Balasso dissacra la società con il suo Toni Sartana
L’attore in scena con il secondo capitolo di “Cativìssima”, comico e amaro: «Inutile che ce la raccontiamo: siamo attratti dalla cattiveria, il buono ci stufa»
REGGIO EMILIA. A teatro torna la commedia. Quella vera, spinosa e creata su una trama che, secondo una consolidata tradizione, mette in rilievo i difetti e le contraddizioni della società, del costume e del vivere quotidiano. E su tali presupposti deriva la sua comicità, che ci piace di più quando è rotonda e bella grassa. Come del resto sa fare Natalino Balasso, un autentico mago nell’individuare questa o quella magagna per ricamarci sopra in modo serio, e soprattutto senza fare sconti a nessuno. A questo proposito arriva proprio al sodo, se pensiamo al titolo, la sua “Cativìssima” – tre spettacoli incentrati su un personaggio da lui interpretato – e della quale venerdì 16 febbraio e sabato 17 febbraio (20.30) e domenica 18 febbraio (ore 15.30) al teatro Ariosto va in scena il secondo: “Toni Sartana e le streghe di Bagdad”. Con lui un manipolo di attori chiamati ad arricchire la spassosissima storia.
Balasso, perché “Cativìssima”?
«Semplice: la cattiveria è il sentimento dominante di questi tempi, legati al consumismo esagerato ed esasperato, per cui le persone si sentono in toto autosufficienti, si esprimono con più social, ma meno senso della socialità. Ne consegue, per contro, l’aumento delle condizioni di disagio, sacche di povertà con situazioni di difesa estreme, di abbandono a forme religiose di tipo medioevali. In ragione di ciò, la cattiveria è il sentimento dominante delle tre commedie».
Come si sviluppa la trilogia?
«Il protagonista Toni Sartana è presente in tutte e tre gli spettacoli: nel primo episodio incarna un sindaco pistolero che arriva anche ad uccidere. Toni non ha alcuna remora morale, non sa cosa vuol dire correttezza. È il racconto della sua ascesa politica: infatti diventa consigliere regionale, capo della Serenissima e poi invade le regioni vicine. Nel secondo episodio, che metteremo in scena da domani al teatro Ariosto, è protagonista di una scalata aziendale. Allo spettacolo fa da sottofondo musicale l’economia».
Cioè?
«Toni Sartana, accompagnato dalla sanguinaria moglie Lea, una sorta di moderna Lady Macbeth, trova un ingaggio presso un’agenzia di contractor dal nome sinistro: San Marco Uccide. La commedia parte dall’Iraq dove, grazie alla liberazione di un ostaggio, Nadir Munerol, lui insieme all’amico Bordin arriveranno ai vertici della piramide economica. Il soprannaturale lo accompagna: saranno infatti tre streghe a svelare di volta in volta il futuro ai due. Ma il vero protagonista dell’ultima parte sarà il Debito, che travolgerà tutti i personaggi della commedia. Tra essi ricordo: Sharon Bertoni, l’assistente di Munerol, alleata del protagonista sulla via dell’illegalità, la spogliarellista Salma Chiereghin e la setta dei Magnaschei».
Quindi la commedia presenta una comicità nera...
«Si racconta una storia anche macabra, perché ci sono omicidi. Subito si ride molto poi la gente ci ripensa… È chiaro c’è dell’amarezza. Ma laddove si riscontra una sorta di opportunismo è facile creare della comicità con il contributo di personaggi grotteschi ed esagerati. Come nei cartoni animati: gli animaletti che si prendono a martellate sono buffi e divertenti, non si pensa al male che subiscono. In ogni caso l’intento è quello d'imparare… A me non interessa che il pubblico capisca ma che si diverta. Quello è il mio mestiere, poi il capire dipende dall’intelligenza che ognuno ha».
Pensare a tre spettacoli è stato un lavoro impegnativo?
«L’impegno ha riguardato il ragionamento circa un racconto globale, tutto il disegno, cioè l’epopea di Toni, a proposito del quale la terza ascesa non è stata ancora messa in produzione (ma posso dire che riguarda l’ascesa spirituale). Il fatto inconfutabile è che Toni rappresenta l’incarnazione della cattiveria avendo solo difetti: è razzista, maschilista, sfruttatore e il fatto che faccia ridere non ci deve preoccupare. Da sempre nei cartoni animati – come dicevo – ci intriga il cattivo, quello che rompe le regole, quindi che spazia, mostrando libertà di pensiero. Il buono invece ci stufa… Poi di questi tempi essere buoni è negativo: l’aggettivo buonista, che si usa al posto di buono, racchiude questa connotazione. Inutile che ce la raccontiamo: ci affascina la persona al di là delle regole, anche se calpesta gli altri».
I due episodi di “Cativìssima” hanno avuto un grande successo…
«Infatti: abbiamo dovuto aumentare il numero delle serate. Anche se all’inizio è stata un po’ dura. Sa com’è: partivamo dal nord est… la parlata dei protagonisti è riconducibile in quelle zone e nel primo episodio, addirittura, si parlava di un sindaco pistolero… e così in molti da quelle parti si sono adoperati a non farlo rappresentare. Ma la gente si è rivelata molto più intelligente di quelli che ci volevano ostacolare. Io non avevo dubbi fin dall’inizio».
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