appena cotta, e prevede secondo la tradizione quattro abbinamenti classici, con prodotti ovviamente reperibili in zona. Un classicissimo è la combinazione con le briciole dei ciccioli frolli, gli scarti degli scarti per molti versi, antica usanza che davvero racconta delle miserie del passato. Le alternative sono la panna bianca, senza utilizzo del pomodoro, la ricotta fresca e le salsicce e le costine alla griglia, spesso miscelate fra loro per unire il salato suino al “dolce” caseario. (adr.ar.)



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