La storia di un ragazzino “innamorato” di Verdi
Mateo Zoni domani al Rosebud con il suo ultimo film “Il Club dei 27” «Una storia vera, che poi ha virato verso la fiction. Un omaggio al compositore»
REGGIO EMILIA. Domani sera (ore 21) al cinema Rosebud sarà presentato “Il Club dei 27”, ultimo film di Mateo Zoni. Prodotto da Kobalt Entertainment, Malia, Istituto Luce Cinecittà e Rai Cinema, vanta, alla fotografia, Daniele Ciprì. Al termine della proiezione sarà possibile incontrare il regista: Mateo Zoni, 39 anni, è nato a Parma ma vive da anni a Roma, dove ha intrapreso la carriera nel cinema.
Ecco che cosa ci ha detto del suo ultimo lavoro, le cui scene sono state girate tra Parma e Reggio Emilia.
Di che cosa parla “Il Club dei 27?”
«È la storia di un bambino che vuole entrare in un club esclusivo, un circolo di melomani della Bassa devoti a Giuseppe Verdi, ognuno dei quali porta il nome di una sua opera. Il protagonista è un ragazzino di quattordici anni, Giacomo Anelli, che da quando ne aveva undici ha fatto di tutto per diventare un membro del club. E che racconta una storia immensa come quella del grande compositore italiano come farebbe, appunto, un bambino».
Com’è nata l’idea?
«L’Istituto Luce mi ha chiesto di fare un film su Giuseppe Verdi. Ma Verdi è un autore su cui è già stato fatto tanto, così ho pensato di realizzare qualcosa di accessibile a tutti, anche a un bambino. Mi è venuto in mente il “Club dei 27”, che conoscevo già. Quando ho saputo che c’era questo ragazzino di quattordici anni, Giacomo, e l’ho sentito parlare, ho capito che c’era una storia da raccontare».
Quindi è una storia vera?
«Sì e no... perché parte da una storia vera per poi deviare verso la fiction. Ma il “Club dei 27” esiste davvero, così come esiste Giacomo. La definizione migliore l’ha data un critico che l’ha descritto come un “documentario romanzesco in atto unico”. È costruito in modo che non si distingua la realtà dalla finzione: c’è la storia di Verdi, l’avventura di un bambino che va alla sua ricerca, raccontata come se fosse un giallo, e infine c’è lo stesso ragazzino che veste i panni del compositore. Tre linee narrative che si vanno a innestare sulle immagini di repertorio, quelle in bianco e nero dell’Istituto Luce e, ovviamente, sulla musica».
Che ruolo ha la musica?
«Determinante. Come si può fare un film su Verdi senza la sua musica? Almeno quindici delle sue opere sono parte della colonna sonora: Macbeth, Rigoletto, La Traviata... Ma la grande intuizione è stata ricorrere alle registrazioni d’epoca conservate dall’Archivio del Teatro Regio di Parma, che ci ha concesso l’utilizzo. Ci sono registrazioni d’epoca inedite, e questo dà al film un valore aggiunto incredibile».
Progetti per il futuro?
«Sto preparando un serial tra il mistery e il fantasy con un mio collega sceneggiatore, Matteo Bondioli. È un thriller che si svolge proprio tra le nebbie della Bassa, dai toni un po’ horror... una specie di teen movie in stile “Stranger Things”, con al centro un gruppo di ragazzi che frequentano il liceo artistico. Poi ho in mente un film, questa volta puramente di finzione, un altro thriller ambientato, però, a Napoli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
