Il Paradiso di Babilonia tra infanzia negata e un futuro migliore
REGGIO EMILIA. Con il “Paradiso”, Babilonia Teatri – la compagnia fondata da Valeria Raimondi ed Enrico Castellani – conclude la propria lettura teatrale della Divina Commedia. Lo spettacolo in scena...
REGGIO EMILIA. Con il “Paradiso”, Babilonia Teatri – la compagnia fondata da Valeria Raimondi ed Enrico Castellani – conclude la propria lettura teatrale della Divina Commedia. Lo spettacolo in scena alla Cavallerizza stasera e domani ore 20.30, realizzato in collaborazione con Zerofavole, vede in scena tre ragazzi – Amer Ben Henia, Joice Dogbe, Josephine Ogechi Eiddhom – che vivono in una comunità per minori in affido a Reggio e alcuni elementi dell’orchestra Allegro Moderato di Milano. «Lo spettacolo nasce dalla volontà di raccontare i vissuti di questi ragazzi con l’idea di denunciare le storture della società. Più che un paradiso a cui accedere è un paradiso vietato, un’infanzia negata che loro vogliono di riavere indietro», commenta Enrico Castellani. In ogni caso lo spettacolo non è un documentario ma una creazione per il teatro che dunque media realtà e finzione, anche se il mezzo, a volte, dà ancora più forza al messaggio. «A questo proposito – aggiunge Castellani – tra i momenti più significativi c’è sicuramente la scena in cui tutti gli attori sul palco partoriscono e il frutto finisce in un sacchetto nero per le immondizie e messo da una parte. E a volte, troppe volte l’infanzia viene trattata così, non ha il valore che deve avere».
I testi affidati allo stesso Castellani, che è in scena, si interfacciano con quello che dicono i ragazzi con i quali è stato fatto anche un lavoro sulle improvvisazioni. E il materiale, rielaborato, viene riconsegnato attraverso dei monologhi arricchiti con altre immagini e metafore, eco di quel mondo che hanno vissuto. Parte fondamentale del “Paradiso” è la musica dal vivo, la cui funzione è quella di racchiudere tutto in un grande grembo sonoro, esaltando lo spirito dello spettacolo stesso. Il legame va trovato nel fatto che il paradiso dantesco è il luogo per definizione della musica... «Ma in questo caso – continua Castellani – ci si affida all’elettronica per rendere il senso di un’inquietudine piuttosto che di una quiete, dato che il nostro paradiso è da conquistare sulla terra, oggi». Le testimonianze della pièce sono state raccolte dopo un profondo lavoro basato sulla conoscenza reciproca ottenuta anche giocando in una situazione serena e senza alcun timore di un giudizio. Ad accoglierle vi è un palcoscenico nudo, occupato di volta in volta dai corpi in scena, mentre le luci permettono alla spazio di trasformarsi in una sala parto o anche un luogo che sembra extraterreno, quindi una chiesa o una pista da ballo. Sono i corpi in scena che trasformano tutto. «Il senso dell’operazione – conclude Castellani – va ricondotto alla volontà di condividere le nostre domande, per esempio: possiamo immaginare un futuro in cui sia posto per tutti? Per far ciò è necessario pensare che ci sono sogni da raggiungere, e sarebbe una contraddizione accettare un dato di fatto immutabile». (g.b.)
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