Un nome nuovo per l’affresco di via Belfiore
Una cronaca manoscritta indica Vercellesi come autore del San Girolamo seicentesco
Pubblichiamo una sintesi dell’intervento che Alberto Cadoppi ha proposto al convegno ReggioStoria nella Sala del Capitano del Popolo dell’hotel Posta di Reggio Emilia.
REGGIO EMILIA. La casa posta in via Belfiore, n. 5 era nota in passato come “casa delle vecchiette” o del “legato Valeri”. Nel 1463, infatti, Valerio Valeri (bisnonno dell’Ariosto) aveva destinato le casette che possedeva in via Belfiore a ospizio di povere donne, da scegliersi da parte di tre confratelli della confraternita di San Girolamo e del membro più anziano della famiglia Malaguzzi-Valeri. Negli anni Venti del Seicento, l’arciprete della cattedrale Girolamo Malaguzzi, discendente del Valeri, trasformò le piccole casette in una sola casa con dodici camere.
In quel periodo il prelato fece decorare la facciata con l’immagine di San Girolamo che tuttora si può vedere sopra il portone, e fece aggiungere l’iscrizione ancora chiaramente leggibile a ricordo del legato pio del suo antenato. Il santo fu scelto per ricordare la omonima Confraternita che doveva gestire la casetta, ed il nome dello stesso arciprete.
A metà Novecento lo stato del fabbricato era ormai disastroso, per cui la confraternita vendette la casa, e ne fece costruire un’altra su viale Monte Grappa.
Quanto all’edificio di via Belfiore, esso fu poi ristrutturato da privati. Della casa secentesca è rimasto il muro in facciata, con l’affresco raffigurante San Girolamo e l’iscrizione.
Sono state finora ipotizzate varie attribuzioni per quel notevole affresco. Vi è chi ha fatto il nome di Giacomo Baccarini (Reggio, 1635-1679), e chi lo ha assegnato a Pietro Armani (Reggio, 1613-1699).
Una Cronaca manoscritta di metà Seicento, conservata presso la Biblioteca Panizzi, ci rivela il vero autore dell’affresco. La Cronaca fu redatta dal notaio reggiano Cesare Ancini.
L’Ancini, in quel suo manoscritto, parlava di vari pittori di cui era stato molto amico: fra questi Alessandro Tiarini, Luca Ferrari, Girolamo Massarini, Sebastiano Vercellesi, Francesco Burani, Paolo Emilio Besenzi e Pietro Armani.
In un passo del suo prezioso scritto, l’Ancini parlava del pittore Sebastiano Vercellesi, riferiva di vari suoi quadri sparsi in alcune chiese reggiane; e procedeva con la descrizione degli affreschi da lui lasciati su varie case di Reggio, fra cui – ed è quello che qui ci interessa – “un S. Girolamo nella strada, che va dal Purgo alla Ghiara all’incontro agli Arlotti”.
Finora, chi ha esaminato la predetta Cronaca non ha indagato a fondo per capire quale potesse essere quella strada che dal “Purgo” andava “alla Ghiara”, e quale fosse quella casa “incontro agli Arlotti”.
In realtà, studiando la toponomastica e il lessico reggiani del tempo, si scopre che il “Purgo” non era altro che il palazzo rinascimentale dell’Arte della Lana, ancor oggi conservato e posto in via San Carlo (a sinistra andando verso piazza Fontanesi) e caratterizzato da un ampio e alto porticato.
L’intero edificio era così denominato perché una parte del palazzo era destinata a “purgare” i tessuti di lana. La stessa via San Carlo, nel tratto fra via Squadroni e piazza Fontanesi, veniva chiamata “via del Purgo”.
Sicché, la strada che andava “dal Purgo alla Ghiara”, ovvero alla “strada della Ghiara”, era sicuramente via Belfiore, che partiva quasi di fronte al palazzo del “Purgo”, e attraverso l’odierna via del Cristo sfociava nella strada della Ghiara. Ma determinante è l’altro indizio del manoscritto: l’edificio affrescato si trovava “incontro alla casa degli Arlotti”.
Ebbene, Gian Marco Arlotti, fratello del vescovo Bonfrancesco, fabbricò nel Quattrocento un palazzo (tutt’ora esistente) in via San Carlo, che si estendeva in via Belfiore, e si trovava dunque proprio di fronte alla casa del legato Valeri. Dunque, nessun dubbio residuo: la casa su cui Sebastiano Vercellesi aveva dipinto a fresco il San Girolamo era quella delle “vecchiette” di via Belfiore.
Abbiamo così finalmente un’attribuzione definitiva per il nostro affresco. E possiamo ritenere che sia stato commissionato nella terza decade del Seicento al pittore dall’arciprete Girolamo Malaguzzi.
Il Vercellesi, nato a Reggio nel 1603 e morto ivi nel 1657, abitò per circa sette anni a casa di Leonello Spada, prima a Reggio (impegnato nel cantiere della Ghiara) poi a Parma, dove lavorò col pittore bolognese, che morì nel maggio 1622.
Proseguì quindi per qualche tempo i lavori intrapresi a Parma dal maestro, al servizio dei Farnese, per poi rientrare a Reggio, dove nel 1625 aprì una accademia di pittura, sotto la protezione del Comune.
Sono state individuate dagli studiosi una ventina di sue opere, ma qui si possono ricordare la pala firmata della chiesa di San Sepolcro a Parma (dipinta prima del rientro a Reggio), raffigurante la Sacra famiglia con San Giovannino e santa; la “notevole” Comunione di Sant’Onofrio, della Galleria Estense di Modena, un tempo nella chiesa reggiana di Sant’Ilario; la Comunione di Santa Maria Maddalena e Santi, oggi nel Palazzo Vescovile; e infine due tele di miracoli in Ghiara.
L’affresco di San Girolamo nella facciata della casa delle vecchiette di via Belfiore deve ritenersi opera giovanile.
Oltre a quanto già detto in proposito, appare decisivo il confronto fra il volto del San Girolamo e quello del Padre Eterno della Comunione di Santa Maria Maddalena e santi del Palazzo Vescovile, definita giustamente dagli studiosi opera “giovanile” del nostro: i due volti sono straordinariamente simili nei lineamenti e nell’espressione.
Questa somiglianza non solo rafforza (se ve ne fosse bisogno) l’attribuzione a Vercellesi dell’affresco di via Belfiore, ma costituisce una riprova della stessa collocazione cronologica del San Girolamo nel primo periodo dell’artista. Un’altra “parentela” fra i due dipinti (l’affresco e la tela del palazzo Vescovile) è ravvisabile nella committenza: anche la pala, infatti, fu commissionata sicuramente da un Malaguzzi, come attesta lo stemma raffigurato nel quadro in basso, nel mezzo, sicuramente riferibile all’importante casata reggiana.
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