Juri Roverato a Reggio con la danceability
L’artista affiancherà Quinta Parete nelle scuole e sul palco
REGGIO EMILIA. Si rinnova la collaborazione tra l’associazione Quinta Parete e Juri Roverato, esperto di teatro e danceability che nella sua intensa attività artistica ha lavorato con diverse compagnie internazionali.
Quello di Roverato, laureato in filosofia, è un curriculum artistico ricco e articolato: classe 1977 e affetto fin dalla nascita da tetraparesi spastica, ha fatto dell’arte e della cultura la sua ancora di salvezza lanciando un messaggio di speranza e resilienza. Coraggio, determinazione e una grandissima forza d’animo sono gli ingredienti che hanno portato Juri ad essere un grande esempio per tutti, e non solo nel mondo del teatro.
«Lavorare con Juri – spiega Enrico Lombardi, direttore di Quinta Parete – permette di vedere le cose da un nuovo punto di vista, capovolge il tuo modo di fare arte e vivere la vita». Roverato, infatti, non è soltanto un esecutore ma anche un grandissimo formatore: da anni conduce laboratori rivolti a tutte le età portando avanti una ricerca che si basa sulle possibilità di raccontare il proprio mondo interiore attraverso il corpo partendo dal presupposto che non importa quanto il tuo corpo sia diverso da quello degli altri. La collaborazione con Quinta Parete, fortemente voluta da Lombardi e su cui l’associazione ha speso molte energie, è iniziata lo scorso anno con un progetto pilota durato un mese e proseguirà quest’anno fino ai primi di giugno, e lo vedrà impegnato in diversi laboratori per bambini, ragazzi, adulti, insegnanti e genitori, sia all’interno delle scuole che nei corsi permanenti dell’associazione. In particolare, all’auditorium Bertoli di Sassuolo ma anche nelle scuole di Reggio Emilia e Modena.
«L’obiettivo di Quinta Parete – aggiunge Lombardi – è quello di fare entrare in maniera stabile Juri Roverato all’interno dello staff della nostra associazione, non solo per quanto riguarda l’insegnamento nelle scuole e i corsi teatrali permanenti ma anche nella realizzazione e produzione di spettacoli». Un obiettivo che si sta gradualmente concretizzando, nonostante le difficoltà logistiche ed economiche.
È lo stesso Roverato, padovano d’origine, a raccontarci come è nato il suo articolato percorso. «Ho scoperto la danceability nel ‘99, per sbaglio. Cercavo un corso di teatro, ma ho sbagliato corso... era di danza. Il primo giorno volevo andarmene, ma mi hanno obbligato a terminare il corso. Il secondo giorno ho conosciuto una ragazza e andavo per stare con lei. Poi lei se ne è andata ed è rimasto l’amore per la danza, che dura ormai da 18 anni. Il teatro è arrivato molto dopo, non a caso io mi occupo più del movimento e del corpo, rispetto agli aspetti più di copione o della parola».
Ciò che impressiona è la sua capacità di comunicare nonostante la grave disabilità. «Penso – spiega – che si comunichi molto più col corpo che con le parole o con la mente. Il corpo comunica sempre e, non essendo mente, non mente. È un gioco di parole, ma ha una grande verità: parlando si può anche mentire, ma ciò che comunica il corpo va spesso oltre. Ciò vale per qualsiasi corpo, anche un corpo di una persona in coma, comunica molto più della sua parola, basta darsi il tempo di ascoltarlo. Sono 40 anni che cerco di conoscere il mio corpo, non fa sempre ciò che voglio, ma insieme ci divertiamo. Credo che il segreto sia la consapevolezza. A volte chi si muove in modo “normale” non ce l’ha».
Un po’ come i giovani con i quali ama lavorare. «Il loro primo approccio – conclude – è confusione e spavento. Poi i miei problemi spariscono e Juri diventa uomo come tutti. Il messaggio che vorrei trasmettere è che tutti siamo abili, tutti siamo disabili perché tutti siamo uomini. Spesso le disabilità che non si vedono sono più profonde di quelle che si vedono e tutti ne abbiamo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
