Gazzetta di Reggio

Aldo Iotti, l'amanuense nell'era dei social

di Cristina Fabbri
Aldo Iotti, l'amanuense nell'era dei social

Il 75enne di Cavriago insegna la bella grafia... gotica. E spiega: "Scrivere a mano aiuta a sviluppare pensiero e creatività"

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CAVRIAGO. Tante fila di “A” in maiuscolo, poi di “a” in minuscolo. Poi pagine e pagine di dettati. Si passavano ore e ore su quei quadernini per dar vita a lettere e parole che rasentavano la perfezione. Alla “bella grafia” un tempo veniva data molta importanza, tanto che, per la calligrafia, era previsto un giudizio severo e attento da parte delle maestre di una volta.

Poi cosa è successo? Le novità tecnologiche hanno cambiato il modo di scrivere, non più solo a mano. Prima è arrivata la macchina da scrivere poi si è passati alla scrittura digitale. E oggi basta guardarsi intorno per capire il cambiamento in atto: i bambini e i ragazzi usano con gran dimestichezza le tastiere dei computer oppure scrivono senza esitazione in modalità “touch” su cellulari e tablet. A scuola alle lavagne tradizionali si stanno affiancando le Lim (Lavagne interattive multimediali).

È inevitabile: la scrittura a mano oggi deve fare i conti con la tecnologia. Nessuno vuole puntare il dito contro il progresso, ci mancherebbe. Il computer è un valido supporto, un prezioso aiuto quando ci sono delle difficoltà. Nell’epoca del boom tecnologico diversi studi stanno però dimostrando che non bisogna dimenticare i pregi che ha anche la scrittura a mano (e valgono ancora oggi): è una “ginnastica” per le sinapsi, richiede concentrazione, precisione, calma, attenzione.

Umberto Eco ne è sempre stato un sostenitore: «L’arte della scrittura insegna a controllare le nostre dita e incoraggia la coordinazione occhio-mano». Ecco perché, nell’epoca dei nativi digitali, ci ha incuriosito la storia di Aldo Iotti, 75 anni di Cavriago. Si definisce “amanuense per hobby”. È facile incontrarlo a manifestazioni storiche e rievocazioni matildiche. Da quando è in pensione – per una vita ha fatto l’elettrauto – si dedica alla scrittura gotica. Proprio così. Un passatempo originale, che incuriosisce anche tanti bambini. Così originale e insolito che la prima domanda che gli abbiamo posto non poteva che essere questa.

Perché la scrittura gotica?

«Da ragazzo ho vissuto in Svizzera con la mia famiglia e per un anno ho frequentato là la scuola. Mi hanno colpito subito due cose: l’importanza che si dava alla bella scrittura e la presenza di cartelli o di scritte in gotico. Un interesse che poi si è tramutato, una volta andato in pensione, nella voglia di saperne di più».

Come si è approcciato a quest’arte antica?

«Sono partito iscrivendomi anni fa a un corso, presso l’Associazione Amici del Pennino, tenuto dal bravissimo calligrafo e pittore Ugo Viappiani di Castelnovo Monti, poi ne ho seguiti altri, ad esempio all’Archivio di Stato di Milano e all’Associazione Calligrafi Italiana. Cerco di tenermi aggiornato, consulto libri e mi esercito tanto. A volte il tempo passa talmente in fretta che mi ritrovo qui nel mio studio a scrivere anche alle due di notte».

Esiste un solo tipo di scrittura gotica?

«Il gotico è la scrittura medievale per eccellenza, ma ne esistono tante varianti, ad esempio c’è il gotico Fraktur oppure Texture. È una scrittura bella, elegante. Peccato che la parola “gotico” oggi venga usata nel linguaggio comune per definire qualcosa di complesso, di misterioso o senza stile».

Cosa è necessario per scrivere in questo modo?

«Una volta si usavano le penne d’oca, poi si è passati ai pennini, oggi ci sono dei pennini a punta mozza che hanno già la ricarica di inchiostro incorporata e aiutano a rendere più agevole e armonioso il tratto, senza bisogno di intingere sempre il pennino nell’inchiostro».

Nell’epoca del boom tecnologico, ammetterà che il suo è un hobby controcorrente.

«Lo sa che sono tanti gli effetti benefici? Richiede concentrazione, impegno, dedizione, tempo, creatività. Aiuta a sviluppare il pensiero. Stimola la manualità. La calligrafia non deve andare perduta. Sono tanti i risvolti positivi per la mente umana. Ecco perché è bene che i giovani continuino a scrivere anche a mano. La calligrafia è un’arte. Sarebbe bello se a scuola si proponessero laboratori di scrittura gotica, cancelleresca o di corsivo inglese».

Partecipa a diverse manifestazioni e iniziative, spesso medievali. Qual è la reazione della gente?

«Piacevolmente noto grande curiosità. In particolare mi fa piacere quando a fermarsi sono i più piccoli. C’è chi poi mi ha chiesto di fare dei biglietti di auguri, degli attestati, degli inviti per le nozze. E chi mi ha detto che voleva imparare».

Un hobby che infatti ora la vede anche in veste di maestro.

«A novembre è partita questa bella esperienza: un laboratorio primario di scrittura gotica al centro cultura del mio paese. A partecipare ci sono persone di tutte le età, anche due bambine. A cadenza settimanale ci troviamo e, anche se ora il laboratorio è finito, continueremo a vederci. Perché, come dicevo, la scrittura gotica richiede allenamento».

Pure la giornalista Rai Tiziana Ferrario – che lo scorso mese è stata al Multiplo a presentare il suo ultimo libro – è rimasta colpita dal laboratorio di Iotti e ha fatto diverse domande a lui e ai suoi studenti.

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