“Jersey Boys” a Reggio Emilia, Alex Mastromarino è Frankie Valli: «Così vi insegno a sognare»
Il musical campione di incassi sul palco del teatro Municipale da venerdì 2 a domenica 4 febbraio
REGGIO EMILIA. La musica a volte segna un’epoca, crea una moda e uno stile come hanno fatto i Four Seasons e il leader Frankie Valli che tra gli anni ’50 e gli anni ’70 hanno scalato le classifiche di tutto il mondo.
La loro incredibile storia nel 2014 è stata narrata nel film “Jersey Boys” di Clint Eastwood e tre anni fa in Italia anche in un musical con la regia di Claudio Insegno e produzione dal Teatro Nuovo di Milano e che da allora riscuote un clamoroso successo. Il motivo principale sta nelle qualità canore ed interpretative dell’attore-cantante protagonista Alex Mastromarino che nei panni di Frankie Valli si è aggiudicato il premio come migliore attore agli Italian Musical Awards 2016 e il Premio Persefone 2017. Il musical “Jersey Boys” va in scena al teatro Valli venerdì 2 e sabato 3 febbraio alle ore 20.30, e domenica 4 febbraio alle 15.30.
Mastromarino, chi è Frankie Valli?
«Un grande con un carisma non indifferente e che per le sue qualità è stato un anticipatore di personaggi... come Bruno Mars, per citare uno che adesso sta andando per la maggiore. Valli è un cantante speciale, un’icona ma anche una persona semplice, uno di noi: chiunque si potrebbe rispecchiare in lui. Era un sognatore nonostante fosse cresciuto tra mille difficoltà in un quartiere malfamato, svolgendo diversi lavori, tra cui l’assistente di un barbiere. Ma dopo varie vicissitudini e terribili cadute, con suoi amici tra cui Tommy DeVito, è riuscito a realizzare il suo sogno».
Qual è stato l’aspetto più difficile nell’interpretare Jersey Boys?
«Riuscire ad essere me stesso sul palco. Sembra strano ma gli attori non sono sempre così estroversi, non tutti riescono a interpretare con naturalezza e genuinità personaggi distanti dalla propria personalità. Quindi è stato bellissimo portare me stesso in scena».
Quando è stato scelto per interpretare questo ruolo, cos’ha fatto?
«Ho provato una gioia immensa, quindi con un entusiasmo incontenibile mi sono documentato su tutto. Nello stesso tempo ero spaventato, perché pensavo che un ruolo del genere dovesse essere assegnato a un vip. Chi sarebbe venuto ad ascoltare uno come me, mi sono chiesto? Così mi sono rimboccato le maniche».
Quando si è avvicinato alla musica e al canto?
«A otto anni partendo dal blues e dal jazz. Sono passato al pop dopo anni, alla trasmissione “Saranno famosi” mi hanno consigliato di dedicarmi al musical e così mi sono diplomato all’Accademia “Musical! The School” di Milano».
Da dove viene il mitico falsetto?
«Nello studiare la figura di Valli mi sono concentrato, ho fatto uno studio appropriato a livello stilistico; e poi sono molto fortunato, dato che ho corde vocali elastiche. Il risultato è stato che un mese prima del debutto, mentre schiarivo la voce, mi è uscito lo stesso timbro di Valli. Adesso posso dire che, se ci metto l’anima, le corde vanno da sole. Comunque la nota più acuta da prendere è il sol-cinque (tipico di un registro prettamente sopranile) che devo cantare due volte in “The moody’s mood”: un brano amabile, molto dolce che tutti restano ad ascoltare».
Tecnica, sì... ma anche espressione dunque.
«La bravura di un cantante, a fine spettacolo, deve corrispondere a una pari quantità di emozione trasmessa. Sono convinto che molti allenandosi bene possano raggiungere qualsiasi nota. Diverso è il cuore. Io sono felice quando mi dicono che faccio tremare lo stomaco».
Qual è il massaggio racchiuso in Jersey Boys?
«Credere poco nei sogni può fare più male che crederci per davvero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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