Gazzetta di Reggio

Un uomo che cucina? Ora si chiama “rezdor”

Un uomo che cucina? Ora si chiama “rezdor”

“Carpineti da vivere” ha coniato il termine per i suoi volontari L’associazione ha organizzato anche una consegna di diplomi

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CARPINETI. L’associazione Carpineti da Vivere, realtà che si occupa di salvaguardare le tradizioni del territorio carpinetano attraverso la cucina, ne sa una più del diavolo. Gran parte dei meriti vanno attribuiti al suo presidente, Francesca Pisani, personaggio davvero vulcanico e capace di trascinare attorno a sè un nutrito gruppo di volontari, animati dalla sua verve e fantasia innovativa.

E proprio grazie a questa voglia di rinnovarsi, Carpineti da Vivere ha ufficialmente sdoganato il termine “Razdor”. Costituita tanto da donne, come da uomini, la cucina di Carpineti da Vivere deve molto alla componente maschile, che si impegna da sempre – condividendo fianco a fianco con le signore mestoli e grembiuli – per preparare qualsiasi tipo di pietanza.

Questo lavorare gomito a gomito in cucina ha quindi reso necessario attribuire un titolo consono al ruolo. Se sono già noti – e da tempo immemore – l’importanza e il valore attribuito alle rezdore, ecco spuntare la mascolinizzazione del termine più conosciuto per le signore che mandano avanti la famiglia, secondo la tradizione popolare, non solo in cucina.

E per rendere ancora più ufficiale il termine al maschile, Carpineti da Vivere ha preparato i diplomi che certificano il titolo ora riconosciuto. Così, nell’anno della nascita del termine “petaloso”, anche Francesca Pisani e il proprio staff, possono vantarsi di aver inventato un nuovo termine che solo cinquant’anni fa avrebbe fatto rabbrividire i nostri nonni che sfuggivano come la peste ai lavori domestici.

La consegna dei diplomi, avvenuta alla presenza del sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi, a sancirne l’ufficialità, ha reso omaggio a una dozzina di volontari che da sempre affiancano le signore nella gestione degli stand o delle iniziative. Quelle nelle quali Carpineti da Vivere è in prima fila a preparare il rinomato scarpazzone, le tradizionali frittelle di mele, i frittellotti di castagne, ma anche il nuovo “Burger di scarpazzone” o i “Cappellacci di scarpazzone”.

Va ricordato, infatti, come i termini resdora, rezdora, arzdoura o arzdaura siano tutte parole dialettali (derivanti dal verbo latino “regere”, che vuol dire “dirigere”) con cui, nelle campagne emiliane, si chiamava la moglie dell’azdour, cioè il capofamiglia.

Un termine, quello di rezdore, dunque in qualche modo già esistente nell’articolato dialetto reggiano, anche se, ora, ha un significato ben preciso: colui che aiuta in cucina la rezdora. Nessuna intenzione di scimmiottare vocabolari o termini del passato, quindi, ma solo la voglia – neanche troppo goliardica – di dire grazie a chi, con passione e spesso prendendo ordini (e qualche rimbrotto), si mette al servizio della comunità solo per la voglia di stare assieme.

E quei dodici diplomati, erano davvero commossi nel ricevere un riconoscimentoper certi versi atteso ma che sembrava non dovesse arrivare mai. (a.z.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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