Tre mondi diversi e una sola musica quella soave di Puccini
Grande successo per il “Trittico” che replica questa sera Scenografie sontuose e splendide prove dei cantanti
REGGIO EMILIA. Tre mondi diversi, in tre scatole ben realizzate, curatissime nei particolari, ma una sola musica, quella fascinosa composta da Puccini per il suo Trittico che con successo è andato in scena al Valli (replica questa sera alle 20) nella stagione lirica. La sontuosa scenografia ideata dalla regista Cristina Pezzoli e dallo scenografo Giacomo Andrico, un esterno claustrofobico per “Il Tabarro” e due interni per “Suor Angelica” e “Gianni Schicchi”, regala ai singoli titoli, appunto, la dimensione di mondi definiti e paradigmatici sui quali lo spettatore può affacciarsi con infinito piacere in quanto ciò che gli si presenta è decisamente pertinente oltreché al servizio delle opere stesse, e infine (non guasta proprio) bello da vedere.
TRE MONDI. A cominciare dal tunnel che sotto la luce sinistra del tramonto, contiene un consumato barcone sul quale esplode il violento dramma di Michele, protagonista del “Tabarro”. Abitato da personaggi del sottoproletariato, sotto al barcone ci immaginiamo, anche se un po’ putrida, l’acqua della Senna; la fa “sentire” Puccini insieme ad altri suoni evocativi come quello di un malinconico organetto stonato o di un clacson. Stupisce quella musica dai colori così vividi che ricordano l’impressionismo di Debussy ma anche Mahler. Il secondo mondo del Trittico è quello delimitato dalle colonne infinite di un convento con i suoi misteriosi pertugi: sono perfette per trovarvi specchiate le ombre sempre più tetre racchiuse nell’animo lacerato di Suor Angelica, la cui storia di religiosa consacrata e madre di un bambino, indubbiamente commuove, prende proprio da di dentro. Mentre per contrasto fa ridere, ma con una dose massiccia di cinismo, “Gianni Schicchi” che si svolge in una stanza i cui decori rimandano all’elegante arte fiorentina i cui arredi giocano nello spazio dominato da un letto collocato dentro ad un sarcofago-cassaforte, e con i sontuosi e curatissimi costumi indossati dai protagonisti. Addobbati a meraviglia gli avidi parenti del “povero” Buoso Donati con i quali la regista ha lavorato a meraviglia circa la qualità della recitazione e sul movimento.
I CANTANTI. L’indubbio pregio per la parte visiva del Trittico, è esaltato dalla splendida prova di alcuni cantanti accompagnati dall’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna che, diretta da Aldo Sisillo, ha restituito i vari colori e multiformi caratteri di ciascun opera esibendo una gamma di suoni vividi ed impasti carichi di nuances. Tra le voci, alcuni dei protagonisti affrontano più ruoli regalando ad ognuno una superba interpretazione: è successo per Ambrogio Maestri: Michele e Gianni Schicchi. Numerosi i suoi pregi: come la solida energia per ottenere un canto appassionato che arrivi lontano, un controllo assoluto della gestualità come del falsetto, e ancora una pronuncia nitida, indispensabile per una commedia come lo Schicchi, ma che serve anche al dramma del “Tabarro” rendendo tutto più affilato; esemplare a tal proposito il monologo “Nulla… silenzio” in cui Michele svela il proprio desiderio di vendetta. Complementare a Maestri anche per corporatura, la figura di Annamaria Chiuri: per lei addirittura tre ruoli, interpretati a puntino – la malinconica Frugola (Tabarro), un’accattona alla quale è affidata la cantilenante canzonetta “Ho sognato una casetta”, l’intrigante caratterista della vecchia Zita (Gianni Schicchi) e la spietata Zia Principessa: magistrale il suo lento avvicinarsi al palcoscenico, mentre con il bastone batte il pavimento. Tra i momenti dello spettacolo da menzionare, proprio il tragico duetto tra lei e Suor Angelica: in questo ruolo Svetlana Kasyan, soprano dalla voce generosa che non si risparmia in “Senza mamma” condotta in modo accorato e con vibrante espressività. La Kasyan, nel “Tabarro”, affronta il ruolo di Giorgetta la moglie adultera, mentre l’amante, Luigi, lo canta con voce autorevole e morbida il tenore Ruben Pelizzari. L’altro tenore Matteo Desole, Ranuccio in “Gianni Schicchi” va ricordato per la piacevole sorpresa della sua voce che incanta in “Firenze è un albero fiorito”.
GLI APPLAUSI. Apprezzamenti anche per la sua innamorata, Lauretta, alias Francesca Tassinari, allieva di Raina Kabaivanska. Il celebre soprano ha assistito alla recita tra un pubblico che ha accolto “Tabarro” e “Suor Angelica” con applausi calorosi, diventati decisamente entusiastici per “Gianni Schicchi”.
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