Mahler Chamber Orchestra, una magia
Diretto da Roth, il confronto tra Bartók e Haydn incanta il Valli
REGGIO EMILIA. Sempre con rinnovato interesse viene accolta la Mahler Chamber Orchestra, l’orchestra di Claudio Abbado che ogni anno trova il suo posto nel nostro cartellone della concertistica. Quando non sono direttamente gli interpreti a colpirci, è il programma scelto (sempre con cura ed intelligenza). Questa volta ha trovato come centro ideale l’Ungheria personificata da Bartók e Haydn, musicista di corte presso gli Esterházy, una delle più antiche famiglie nobili di quella terra che allora faceva parte dell’impero asburgico. Di loro la Mahler, diretta da François-Xavier Roth, ha eseguito due pezzi per ognuno piuttosto diversi come scrittura. Immerso nel folclore sebbene non da cartolina si pongono le sue Danze Rumene mentre il Divertimento, scritto più di vent’anni dopo, appare musica pura in confronto, anche se come è noto, il repertorio popolare dall’autore studiato “sul campo”, rientra sempre nella sue opere. Roth, senza bacchetta, affondava le mani in questa musica, mostrando agli strumentisti come arrivare all’essenza, facendo attenzione ad alleggerire, asciugare, sfumare. Se non fossimo rimasti incantati dalla volatine a perdifiato delle Danze così leggere e profonde al tempo stesso quanto impregnate, in alcuni casi, da consistenti gettate di puro colore che regalavano alle note un’impensabile ruvidezza, diremmo di essere stati rapiti dalle sonorità create nella pagina “Molto Adagio” del Divertimento: una sorta di notturno impregnato di un prezioso strato sonoro dal quale uscivano incantevoli figure in banco e nero realizzate da violini e viole. Ondeggiavano i ragazzi del Mahler mentre porgevano la musica. Anche Jean-Guihen Queyras, il giovane solista al violoncello del Concerto di Haydn lo faceva, riuscendo a mascherare con perizia le proibitive difficoltà racchiuse nel pezzo la cui scrittura privilegia le zone acute ed impervie dello strumento. Invece di sottolineare la consistenza formale del pezzo ha optato per rileggerlo come se fosse una lunga Toccata che a volte s’incapricciava perdendosi. Era più spinto ancora nelle cadenze, mentre in un’atmosfera evanescente ha disegnato per il brano di Dutilleux offerto come bis. La leggerezza regnava sovrana nella Sinfonia n.96 dove suonava l’orchestra al completo: tra gli altri abbiamo notato Chiara Tonelli, flautista, membro fondatore della Mahler. Questo Haydn, uscito dalle mani di Roth, suonato da alcuni strumenti d’epoca, come due magnifiche trombe, guardava a Mozart tanto era soave e iridescente, mobilissimo come il maestro sul podio che alla fine, tra gli applausi, ha sorpreso tutti, parlando alla platea che si aspettava un bis. Invece ha dichiarato soltanto la propria felicità di suonare nella nostra città per poi salutare elegantemente Francesco Filidei, nuovo consulente musicale de I Teatri.
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