Gazzetta di Reggio

“Prima della parola” con Franco Bonetti

di Giulia Bassi
“Prima della parola” con Franco Bonetti

A Palazzo dei Principi la mostra del pittore e scenografo reggiano «La sintesi di un percorso di ricerca che unisce letteratura e storia»

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CORREGGGIO. Il mistero racchiuso dalla parola e soprattutto dal segno che sta dentro di essa, unendo a volte il passato con il presente e il futuro, a Franco Bonetti interessa moltissimo e da sempre. E così è arrivato a creare un codice molto personale che ha trovato una nuova linfa anche dai movimenti che hanno caratterizzato le avanguardie del secolo scorso come l’immaginismo, il lettrismo e in particolare l’ipergrafia.

Questa profonda ricerca si rispecchia nelle sue opere più recenti: «Dai segni – spiega – si estrapolano una serie di altre cose, perché le parole viaggiano in altri sensi. Anzi esse assumono diversi significati alcuni dei quali appartengono alla quotidianità; rimandano anche al suono, al vociare, a questo parlare eccessivo che va di moda oggi, alle parole stradette o dette a vanvera e qui penso al mondo della politica. Ma ci sono anche quelle sussurrate al lume di candela e dette con molta tranquillità da un parrucchiere... Esistono anche le parole che ti ho detto, e che non hai ascoltato». Un saggio approfondito circa i nuovi percorsi intrapresi dal pittore e scenografo reggiano, si ha nelle opere, una trentina, che sono esposte nella galleria espositiva del Museo Il Correggio, a Palazzo dei Principi, racchiuse nella mostra “Prima della parola” che s’inaugura domani alle 17 e che si potrà visitare fino al 22 aprile. L’esposizione, promossa dal Comune di Correggio, è realizzata in collaborazione con la Galleria Radium Artis. Queste nuove visioni sono il frutto di un percorso letterario-culturale ben preciso, legato anche al fascino esercitato su Bonetti da certi personaggi della cultura come ad esempio Ezra Pound, uno dei promotori della versificazione libera, o il poeta greco Konstantinos Kavafis. Di fronte a queste opere esposte a Correggio, coloratissime e nello stesso tempo precise nel disegno, è come se Bonetti andasse alla fonte originaria della sua ispirazione collegata ad un amore viscerale per i libri e l’opera letteraria: tante sono le mostre realizzate negli anni e dedicate ad autori come Tomasi da Lampedusa o Petronio o addirittura a un marchio di una casa editrice come Lo Struzzo di Einaudi.

Ma adesso l’espressione si è radicalizzata esprimendosi in un gioco più libero e astratto. Una modalità espressiva nuova, in totale coerenza con il suo vissuto d’artista, per il quale utilizza la tela, la scultura ma altri materiali come il plexiglass e il vetro di Murano. La mostra è stata fatta in Francia, a Nizza, da qui il titolo anche in francese “Avant la parole”. «Il tema letterario inteso come codice – puntualizza Bonetti – ha accompagnato sempre la mia carriera da quando illustrai le “Lezioni americane” di Calvino portate in teatro da Giorgio Albertazzi. Lì mi sono inventato un linguaggio con caratteristiche di asciuttezza, esattezza e leggerezza, nell’intento di perlustrare l’anima nascosta di quel capolavoro andando con il segno grafico oltre ad esso. Questa mostra di Correggio segna il percorso che ho fatto fino ad allora. Il titolo riassume la sostanza espressiva di queste opere, che a loro volta si rispecchiano in alcuni titoli che giocano con le opere stesse: “A lettere sciolte”, “Tra parole che infuocano”, “Accenti e riflessi”, “Nel sogno, nel segno”. Costituiscono una sorta di sintesi di un percorso di ricerca volto ad esplorare personaggi del passato e autori di opere che rappresentano la nostra cultura, riconsiderati attraverso l’immaginazione fantastica che adesso si sintetizza ulteriormente attraverso segni e simboli nuovi e soprattutto distillati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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