Già diecimila visitatori alla mostra sulle Reggiane
C’è tempo fino al 18 marzo per immergersi nel mondo delle Officine Meccaniche Oltre a fotografie e modellini, anche le storie dei dipendenti e della città
REGGIO EMILIA. Non ha ancora chiuso i battenti, ma i numeri parlano già di successo: sono state 9.500 le persone che, finora, hanno visitato la mostra “Officine Reggiane/Archivio storico-capitolo 2” allo Spazio Gerra.
L’esposizione – visitabile fino al 18 marzo – documenta il lavoro svolto negli ultimi due anni sul prezioso fondo acquisito dal Comune di Reggio Emilia, presentando alla città una serie di emblematici materiali “ritrovati”, tra cui fotografie della fabbrica e dei suoi dipendenti dai primi anni del ‘900 sino agli anni ‘50, disegni di aerei realizzati o solo progettati, come il gigantesco “transaereo” per voli intercontinentali, cartelle personali dalle quali emergono informazioni sulle modalità di sviluppo delle Reggiane, e storie individuali che permettono di raccontare alcuni profili preziosi per capire cosa significasse per un reggiano vivere in prima persona la realtà delle Officine Meccaniche.
Il numero di donne e uomini che vi lavorarono è impressionante; nel periodo fra il 1940 e il 1942 si toccarono gli 11mila dipendenti, e allora si capisce perché le Reggiane fossero il cuore pulsante di Reggio. Tra i fascicoli selezionati per la mostra ve ne sono alcuni che possono aiutare a comprendere meglio, attraverso le notizie sulla vita delle singole persone, alcuni aspetti della storia delle Reggiane e della città. L’ingegnere Camillo Battisti (Trento, 1910) giunge alle Reggiane dalla Piaggio di Pontedera negli anni ’30 e viene assunto come progettista del settore avio. La sua storia professionale ed umana si collega alla storia d’Italia poiché Camillo è figlio di Cesare Battisti, eroe irredentista della Prima guerra mondiale. Il fratello Luigi entrerà invece a far parte dell’Assemblea Costituente. Pietro Scapinelli (Vicenza, 1904) è pilota in gare internazionali che arriva alle Reggiane nel 1940, con il grado di ufficiale e l’incarico di collaudatore ma il 14 marzo 1941, ai comandi di uno dei nuovi velivoli prodotti, perde il controllo e si schianta al suolo perdendo la vita. Ma c’è anche la vicenda di Domenica Secchi, una donna incinta di 32 anni che il 28 luglio 1943 scioperava insieme a migliaia di lavoratori delle Reggiane in corteo contro la guerra chiedendo la pace. Quando un plotone di bersaglieri e di guardie private delle Reggiane iniziò a sparare, Domenica cercò rifugio in un portone ma, non riuscendo ad entrare, venne colpita al ventre morendo insieme al bambino che portava con sé.
La mostra è visitabile gratuitamente allo Spazio Gerra da martedì a venerdì (10-13) e sabato, domenica e festivi (10-13 e 15-19.30). Informazioni su www.spaziogerra.it
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