Gazzetta di Reggio

«Con Kandinsky e Schönberg oltre l’apparenza»

di Giulia Bassi
«Con Kandinsky e Schönberg oltre l’apparenza»

Il critico Cappelletto questa sera alla Fonderia39 tra la danza di Aterballetto e il piano di Mazzoni 

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REGGIO EMILIA. Prosegue il dialogo serrato tra le arti in occasione della mostra “Kandinsky-Cage. Musica e Spirituale nell’Arte“ con un evento – questa sera alle ore 21 alla Fonderia39 – con Aterballetto, Marcello Mazzoni e Sandro Cappelletto, frutto di una collaborazione fra Fondazione Palazzo Magnani, Associazione Italian Classic e Fondazione Nazionale della Danza. Si inizia con un estratto da “Phoenix”, coreografia di Philippe Kratz su musica elettronica originale di Borderline Order nella quale si riflette sulla ciclicità delle cose attraverso un’energia e un’aggressività positiva, sottolineata dalla assertività fisica dei danzatori. Quindi si passerà a una sorta di lezione-concerto punteggiata dalla proiezione di alcuni lavori della mostra, oggetto del percorso pensato da Mazzoni e Cappelletto dal titolo “Vedere l’invisibile. Schönberg e Kandinsky. Suono e Colore”.

«Sono felice di prendere parte a questa iniziativa pensata da Marcello Mazzoni – spiega Cappelletto – Il nostro sarà un viaggio incentrato su alcune opere della mostra di Palazzo Magnani per arrivare a formularci alcuni quesiti riguardanti anche l‘oggi» spiega Cappelletto che oltre ad essere critico musicale e giornalista è anche scrittore per il teatro e autore televisivo.

Da dove siete partiti?

«Il concerto-racconto prende le mosse dalla “Gran porta di Kiev” uno dei quadri esposti nella mostra che Kandinsky ha realizzato ispirandosi ai Quadri di una esposizione di Musorgskij. Questi a sua volta, come è noto, si era ispirato a dei quadri del pittore ed architetto Hartmann. Musorgskij va dalla pittura alla musica, mentre Kandinsky dalla musica alla pittura…. Così partiamo proprio dal rapporto di Kandinsky con la musica poi affrontiamo gli autori a lui contemporanei Skrjabin, Schönberg e Debussy».

Come procedete quindi?

«Negli stessi anni di Kandinsky, in Russia prende corpo una sorta astrattismo musicale, ad opera di compositori che non perseguono uno stile facile improntato ad una sorta realismo espressivo: parliamo di Scriabin, Debussy, Schönberg del quale Mazzoni eseguirà dei brani. Kandinsky si allontana dal ritratto cercando l’astrazione, la dimensione spirituale dell’arte e trova vicini a lui dei compositori, in particolare Schönberg, con il quale c’è un comune sentire. E tutti e due pensano di creare qualcosa di nuovo».

A testimonianza di questo esiste un articolato carteggio tra loro due.

«Un bello scambio di riflessioni e di lettere che ragionano su nuove forme e nuove figure. Si tratta di uno dei momenti più alti del rapporto tra pittura e musica. Ma in questo viaggio si toccherà anche gli Stati Uniti».

Quali sono le differenze tra gli artristi europei e quelli americani?

«Negli Stati Uniti non hanno provato i tormenti degli artisti europei vissuti tra le due guerre, con le dittature, le leggi razziali, il terrore, le angosce esistenztiali, tutte situazioni estreme che hanno acuito una particolare sensibilità in quegli artisti. Per loro l’arte appariva come la salvezza. Diversamente in America, si parla in particolare dei musicisti Copland e Cage, non hanno avuto la tragedia delle guerre, non erano attanagliati dall’angoscia. Rispetto alle considerazioni di Kandinsky, al di là dell’oceano si facevano considerazioni più morbide: si pensava che l’uomo fosse buono e che la natura amica. Il senso dell’esperienza umana, in quel paesaggio immaginario, trova un posto in assoluta e piena armonia».

Sicuramente Kandinsky e Schönberg hanno avuto l’ardire di affermare le loro idee…

«Questi artisti hanno avuto un coraggio da leoni. Kandinsky e Schönberg sono stati capaci di esprimere la loro verità interiore anche se non era in sintonia con il gusto corrente. Ci chiediamo: anche oggi facciamo così? Oggi che siamo condizionati da quello che si dice in rete, dalle parate sui red carpet, minacciati da speculazione, dai gusti e dai capricci dei collezionisti».

Quindi l’incontro di questa sera porta la questione del rapporto con l’arte anche alla nostra epoca.

«Saranno 70 minuti di musica parole in cui verrà dato spazio a quella rivoluzione che, intorno al 1910, viene portata avanti in nome della ricerca di una verità interiore. Poiché secondo Schönberg l’arte rappresenta il livello più alte è espressione di una natura interiore, alla ricerca di una verità. Non possiamo in questo senso parlare della nostra epoca! Dov’è adesso la spiritualità che i due artisti cercavano? Quanta spiritualità ci può esser oggi nell’arte?».

Ma in America quindi cosa succede?

«Copland e Cage ad esempio, hanno cercato una loro verità e hanno rotto con un’estetica precedente dimostrando un coraggio inaudito. Tra le dieci immagini proiettate vi è anche Rauschenberg con il suo grande bianco che viene accostato a Cage»

E il titolo che avete dato all’incontro?

«“Vedere l’invisibile” per un motivo ben preciso: Kandinsky come Schönberg hanno visto al di là delle apparenze, al di là dell’ovvio, del quotidiano. Ed è in fondo questo il punto di partenza e d’arrivo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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