Gazzetta di Reggio

Il riscatto dell’arte nella società delle immagini

di Miriam Figliuolo
Il riscatto dell’arte nella società delle immagini

Giovanni Nicolini approda all’università Bocconi con un’esposizione visitabile fino al 9 marzo

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REGGIO EMILIA. È tutt’altro che concettuale, discostandoci forse un po’ in questo dalla ben fatta introduzione alla mostra di Elena Pontiggia, il significato dato all’arte da Giovanni Nicolini, affermato artista ecclettico utilizzatore di diversi tipi di linguaggio espressivo (fotografia, video, pittura, installazioni), che ha scelto nella bella località di Montecastagneto, a Villaberza di Felina, la sua residenza fissa.

Del resto gran parte della sua attività anche di curatore di eventi culturali è legata a doppio filo a Reggio Emilia – nel 1986 fonda e coordina l’indimenticabile esperienza di Palazzo Ruini Istituto di cultura con sede in città, occupandosi poi per conto del Comune di alcuni importanti eventi culturali all’interno dei Chiostri di San Pietro negli anni 1994-1995.

Oggi, alle 17, nella sala ristorante di via Sarfatti 25 dell’università Bocconi di Milano, sarà inaugurata la mostra “Giovanni Nicolini. Dalla osservazione del mondo alla contemplazione della comunicazione”. La mostra sarà visitabile fino al 9 marzo, dal lunedì al venerdì (ore 9-12, ingresso libero). Info: www.unibocconi.it/campuslife.

Non è certo questo il primo approdo di Nicolini a Milano – a partire dalle esperienze all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Brera – che qui ha visto le sue prime esperienze espositive e la sua formazione (avvenuta in buona parte anche all’estero, in Germani, Polonia e Danimarca) fino dalla seconda metà degli anni ’80.

Certo questa, alla Bocconi, è un’altra delle sedi di grande prestigio a cui approda il nostro artista. L’esposizione presenta un corpo di 30 opere, realizzate dal 1985 ad oggi, e divise in 5 sezioni.

Le sei sequenze in cui sono suddivise sono introdotte da una scheda esplicativa redatta dallo stesso Nicolini, dalla quale emerge ancora di più il suo sentire l’arte come elemento fondante un’azione non solo riflessiva, ma anche sociale e politica.

In una società, quella contemporanea, in cui l’immagine è al centro di ogni attività e sembra essere il solo strumento di conoscenza del mondo, finendo però per produrre un sovraccarico che la svuota di ogni significato, Nicolini, si fa protagonista e autore di un suo riscatto.

«La banalizzazione perseguita pedissequamente – afferma Nicolini – può essere voluta, e ha una valenza politica. E questo discorso vale tanto di più per le immagini». Si avvera cioè, come scrive Nicolini nella sua premessa al progetto espositivo: «La condizioni in cui all’osservazione del mondo ed a una sua soddisfacente conoscenza è subentrata la remissiva contemplazione di una comunicazione sempre più satura, contraddistinta da contenuti vuoti e da una profusione di immagini in cui non c’è nulla da vedere. Una limitazione a cui forse è possibile opporsi persino con la pratica di una pittura disincantata e intimista, quasi illustrazione naturale e puntuale di ogni pagina del diario quotidiano».

Ma non ci si faccia fuorviare, dal momento che la metodologia dell’artista, per sua stessa ammissione, è «diretta all’iniziativa concreta», scrive più avanti, e trova sbocco nella più recente attività in area varesina con Distretto Rurale – anche di questo periodo sono presenti opere in mostra alla Bocconi. Nato dall'incontro di Nicolini con Luisa Broggini e Massimo Crugnola, Distretto Rurale è un collettivo composto da artisti e agricoltori che svolge, dal 2006, progetti di arte e iniziativa concreta.

L'azione, che si caratterizza per competenze e apporti disciplinari di diversa natura, è rivolta ai temi dell'ambiente, del lavoro, delle fonti energetiche e dei consumi. E sfocia in attività didattiche e divulgative proposte nelle forme della rappresentazione, della documentazione e della esposizione teorica sostenute e illustrate con gli strumenti della fotografia, del video e della installazione.

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