Gazzetta di Reggio

«Con il noir faccio luce sui mali di quest’Italia»

di Linda Magnoni
«Con il noir faccio luce sui mali di quest’Italia»

Valerio Varesi presenta la sua “Trilogia di una Repubblica” 

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CAVRIAGO. Domani sera (ore 21) nella Sala del Consiglio del Comune di Cavriago, Valerio Varesi sarà ospite dell’incontro intitolato “Dal rivoluzionario al commissario Soneri”. Oggetto della serata, uno spaccato della storia italiana al maschile attraverso i personaggi dell’autore. L’evento, a ingresso gratuito, è organizzato dall’Associazione Culturale Carmen Zanti e a dialogare con lo scrittore sarà Pierluigi Senatore. Valerio Varesi, cresciuto a Parma, lavora nella redazione bolognese di Repubblica. Nel 1998 pubblica il suo primo romanzo, inaugurando la carriera del suo personaggio più noto, il commissario Soneri. Mentre “Trilogia di una Repubblica” è il suo ultimo lavoro. Cosa ha a che fare il commissario Soneri con il suo ultimo libro, è lui stesso a spiegarlo.

Innanzitutto, di che cosa parla “Trilogia di una Repubblica”?

«Sono in realtà tre romanzi: il primo si intitola “La sentenza” ed è la storia vera di due partigiani “per caso” che entrano nella quarantasettesima Brigata Garibaldi, nata proprio sulle sponde dell’Enza dal distaccamento Don Pasquino Borghi, prete ucciso dai fascisti. Il secondo, “Rivoluzionario”, ripercorre gli anni dal 1945 al 1980 attraverso gli occhi di una coppia di comunisti a Bologna. Il terzo, infine, “Lo stato di ebbrezza”, arriva fino al 2011 e racconta la fine della Prima Repubblica».

Come le è venuta l’idea di una Trilogia?

«Ho deciso di raccogliere tre romanzi degli anni scorsi, scritti dal 2015 in poi. Poi mi sono accorto che il tutto era molto più della somma delle parti: quello che ne risultava era una riflessione sull’oggi, su come siamo arrivati alla situazione attuale. Mi sono chiesto a questo punto chi ha ucciso i sogni di tre generazioni di italiani portando alla crisi che stiamo attraversando».

E che risposta si è dato?

«Dopo la guerra, quando sono venuti meno i grandi ideali, il mondo ha cambiato pelle. Al “noi” si sostituisce l’“io”, alla collettività l’individualismo sfrenato, dettato dall’economia liberista. Il mondo degli yuppies, la nascita delle emittenti private… Qui c’erano già i prodromi di ciò che viviamo oggi. È un presente infinitamente più povero e privo di diritti. Ma questa non è nostalgia, è una realtà di fatto: per la prima volta i trentenni stanno peggio dei loro genitori. È un’inversione di tendenza sotto gli occhi di tutti».

Come si può risolvere?

«Tornando al sentimento collettivo, quello davvero di tutti, non di pochi. È necessario che le multinazionali paghino ciò che devono pagare, senza che i lavoratori vengano dissanguati: ci vuole una ridistribuzione della ricchezza. Già negli anni ’80 si stava cominciando, senza rendersene conto, a consumare il futuro. E allora ho deciso di rintracciare le cause. Mi sono messo nei panni del commissario Soneri: lui cerca di risalire a monte nella vita della vittima, io nella storia della Repubblica».

Che rapporto c’è tra le storie di Soneri e l’attualità?

«Il noir, il giallo, è uno strumento utile per indagare l’attualità e andare a fondo in quelli che sono i sintomi evidenti di un malessere profondo. È un modo per arrivare alla realtà tramite la finzione, per capire cosa è davvero successo e perché siamo arrivati fino qui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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