In mostra 450 bottoni naif e contemporanei
A Palazzo Bentivoglio la collezione unica al mondo di Luigi Braghiroli
GUALTIERI. Un centinaio di persone ha fatto da cornice all’inaugurazione, sabato pomeriggio in Sala Falegnami a Palazzo Bentivoglio, della mostra dei “bottoni” d’arte naif e contemporanea di Luigi Braghiroli. Una collezione unica al mondo, composta da 450 “bottoni” (tondi in legno di 20 centimetri di diametro, su cui il pittore focalizza una sua opera) sia di naif (la maggior parte) che di artisti contemporanei. Questi “bottoni” sono raggruppati in 75 collane, che resteranno in mostra a Gualtieri fino al 15 aprile. Al tavolo dei relatori, oltre a Braghiroli, l’assessore alla Cultura Marcello Stecco e il giornalista della Gazzetta di Reggio Tiziano Soresina, esperto di arte naif. Stecco ha ribadito l’appoggio del Comune di Gualtieri all’arte naif e alla cultura popolare, sottolineando la vocazione collezionistica di Braghiroli, per il quale – alla mostra – sono giunti appassionati da tutta la regione, oltre che da Veneto e Toscana. Proprio l’alta affluenza ha commosso lo stesso Braghiroli che ha voluto omaggiare con una sorpresa l’amico Franco Mora, regalandogli un quadro che inseguiva da anni. Restando sempre in ambito naif, non si può evitare di citare gli applausi che hanno salutato l’arrivo di “Pedar”, al secolo Pietro Borettini da Viadana, multiforme artista conosciuto in tutta la Bassa, accompagnato dalla figlia Sandra.
«In Braghiroli c’è molta umanità – ha aggiunto Soresina – ma allo stesso tempo un forte spirito battagliero che lo spinge a lottare affinché l’arte naif entri in modo più incisivo a far parte dell’arte contemporanea. Al di là dei tantissimi bottoni ha collezionato negli anni, con il sostegno della moglie Liliana Bartoli, tantissime opere di pittori ormai scomparsi, italiani e non solo».
Braghiroli, classe 1949, dipendente delle Poste in pensione, risiede a Reggio Emilia e in ambito naïf è uno dei maggiori collezionisti, in quanto negli anni è riuscito a mettere insieme circa 4mila opere. L’avvicinamento alla cosiddetta arte ingenua avvenne in gioventù, quando frequentava le zone del Po insieme allo zio e quando, grazie al lavoro, iniziò a conoscere da vicino il territorio della Bassa.
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