Matematica, che spettacolo Odifreddi e Corvino stasera al Metropolis
BIBBIANO. Partendo dalla matematica, indaga altre materie del sapere: dalle arti, alla religione, alla politica. Le approfondisce, per rivederle sotto un’altra luce, poi le divulga attraverso...
BIBBIANO. Partendo dalla matematica, indaga altre materie del sapere: dalle arti, alla religione, alla politica. Le approfondisce, per rivederle sotto un’altra luce, poi le divulga attraverso conferenze, libri ma anche spettacoli teatrali. Piergiorgio Odifreddi lo fa con stile, come se fosse facilissimo confezionare e porgere quelle riflessioni, quei calcoli. Il suo “La musica dei numeri” sarà in scena stasera alle 21 al Metropolis di Bibbiano. Sul palco anche il violinista Valentino Corvino. «Ho sempre amato la musica – rivela Odifreddi – che anni fa ho pure studiato. Adesso sono ben felice di ripensarla attraverso la matematica».
Professore, come nasce questo spettacolo?
«Nel 2003 Umberto Eco mi invitò per una conferenza alla Sigma-Tau di Bologna in cui attraverso la matematica parlavo di letteratura, pittura e musica. Grazie a quest’ultima si risaliva fino a Pitagora, vale a dire alle origini del sapere filosofico, per arrivare ad oggi. Ho capito che i matematici hanno sempre guardato la musica dal loro punto di vista, e io non ho mai smesso di approfondire l’argomento con ascolti, interviste e spettacoli teatrali attraverso i quali comunicare questi collegamenti documentandoli con esecuzioni dl vivo».
Qual è il punto di partenza?
«Basta guardare gli spartiti e osservare la frazione che c’è dopo la chiave. Da lì parte tutto: è una frazione aritmetica che in realtà dice il tempo. E poi in matematica si usa tra più frazioni l’operazione di ridurre i minimi termini, questo in musica è l’emiola: un mutamento nella scansione ritmica che consiste nel passaggio da una suddivisione binaria in una ternaria».
Un altro esempio?
«A scuola di fronte a frazioni diverse fanno trovare il minimo comune denominatore. Mi viene in mente il Don Giovanni di Mozart, il momento della festa in cui tre gruppi, di due o tre strumenti diversi, suonano una diversa danza con tempi diversi: un minuetto, una contraddanza e un valzer e si sovrappongono. Durante lo spettacolo li facciamo ascoltare con il sintetizzatore: partiamo con uno alla volta e poi tutti insieme».
Poi c’è Bach, il musicista matematico per eccellenza...
«Per lui non c’è solo l’aritmetica, ma anche la geometria. Bach prende lo spartito e lo mette a gambe per aria o allo specchio, oppure lo “tira per i capelli” allargandolo (canon per augmentationem) o stringendolo (canon per diminutionem)».
Cosa c’è dietro al suo interesse a creare questi collegamenti?
«Fare capire che la matematica si nasconde dove uno meno se l’aspetta. Agli inizi sapevo che vi erano diversi esempi ma credevo fossero eccezioni, adesso dopo anni devo ricredermi… è più difficile trovare degli esempi dove non ci sia. Sempre per restare nella musica, attiene alla matematica tutto il problema dell’accordatura, che è alla base del concetto generale della musica inerente al temperamento equabile, argomento complesso che non tratteremo nello spettacolo. E poi che dire degli illustri musicisti che sono laureati in matematica? Parlo di Pierre Boulez e Philipp Glass, mentre Stockhausen era un informatico. Anche Maurizio Pollini ha cominciato studiando fisica, ma dopo ha pensato bene di vincere con il pianoforte il Concorso Chopin. Con tutti questi grandi, negli anni ho avuto preziosi e interessantissimi colloqui sul rapporto musica matematica».
Qual è il compositore che ama di più?
«Naturalmente Bach, la sua musica è quasi matematica trasposta eppure non è fredda; l’arte barocca dà questa sensazione. Per tornare a questo binomio il filosofo Leibniz disse che la musica è matematica infinita, e noi possiamo dire che la matematica è la musica finita».
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