Gazzetta di Reggio

Da John Cage all’elettronica con Alessio Bertallot

di Giulia Bassi
Da John Cage all’elettronica con Alessio Bertallot

Il musicista questa sera a Palazzo Magnani per l’evento “Blu notte”: «Le composizioni di Cage dimostrano che la musica è arte a tutti gli effetti»

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REGGIO EMILIA. Questa sera Palazzo Magnani, in occasione della mostra “Kandinsky - Cage: musica e spirituale nell’arte”, propone una performance mirata ad indagare il pensiero del compositore americano, seguendo alcune sue composizioni che sono significative per i protagonisti dell’evento in programma dalle 21 alle 22.30.

Soprattutto per chi ha avuto l’idea, Alessio Bertallot, che è musicista, autore, conduttore radiofonico e dj. «Da una parte Cage – spiega Bertallot – e dall’altra certe musiche elettroniche che consapevolmente o inconsapevolmente hanno seguito le strade da lui tracciate». Artista multiforme, capace di sperimentare sui diversi fronti comunicativi, negli anni Bertallot si è dedicato alla tv (da Mtv a All Music, e poi Rai 5 e “Variazioni Bertallot”, programma di successo di Sky Arte), ai libri e al giornalismo musicale, al teatro e ai live dei migliori club del mondo. Tra l’altro, dopo che Radio Rai 2 ha sospeso la trasmissione che metteva in comunicazione frequenze, web, musicisti, scrittori, designer e ascoltatori, da “Casa Bertallot” ha risposto con una diretta online che va in onda il lunedì sera.

Cosa succederà nella serata a Palazzo Magnani, immersa nella profondità del blu tra le sonorità di Cage e le sfumature di Kandinsky?

«Ho identificato quattro composizioni che racchiudono concetti carichi di profondità e di legami come “In a Landscape” che verrà eseguita da Elio Marchesini, percussionista del Teatro alla Scala. Vi partecipa inoltre Livio Magnini, chitarrista dei Blu Vertigo. Questo e altri brani sono molto interessanti perché nascono da cellule che possono essere campionate, come per la musica elettronica. Un altro brano di Cage serve a spiegare il concetto di processo in un opera d’arte che non può essere scritta in quanto si genera tutte le volte in maniera diversa, quindi nessuna sua esecuzione è uguale a se stessa».

Verrà eseguito anche il famoso 4.33… di silenzio?

«Molto probabilmente, se si creano le premesse. In realtà un’opera di silenzio non esiste e per entrarvi ci si deve mettere in condizioni psicofisiche diverse, avendo il senso di una cesura che indichi che da un certo momento parte quell’esperienza d’ascolto».

Il concetto di silenzio in musica è stato da lei affrontato direttamente...

«L’ho già vissuto nel ‘92 al Festival di Sanremo, con gli Aeroplanitaliani, quando presentammo il primo brano rap “Zitti zitti” (Il silenzio è d’oro), in cui la canzone aveva una prima parte costruita con un crescendo che arrivava fino al punto di non ritorno e così, naturalmente, sfociava nel silenzio. Non si poteva fare altro. Un silenzio che aveva una logica pur essendo ingombrante, in quanto durava 30 secondi, un eternità alla televisione. Devo a quest’idea radicale, nata da Cage, un cambiamento della mia vita. Il brano ci diede molta fama oltre ad aggiudicarsi il premio della critica».

Cage dunque influenza ancora gli artisti a distanza di anni.

«Sorprende anche me quanto Cage sia geniale, questa sua peculiarità va oltre la musica. In quanto totale outsider, da lui c’è molto da imparare. La musica è un’arte, invece oggi è trattata come prodotto commerciale… Ma per parlare ancora di esperienza alla Cage, vorrei raccontare della radio del Mercato Centrale di Firenze che conduco e per la quale non propongo un pezzo dopo l’altro, ma ho pensato a delle pause in cui si ascoltano in diretta i rumori del mercato e della gente. Questo in ossequio ad una dinamica di pieni e di vuoti, e per far apprezzare la musica facendola emergere dal suono naturale del mercato. Concependo una modalità creativa di fare radio, ecco che ci si collega al messaggio di Cage per il quale i concetti apparentemente antitetici di silenzio e suono si mescolano e si compenetrano vicendevolmente e il rumore diventa evento acustico dotato di dignità espressiva».

Dopo la performance di Bertallot, dalle 22.30, si potrà visitare la mostra (senza prenotazione )e assistere lungo il percorso a performance musicali a cura di Simone Beneventi (percussionista e performer), Flavio Virzì (chitarrista e polistrumentista) e Giovanni Mancuso (pianista e compositore); un’azione musicale che parte dalla rilettura di alcune celebri pagine del compositore Mussorgsky per poi svincolarsi e volgere altrove.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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