Con “Figlie dell’epoca” Roberta Biagiarelli porta in scena le donne
REGGIO EMILIA. Domani sera (sipario ore 21) al teatro Cavallerizza andrà in scena “Figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra” di e con Roberta Biagiarelli, a ingresso libero. Lo spettacolo,...
REGGIO EMILIA. Domani sera (sipario ore 21) al teatro Cavallerizza andrà in scena “Figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra” di e con Roberta Biagiarelli, a ingresso libero.
Lo spettacolo, prodotto da La Corte Ospitale in collaborazione con Babelia, fa parte di “Trecentosessantacinque giorni donna”, il calendario di iniziative organizzate dal Comune di Reggio Emilia per promuovere il protagonismo delle donne nei diversi settori della vita pubblica e privata, con una particolare attenzione, nell’edizione di quest’anno, alla prospettiva internazionale. Il tema scelto per il 2018, infatti, è “Europa, diritti e femminile”.
Lo spettacolo previsto per domani sera ha ricevuto il premio del pubblico al 14° Festival teatrale di Resistenza 2015 e ha vinto il Premio Sonia Bonacina nello stesso anno. Roberta Biagiarelli, che ne è sia autrice che interprete, ci ha raccontato di cosa si tratta.
Di che cosa parla “Figlie dell’epoca”?
«È una storia a cerchi concentrici: parla del Novecento, a partire dalla scintilla che ha fatto scoppiare il primo conflitto mondiale. Ma è anche, e soprattutto, la storia del Congresso internazionale femminile convocato all’Aja, nell’Olanda che allora era stato neutrale, il 28 aprile del 1915. Una serie di donne, suffragette dell’epoca, si ritrovano per discutere il proprio ruolo nella diffusione di una cultura di pace».
Come nasce l’idea?
«Da un mio desiderio di parlare delle donne e dalla scoperta di questo congresso, un evento sconosciuto di cui non si sa praticamente nulla, che è diventato il cuore pulsante dello spettacolo. Facendo ricerche ho scoperto che delle 1136 donne che vi presero parte solo una era italiana: Rosa Genoni. Così mi sono messa sulle sue tracce e, grazie all’aiuto della nipote, ho potuto ricostruire la sua storia».
Com’è diventato un monologo?
«È stato fondamentale il contributo della regista, Simona Gonella, che mi ha aiutato a mettere insieme i pezzi di questa ricerca per renderli un unico discorso. Poi importantissimo è stato anche il contributo di Gemma Bigi, ricercatrice di Istoreco, che ci ha fornito la consulenza storica. “Figlie dell’epoca” parla del passato, ma ha anche un legame molto stretto con l’attualità».
Qual è il rapporto con il presente?
«Viviamo in un presente molto complicato per le donne: dobbiamo ancora rivendicare la nostra partecipazione alla vita politica, strappando di volta in volta una piccola porzione di diritto… e queste donne del 1915, che vivevano in una realtà ancora più difficile, si sono messe insieme e hanno girato l’Europa, sotto le bombe, per convincere i vari capi di stato che sarebbe stato meglio porre fine alla guerra. C’è una grande modernità in questo».
Qual è il ruolo delle donne, nell’educazione alla pace?
«Dobbiamo tornare a essere capaci di fare rete come loro, e portare avanti con coraggio i valori di intelligenza e amore per cercare di contrastare ogni principio distruttivo. L’unica soluzione si può trovare nella condivisione dei diritti, non nella contrapposizione. Ed è una condivisione che va fatta insieme agli uomini».
Linda Magnoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
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