Largo al factotum, Elio porta in scena «la musica bella»
Con lui sul palco di Cadelbosco Sopra il pianista Roberto Prosseda
CADELBOSCO SOPRA. Ritorna Elio per uno spettacolo – venerdì 2 marzo alle 21 all’Altro Teatro di Cadelbosco Sopra – dedicato alla musica classica dall’altisonante titolo “Largo al factotum” in cui l’attore e showman, sempre molto apprezzato, è insieme al pianista Roberto Prosseda.
«Partiamo da Rossini e Mozart – racconta – ma è nostra intenzione arrivare fino alla musica contemporanea. Se avessimo scritto nel titolo musica contemporanea non sarebbe venuto nessuno. Il fatto è che ci spingiamo fino all’Opera da tre soldi e poi presentiamo dei pezzi scritti da Luca Lombardi. Vogliamo dimostrare che la contemporanea si può a anche ascoltare».
Che cosa hanno di particolare Rossini e Mozart per Elio?
«Mi piacciono molto. Di loro voglio mettere in luce il fatto che sono dei giovani. Tutti hanno in mente Rossini anziano (in molti dipinti viene ritratto con tanto di pancia e bastone) in realtà sappiamo che si è ritirato dalle scene a 37 anni: sarebbe considerato giovane se fosse vissuto adesso. E pensiamo che scrisse il Barbiere a 24 anni, non so se rendo l’idea. Sia Rossini che Mozart sono inclini al riso e sono portati a concepire la musica come un modo per rallegrare il pubblico. Questo fatto mi aiuta a ribadire che non dobbiamo ritenere la classica come musica cupa. Tra l’altro adesso si dice, ed è sbagliato, “musica seria”, per contrapporla all’altra. In ogni caso chiamarla “musica seria” pensando a Rossini e Mozart è ancora più sbagliato, perché loro non erano seri».
Nel concerto canterà quindi delle loro arie?
«Certo, naturalmente: Largo al factotum, quindi di Mozart Non più andrai farfallone amoroso l’aria che canta Figaro rivolto a Cherubino nelle Nozze, ma inizio con l’aria del Catalogo dal Don Giovanni. Poi viene L’Opera da tre soldi classificata sempre come qualcosa di impegnativo e pesante. Niente di più errato: infatti essa racchiude canzoni bellissime la cui musica è stata scritta da Weill. Di queste si conosce solo la Ballata di Mackie Messer che per me è la meno interessante, in quanto l’Opera presenta un sacco di altre canzoni più affascinanti: alcune di esse, pur raccontando di cose databili 100 anni fa, sembrano scritte oggi. Una tra tutte la Ballata della schiavitù sessuale».
Poi arriviamo a i giorni nostri...
«Dopo Brecht e Weill arriviamo alle canzoni composte da Luca Lombardi, che parlano di quegli animali che non sono degni di essere cantati come la zanzara o il moscerino. Come è noto, la storia della musica è piena di cigni, leoni... in sostanza di animali nobili. Ma chi lo dice che gli altri non sono importanti? Noi ne parliamo in questa raccolta che si chiama “Minima animalia”. Non è ancora terminata, mancano alcuni animali; il testo è mio e la musica di Lombardi».
Può riassumerci uno dei suoi testi?
«Uno ha per protagonista un moscerino che si interroga su quale sia il suo ruolo in questo mondo. Pensa e ripensa, alla fine comprende che è quello di “rompere i coglioni” alla gente. Succede poi che se non l’ammazzi prima, alla fine muore da solo dopo qualche ora o al massimo uno o due giorni dopo... quindi è meglio farlo fuori subito».
Eh ma che storia triste!
«La canzone del criceto invece va a finire bene!».
Come ha conosciuto Luca Lombardi?
«Lui è uno complicato, ma collaborando con me ha smussato gli angoli: infatti ogni tanto in questi pezzi si ha il sentore di un pezzo di melodia... ma non troppo, naturalmente. La conoscenza è nata tanti anni fa a Pesaro, al Festival Rossini dove sono stato chiamato a cantare in un’opera di Azio Corghi. Proprio in quegli anni mi è tornata la voglia di dedicarmi alla musica classica. Con il direttore d’orchestra Enrique Mazzola abbiamo montato uno spettacolo ai Cantieri di Montepulciano coinvolgendo diversi compositori contemporanei ed uno di questi era Luca Lombardi con il quale mi sono trovato bene, anche come carattere. Insieme nel 2000 abbiamo cominciato a pensare a queste composizioni, al pubblico sono piaciute e così abbiamo risolto il problema di fargli ascoltare la musica contemporanea...».
Anche in “Largo al factotum”, come negli altri suoi spettacoli, interagisce con il pubblico?
«Amo provocarlo... in senso buono. Cerco di coinvolgerlo, non voglio sentire la gente annoiata, perché non canto Ramazzotti. Alle volte lo spettacolo ha avuto un’accoglienza trionfale, dipende dalla predisposizione. Speriamo che sia così anche a Cadelbosco».
Lei continua a fare l’ambasciatore della classica?
«A dir la verità mi sento un missionario della classica, ma in questo caso della contemporanea».
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