Gazzetta di Reggio

recensione 

Rudy Pulcinelli dissemina lettere per costruire “ponti” tra i popoli

di Tullio Masoni
Rudy Pulcinelli dissemina lettere per costruire “ponti” tra i popoli

REGGIO EMILIA. Lontana e tuttavia avvertibile, sia pure con personali e “sublimate” varianti, è la stagione concettuale. Presso Bonioniarte, in corso Garibaldi fino al 29 aprile, Rudy Pulcinelli ha...

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REGGIO EMILIA. Lontana e tuttavia avvertibile, sia pure con personali e “sublimate” varianti, è la stagione concettuale. Presso Bonioniarte, in corso Garibaldi fino al 29 aprile, Rudy Pulcinelli ha disposto i suoi oggetti scultorei con una cura che utilizza l’ambiente e le sue candide pareti. Perché il peso delle grosse cornici in acciaio rugginoso e dei blocchi è al tempo stesso alleggerito dalla stessa tonalità vellutata del materiale, e le “textures” di ferro biancodipinto sono quasi confuse con gli intonaci. Si offrono cioè da un fine gioco tonale: plastiche ma discrete sporgenze, ombre.

La prima impressione è di eleganza. Poi si nota il contrasto delle forze; di volumi compatti e grappoli “vegetali” (sempre formati da lettere di alfabeto), di contenitori – barattoli e vasi di arcaica evocazione – da cui le stesse lettere si aprono alludendo talvolta a fiori e germogli. Il motivo vegetale interrompe la compattezza dei supporti, si infila nelle fessure come avviene nei vecchi muri, fa pensare alla necessità di aprire o a un drammatico schiacciamento.

Le lettere che l’artista ha scelto e affida all’invenzione plastico-metaforica (il rilievo forte, come detto, e i reticoli piatti) provengono dagli alfabeti più diffusi nel mondo: latino, greco, cirillico, arabo, ebraico, giapponese… e alludono, forse, a parole in attesa di formarsi e già resistenti. Parole “in fieri”, dunque, per un discorso che, pur nella dichiarata frantumazione, auspicherebbe il contatto fra popoli lontani. Anche allargandosi al superamento delle gerarchie storico temporali – ho appena menzionato i vasi, che sembrano appena estratti da uno scavo – in una visione che è archeologica quanto odierna, parlante da un caos non solo suggestivo ed enigmatico, ma naturalisticamente ostinato nella sua essenza creativa e naturale. Il titolo della mostra-installazione è infatti Bìos/ vita; fra resistenza, ripeto, e catastrofe. Perché qualora l’equilibrio col quale l’artista misura auspicio e talento fosse spezzato, ogni plastica seduzione si trasformerebbe in una distruttiva e irrimediabile chiusura. La funzione dell’artista, d’altro canto, è assai spesso operare nell’ambiguità. Fra progetto di forma, lirica trasformazione dei materiali e pensiero, Rudy Pulcinelli fa la sua parte.



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