In bilico tra arte e psiche da Previati a Boccioni
La mostra “Stati d’animo” fino al 10 giugno a Palazzo dei Diamanti In esposizione anche documenti e disegni dal manicomio di Reggio
FERRARA. Il romanticismo pittorico, alcuni decenni prima della fine del XIX secolo, trascolora in qualcos’altro, poiché si avvicina a grandi passi la modernità. Accade che prima di scorgere nitidamente un’altra luce, si formano tante gallerie che veicolano tendenze, pensieri, opinioni… Una di queste riguarda l’approfondimento della psiche umana che avviene anche con il supporto della scienza e della letteratura, ad opera di alcuni artisti inquieti e visionari.
A loro il compito di sperimentare – per fissare con più forza – linguaggi visivi inediti, capaci di schiudere i regni dell’immaginazione e del sogno e far risuonare la voce degli stati d’animo. E “Stati d’animo” s’intitola la mostra in programma fino al 10 giugno a Palazzo dei Diamanti di Ferrara che coglie in modo esemplare quelle tendenze innovative e utopistiche che, tra ’800 e ’900, portarono nell’opera d’arte le vibrazioni emotive e i fantasmi che agitano la coscienza moderna, mettendo in gioco la sensibilità stessa dell’osservatore. Lo sguardo primario della mostra – che come sottotitolo porta “Amore e psiche tra Previati e Boccioni” – è all’Italia, con alcuni capolavori di personalità che hanno a che fare con il divisionismo, simbolismo e futurismo, come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Medardo Rosso, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Umberto Boccioni e Carlo Carrà. In mostra alcune delle loro creazioni più avanzate dialogano con opere di grandi esponenti del simbolismo europeo: tra queste un “pezzo” di grande suggestione, e da ammirare anche per la stupenda cornice, è di Dante Gabriele Rossetti, “Beata Beatrix” proveniente dalla National Gallery of Scotland di Edimburgo in cui viene rappresento lo spirito di Elizabeth “Lizzie” Siddal, l’amata moglie del pittore, morta prematuramente per abuso di laudano. E su questa scia troneggia nella stessa sala Gaetano Previati di cui questa mostra costituisce una significativo omaggio: “Haschish o Le fumatrici di Oppio”. Il racconto prende avvio nel clima di profondi rivolgimenti di fine ’800: l’eco della rivoluzione darwiniana e delle nuove “scienze dell’anima” contribuisce ad accendere negli artisti l’interesse per l’introspezione psicologica e per le dinamiche dei sentimenti, da cui scaturiscono, ad esempio, i ritratti allucinati di Segantini e Pellizza da Volpedo (del quale occorre citare “Ricordo di un dolore”) che rivisitano in una chiave attuale i temi cari ai pittori preraffaelliti e ai “poeti maledetti”. Di qui il percorso si addentra in un itinerario, attraverso gli stati d’animo a cui gli artisti hanno dato forma visiva, traendo ispirazione dall’immaginario scientifico e da una cultura intrisa di misticismo ed esoterismo: dalla melanconia all’abbandono fantastico nel sogno, dall’abisso della paura alla liberazione degli istinti sessuali, fino al rapimento estatico dell’amore e alla sublimazione nei sentimenti di pace e armonia universale. Pregio di questo viaggio è costituito dalle testimonianze del dibattito scientifico e culturale del tempo. A questo proposito, si possono vedere proiettate alcune pagine di riviste come l’Illustrazione Italiana (1889) e La Domenica del Corriere (1905), provenienti dalla Biblioteca Centrale di Firenze dedicate al manicomio di Reggio detto “Frenocomio”, nelle quali vengono riportati con tanto di disegni i “casi pietosi e strani”: l’oggetto è la “melanconia” che oltre ad essere un topos della letteratura ottocentesca, nelle sue forme patologiche è oggetto di studio già a partire dagli anni ’20 dell’800.
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