Gazzetta di Reggio

IL COMMENTO 

Parte dal Lido la strada che porta a Los Angeles

di Michele Gottardi

E anche a Hollywood trionfa la “Grosse koalition”, in assenza di un film da “maggioranza assoluta”, di quelli da dieci statuette. Trionfano l’amore, la Storia e le storie d’amore. Ma il verdetto...

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E anche a Hollywood trionfa la “Grosse koalition”, in assenza di un film da “maggioranza assoluta”, di quelli da dieci statuette.

Trionfano l’amore, la Storia e le storie d’amore. Ma il verdetto sancisce altri punti fermi. Intanto che l’Italia torna all’Oscar a quattro anni da Sorrentino. E ci torna con Luca Guadagnino, regista internazionale per frequentazioni e lavoro, che mostra come la strada per la rinascita del cinema italiano debba passare per orizzonti meno angusti della stretta penisola. “Chiamami col tuo nome”, di quattro candidature ha incassato quella della miglior sceneggiatura non originale, che si deve alla esperta mano di James Ivory e al libro di André Aciman.

A quasi 90 anni, massima età di un premiato agli Oscar, il regista ha portato a casa da sceneggiatore la statuetta che non vinse nemmeno ai tempi delle otto nomination di “Camera con vista” (1986) e di “Quel che resta del giorno” (1993). Venezia è l’altro cardine degli Oscar.

Del Toro e “La forma dell’acqua” hanno vinto il Leone d’oro nel 2017. E del Toro sarà a venezia il prossimo presidente di Giuria, tra pochi mesi. Di legami preziosi tra leoni e Oscar se ne sono stabiliti molti, da “Brokeback Mountains” a “La La land”, passando per “Gravity”, “Spotlight” e “Birdman”. Ma l’unico che aveva bissato i due premi era stato Laurence Olivier con l’“Amleto”, nel 1949. La conferma che la Mostra di Alberto Barbera ha ritrovato la strada per Los Angeles e che da oltreoceano si accredita una rinnovata stima per il Lido.

Per il resto molta storia, e di periodi cupi, dal secondo conflitto alla guerra fredda, una storia sempre vista attraverso le vicende – anche parallele: “Dunkirk” e “L’ora più buia” – dei suoi protagonisti, capaci di grandi slanci d’amore postumi o virtuali (“Tre manifesti a Ebbing”, un po’ trascurato come “Il filo nascosto”) o totalmente impossibili (“La forma dell’acqua”) o negati, come l’Oscar del cileno “Una donna fantastica” di Sebastian Lelio. Un modo per non vedere la dura realtà che sta fuori o per affrontarla meglio?

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