Gazzetta di Reggio

Intervista a sei su Matilde di Canossa

Intervista a sei su Matilde di Canossa

Reggiolo chiude il cerchio sul 900°. Domani alle 17 confronto a villa Pavarini De Moll

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Matilde di Canossa non finisce mai. Lei e il suo tempo sono fonti inesauribili di interesse e ricerca. I reggiani nutrono una forte passione per la grancontessa e l’epoca canossiana.

A conferma di ciò vi è la manifestazione di domani che conclude e corona la densa attività storica di Reggiolo.

A Palazzo Pavarini De Moll alle 17 verranno presentati due libri. La loro edizione chiude un’attività cominciata nel 2015, novecentesimo anniversario della morte di Matilde. I due convegni organizzati nel luglio e nell’ottobre di tre anni fa ora sostanziano gli Atti “L’eredità di Matilde nei territorio della bassa pianura” a cura di Franco Canova, e hanno ispirato la pubblicazione del volume “Matilde nella memoria reggiana”.

In quest’ultimo sono riportati 30 documenti del corpus di Matilde di Canossa (158 pergamene a suo tempo tradotte dagli autori, nel 2015, insieme a due altri coautori), con riassunti e commenti. Sono stati selezionati in quanto stilati nel Reggiano o riguardanti argomenti di interesse reggiano. Questo libro sarà in vendita con la Gazzetta da mercoledì, nelle edicole reggiane.

Gli autori, Maurizio Fontanili e Clementina Santi, hanno inteso condensare in pagine scorrevoli, didattiche e discorsive i vari contenuti dei documenti, per raggiungere il pubblico dei non iniziati, di chi può provare curiosità e interesse per vicende tanto lontane nel tempo ma con molti riferimenti all’attualità reggiana.

La reggianità di Matilde di Canossa emerge in quasi tutti i documenti sintetizzati nella Prima Parte (la raccolta comprende nella sua Seconda Parte anche i testi integrali, tradotti in italiano). La contessa si mosse in molti paesi, prevalentemente per presiedere a placiti (processi in tribunale) relativi a liti, ma anche a donazioni, conferme e permute di beni, terre, corti, enfiteusi, affitti ecc.

Dall’Appennino alla media pianura e alle località presso il fiume Po, il Bondeno, il Gorgo della Bassa reggiana, Matilde si atteggiò a sovrana consapevole del suo ruolo, capace di comprendere le questioni del popolo che governava e in grado anche di far applicare le leggi e il diritto là dove risultavano calpestati e disattesi.

La grancontessa non mancava di redarguire i suoi stessi funzionari (ministeriales, vassalli e valvassori, capitani, cavalieri) e ascoltava le lamentele dei più poveri, delle chiese minori e dei sudditi in condizioni di necessità. Matilde favorì ospitali per pellegrini (specie sui passi di transito dall’Emilia alla Toscana), manutenzione di strade, navigazione sul Po, attività di pesca, agricoltura, commercio. La sua figura storica è nei 40 anni del suo dominio legata altresì alla lunga guerra (1080-1094) contro l’imperatore Enrico IV: è nota la sua presenza conciliante nell’inverno 1077 per avvicinare il papa Gregorio VII, suo ospite in Canossa, al giovane re colpito dalla scomunica nella lotta per le Investiture e perdonato proprio grazie con la mediazione della contessa. La scelta di vivere i suoi ultimi tempi nel Bondeno di Ròncore – castello già dimora dei suoi genitori – presso Reggiolo, è stata in questo volume espressa negli 8 documenti che Matilde fece compilare nella corte del Bondeno. Dall’autunno 1114 all’estate successiva predilesse la località isolata, fra i corsi d’acqua, le selve incolte e in fase di ronca, i campi dissodati in quegli anni per l’agricoltura. Tanti ricordi la trattenevano in quel luogo, vicino all’amato monastero benedettino di Polirone, in SanBenedetto Po. Nel 1077 vi si era rifugiata per sfuggire all’agguato preparato da Enrico IV per catturarla insieme al papa; negli anni seguenti vi ritornò, forse per la vicinanza del vassallo prediletto (Arduino della Palude) in Bondeno Arduino, poco distante da quello di Ròncore (oggi Bondanazzo di Reggiolo). Fu lì che la colse la morte, a 69 anni, due mesi dopo aver cessato definitivamente i suoi impegni pubblici e le donazioni.

La ricerca effettuata da Fontanili e Santi mette in evidenza la serie di lettere e documenti riferiti a diverse località reggiane, dal crinale appenninico alla bassa pianura verso il fiume Po.

Matilde nel corso della sua vita gestì il vasto territorio “italico” con una politica coerente e chiara. Le specifiche lettere “reggiane” confermano il tenore politico e l’indirizzo amministrativo già rilevato e ricordato nella raccolta dei 158 documenti tradotti e pubblicati nel volume del 2015.

La ricerca dei curatori ci consente un’altra valutazione e cioè che Matilde svolgeva la sua funzione amministrativa prevalentemente nei periodi di pace e in particolare, nel Reggiano, a Guastalla (5 lettere) e a Bondeno i Roncore (Bondanazzo di Reggiolo) con ben 8 documenti firmati in varie occasioni.

Sembrerebbe quasi che i territori compresi nel “quadrilatero” dei castelli appenninici avessero la prevalente e fondamentale funzione militare di assoluta difesa dalle incursioni dell’imperatore Enrico. Ai curatori va il merito di questo meticoloso e prezioso approfondimento che potrà servire a studiosi e appassionati di considerare il territorio matildico reggiano nella sua completa estensione, da Carpineti, sull’alto Appennino, fino al Bondanazzo di Reggiolo, sulle rive del grande fiume.



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