Gazzetta di Reggio

La Fondazione cambia marchio

di Chiara Cabassa
La Fondazione cambia marchio

Riassunta in un monogramma la nuova rotta. Progetti in cartellone e nuove professionalità 

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REGGIO EMILIA. È sparito il Giano bifronte. Non c’è più traccia della parola Fondazione. Al loro posto un monogramma. Una lettera M perfettamente simmetrica, reinterpretata – precisano gli esperti – secondo la ripetizione di un modulo quadrato. La “nuova identità visiva” della Fondazione Palazzo Magnani è stata presentata ieri mattina in Corso Garibaldi dal presidente della Fondazione, Davide Zanichelli. Un cambio di logo carico di precisi valori e altrettanto circoscritte visioni.

Il marchio. «Ad un anno di distanza – sottolinea il presidente Zanichelli – dall’inizio di una nuova fase dell’istituzione si è deciso di intervenire in maniera significativa, introducendo fin dal marchio la volontà di comunicare una rinnovata prospettiva maggiormente orientata alla contemporaneità, alle progettualità interdisciplinari, insieme alla chiarezza, al rigore, alla solidità». «Nel monogramma – e iniziano a sfilare le slide – compaiono gli elementi architettonici del territorio, archi e volte dei palazzi storici cittadini fino al segno netto dei ponti di Calatrava». Con la palette dei colori che va dal rosso al giallo passando dall’azzurro. Il carattere tipografico scelto per il logotipo – questo a beneficio degli addetti ai lavori – lo Shentox «contemporaneo nel disegno e nel significato, permette una estrema leggibilità, sia in grandi formati che in dimensioni ridotte, con una strizzatina d’occhio al mondo più tecnico della fotografia». Il costo della “nuova identità”? «Abbiano chiesto – spiega Davide Zanichelli – di rimanere nell’ambito dei 10mila euro». Ad affiancare lo staff di Palazzo Magnani e a mettere a punto il logo, lo Studio Sebastiano Girardi di Venezia, «scelto perché particolarmente attento alle tendenze internazionali e all’efficacia della comunicazione in ambito culturale».

Relazioni. Le relazioni con istituzioni del territorio, nazionali e internazionali rappresentano uno dei fiori all’occhiello della Fondazione. Un nuovo corso che piace al sindaco Luca Vechi: «Si va costruendo una rete – dice il sindaco – che ci trasferisce una consapevoleza: sono gli altri a chiedere di entrate nei nostri progetti e non il contrario». Un’altra parola chiave è interdisciplinarietà sulla quale si sofferma Giammaria Manghi, presidente della Provincia: «È un modo altro di fare cultura che apprezzo. Perché la mostra viene proposta non solo come occasione di fruizione ma con l’ambizione di andare oltre». E a proposito di relazioni è stato ricordato come a marzo, grazie alla collaborazione tra Fondazione Palazzo Magnani, Opera Laboratori Fiorentini e Museo Galileo di Firenze, sarà realizzata una mostra dedicata a “Piero Della Francesca e la prospettiva” al Museo Civico di San Sepolcro. Ma anche in occasione di Fotografia Europea – dal 20 aprile al 17 giugno – si è consolidata e ulteriormente rafforzata la rete nazionale e internazionale di sinergie che porterà Reggio Emilia a dialogare con le più importanti istituzioni culturali della regione (dalla Fondazione Mast di Bologna all’Osservatorio fotografico di Ravenna) e a ospitare gli Stati Generali della fotografia. Per arrivare a un Sistema Festival Fotografia che vede dialogare Reggio Emilia con i più importanti festival. Un esempio fra tutti di quelle che chiamiamo sinergie: a Monaco di Baviera si terrà una mostra del fotografo Tommaso Bonaventura curata da Walter Guadagnini, direttore artistico di Fotografia Europea.

Dopo Kandinskij. La mostra clou del 2018, che si inaugurerà il prossimo novembre, sarà in linea con le scelte della Fondazione. Palazzo Magnani ospiterà infatti una grande iniziativa legata all’identità di Reggio Emilia e del suo territorio, da un lato per la formazione dell’infanzia (Reggio Children e Centro internazionale Loris Malaguzzi) e per la cura psichiatrica in relazione alle arti (nel 2019 il complesso del San Lazzaro diventerà Museo Nazionale della Psichiatria). Per la prima volta arriva infatti in Italia una grande mostra dedicata a Jean Dubuffet, uno dei maggiori pittori del XX secolo, che ne ripercorre la parabola di artista e in seconda istanza di scrittore e musicista. Il percorso mostra le varie fasi attraversate dall’artista, nel quadro di una concezione dell’informale quale vera e propria cultura o contro-cultura, senza dimenticare Jean Dubuffet come inventore del termine Art Brut nonché studioso e collezionista di queste forme espressive.

Il comitato scientifico. . C’è da registrare una importante new entry nel comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani. Si tratta di Marina Dacci, fino al dicembre scorso direttrice della Collezione Maramotti di Reggio Emilia. In passato è stata per due anni responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Reggio Emilia, nonché coordinatrice generale della prima edizione della Settimana Europea della Fotografia. Nel ruolo di direttrice della Collezione Maramotti ha partecipato assieme al comitato dei collezionisti (la famiglia Maramotti) nella selezione di nuovi artisti da invitare per progetti inediti e acquisizioni. Ha lavorato con gli artisti invitati nella realizzazione di nuove mostre prendendosi cura direttamente dei testi di comunicazione. È inoltre la portavoce esterna della filosofia e delle attività della Collezione Maramotti. Attualmente Marina Dacci continua a prendersi cura del Max Mara Art Prize for Woman in stretta collaborazione con la Whitechapel Gallery.



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