I Phototaxis stasera a Reggio con mille e una atmosfere
REGGIO EMILIA. Algida elettronica digitale e il calore intenso di una voce mediterranea. Una formula efficace, quella del duo israeliano Phototaxis formato dalla cantante Yael Feldinger e dal...
REGGIO EMILIA. Algida elettronica digitale e il calore intenso di una voce mediterranea. Una formula efficace, quella del duo israeliano Phototaxis formato dalla cantante Yael Feldinger e dal polistrumentista Itai Tsuk, questa sera in scena al centro sociale Catomes Tôt di via Panciroli, in una delle poche tappe italiane del loro tour europeo.
La formazione israeliana, attiva dal 2010 (anno di debutto con il disco “Pretty Ugly”), ha pubblicato a inizio gennaio un nuovo lavoro in breve, l’ep “Neverlander”, che verrà presentato sul palco del locale reggiano. L’appuntamento è alle 21.30 per l’inizio della serata, che sarà aperta da Roberto Vitale prima di accogliere la formazione di Tel Aviv, piuttosto conosciuta in questi anni per aver riproposto una formula che nei decenni ha visto tanti interpreti di livello: una voce femminile evocativa accompagnata da fondali sonori che dal “fascinoso” virano spesso verso lidi più inquietanti. E, talvolta, anche disturbanti. «Nel nostro disco ci sono tanti elementi, tante atmosfere – racconta la cantante Yael Feldinger – quello che vogliamo è che ogni ascoltatore possa provare emozioni. L’idea è molto chiara, è quella di raccontare storie, di usare tanti colori diversi, una miscela di acustico e di elettronico, e di permettere agli ascoltatori di emozionarci. Abbiamo lavorato tanto a questo lavoro e ora siamo molto contenti di averlo fatto uscire e di presentarlo anche qui in Europa, è il nostro miglior disco e ne siamo orgogliosi».
In questo tour la band ha usato diverse formazioni, «a Reggio saremo in duo, io e Itai, cercheremo di costruire un’atmosfera in cui sonorità diverse si uniscono. Per ora siamo contentissimi delle date in Germania e in Austria, e siamo felici di approdare anche in Italia», continua la vocalist israeliana. «Nelle varie tappe siamo stati in due, in quattro o in sei, dipende dalle occasioni, in ogni diversa situazione cerchiamo di creare momenti diversi».
Una grande varietà di colori sonori, per così dire, che impongono a chi canta una notevole duttilità. «Cantare è ciò che faccio e che mi piace fare, ci sono atmosfere e suoni diversi ma sono sempre io, mi piace adattarmi a mondi differenti e affrontare tutto cercando di lasciare sempre la mia impronta. È bello ed è emozionante, sia lavorando ai dischi studio che girando sui palchi per i concerti», conclude sorridendo Yael. (adr.ar.)
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