«Non ne ho la più pallida idea»
Abbiamo chiesto agli studenti: «Chi era Fontanesi?», (quasi) tutti bocciati
REGGIO EMILIA. Sembra quasi una maledizione quella di Antonio Fontanesi, pittore nato a Reggio Emilia nei primi dell’800, che nonostante la particolarità delle sue opere e lo stile fluido basato sul chiaroscuro, ancora oggi fatica ad essere riconosciuto dal pubblico e dagli stessi concittadini. Oramai tutti, giovani e anziani, sanno identificare l’artista di illustri opere, come ad esempio “La Gioconda” di Leonardo Da Vinci, le sculture del Bernini o i ritratti di Frida Kahlo, ma in pochissimi riconoscono i paesaggi romantici del pittore reggiano.
Antonio Fontanesi fu tra i più intimamente partecipi al movimento pittoresco non solo a livello nazionale ma addirittura europeo, a tal punto che le sue acqueforti e litografie, tecnicamente perfette, sono tra le migliori prodotte nell’Ottocento. Iniziò il percorso artistico alla scuola Minghetti di Reggio Emilia, combatté con Garibaldi (1848-49) per poi rifugiarsi in Svizzera, dove rimase per diversi anni stringendo rapporti artistici forti. Conobbe Corot e Troyon a Parigi e a Londra poté ammirare soprattutto Turner e Constable, mentre a Firenze collaborò con Signorini e Fattori. Fu insegnante a Lucca, all’Accademia Albertina di belle arti di Torino e persino a Tokyo. A lui è stata dedicata nella nostra città una piazza nel centro storico e una galleria presso i Musei Civici.
Storia dell’arte è una materia insegnata in quasi tutte le scuole superiori di Reggio Emilia, e Istoreco ogni anno coinvolge fin dalle medie gli studenti con progetti e percorsi per far conoscere la storia reggiana, ma tutto ciò sembra non bastare. «Non ne ho la più pallida idea», risponde Maria Beatrice, studentessa del liceo scientifico Aldo Moro, alla domanda: «Sai chi è Antonio Fontanesi?», così come altri giovani alunni dello stesso istituto, tra cui Elisa e Martina che hanno ribadito: «Non so chi sia, non l’ho mai sentito. A scuola non l’abbiamo studiato».
Anche Beatrice, alunna del liceo delle scienze sociali Matilde di Canossa, e Riccardo, giovane studente della scuola secondaria di primo grado Boiado-Vallisneri, sembrano non aver mai sentito o visto i quadri del pittore romantico.
Diverse e confortanti sono state invece le risposte dei ragazzi del liceo Ariosto-Spallanzani, tra tanti Alejando, che frequenta la sezione scientifica dell’istituto dice: «Sì, so chi è. Un pittore dell’Ottocento. Sono andato a vedere una mostra di suoi quadri alle medie»; e Veronica, della sezione classica, prontamente ha risposto: «Certo! È un pittore». C’è anche chi è dubbioso, nonostante appartenga alla stessa scuola, come Joyce del liceo classico, che tentenna: «Oddio, ci devo pensare. È un pittore?».
Affidarsi ai posti conosciuti e frequentati sembra essere l’ancora di salvezza di altri due studenti reggiani, Filippo dell’istituto agrario Antonio Zanelli e Marcello del liceo artistico Chierici; il primo dice: «Non so davvero chi sia. Non sarà per caso l’autore dei quadri della galleria Fontanesi al palazzo dei Musei Civici di Reggio?», mentre l’altro studente risponde: «Sinceramente non so chi sia con precisione. Penso sia l’uomo a cui è dedicata la piazza del centro storico».
Alla luce di tutto ciò è inevitabile chiedersi che cosa si può fare affinché il patrimonio culturale della nostra città non venga dimenticato ed è altrettanto importante domandarsi perché questi artisti non abbiano più il forte impatto di un tempo.
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