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Ottorino Davoli alla Parmeggiani grazie al lascito di Giulia Motti

Ottorino Davoli alla Parmeggiani grazie al lascito di Giulia Motti

REGGIO EMILIA. S’intitola “Ottorino Davoli. Piccolo mondo moderno” ed è la mostra che sarà inaugurata sabato alle 11 negli spazi di Interno 1 della Galleria Parmeggiani, a Reggio Emilia. In...

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REGGIO EMILIA. S’intitola “Ottorino Davoli. Piccolo mondo moderno” ed è la mostra che sarà inaugurata sabato alle 11 negli spazi di Interno 1 della Galleria Parmeggiani, a Reggio Emilia.

In esposizione le opere donate per lascito testamentario ai Musei Civici da Giulia Motti. Si tratta di dieci tele di Ottorino Davoli: L’ora della musica (1943 circa), Il viandante (1927-30), Ritratto dello scultore Fornaciari (1909 circa), Ritratto di Angela Motti, Contadine, Ritratto di Carolina Motti, Due giovani (o Due sorelle), Due bambine che giocano, Le trebbiatrici, Tosatura delle pecore (1914).

A questo nucleo, per volontà degli eredi di Giulia Motti, si aggiungono altre opere di artisti reggiani di primo piano del Novecento: Augusto Giuffredi (Il suonatore), Giuseppe Menozzi (Ritratto maschile con cappello), Giannino Tamagnini (G. Motti, 1942 circa), Giuseppe Tirelli (Cascina di campagna) e Tonino Grassi (Figura femminile).

Una particolare attenzione è stata dedicata alla figura di Ottorino Davoli; alle opere della donazione infatti sono affiancate le opere dell’artista reggiano di proprietà o in deposito ai Musei Civici. La mostra è realizzata in collaborazione con la Famiglia artistica reggiana – Studium Regiense, che ha voluto così ricordare la figura dell’ingegner Antonio Lorenzo Motti, cofondatore e primo presidente della Famiglia artistica reggiana, costituitasi nel 1946. Motti nasce nel 1890. Studia ingegneria al Politecnico di Zurigo e allo stesso tempo matura un grande interesse per le arti, in particolare la musica. Al termine della Prima guerra mondiale torna a Reggio Emilia dove, secondo il Bellocchi, «fu uno dei più appassionati assertori del movimento cooperativo». Gli interessi culturali di Motti lo fanno entrare in rapporto con alcuni dei pittori reggiani dell’epoca; in primis Ottorino Davoli. Per Motti, Davoli realizza diversi ritratti delle figlie tra cui L’ora della musica, grande dipinto che fa ora parte del lascito. Giulia Motti è ritratta, bambina, nel bellissimo dipinto di Giannino Tamagnini che la coglie in una pausa al pianoforte con uno sguardo straordinariamente autentico.



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