La sacra missione di Guido Alberto
Ingegnere e musicologo, fratello del grande Paolo Borciani fu lui a fondare l’omonimo concorso per quartetti d’archi
REGGIO EMILIA. Esattamente dieci anni fa, si spegneva, a 87 anni, Guido Alberto Borciani, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della cultura musicale e del quartetto d’archi. E non solo nella nostra città, ma anche a Milano dove era stato vice presidente e consigliere della Società del Quartetto. L’Ingegnere come veniva chiamato da tutti – era stato uno tra i massimi esperti mondiali di turbine – fondò nel 1987 il Concorso per Quartetto d’archi Premio Paolo Borciani, divenuto ben presto il primo al mondo, dedicato a questa formazione. Se Reggio ancora conserva un primato inattaccabile in ambito culturale, è quello di capitale del quartetto d'archi, e ciò lo si deve a Guido e al suo prezioso lavoro.
Come è noto, la musica per tale formazione di indiscutibile bellezza, risulta parimenti di difficile comprensione. Ma nella nostra città i concerti per quartetto, come le sessioni del Concorso continuano ad essere gremite di pubblico che partecipa in modo massiccio, interessato ed attivo.
Come si diceva, l'Ingegnere ha voluto la competizione per ricordare il fratello Paolo primo violino del Quartetto Italiano morto nel 1985: il gesto più consistente fatto per tenerne vivo il ricordo insieme alla cura di articoli per riviste, un bellissimo documentario firmato da Nino Criscenti, l'allestimento di mostre, il libro che scrisse nel 2003 “Il Quartetto Italiano una vita in musica».
Pur senza retorica, sembrava essere investito di una missione: quella di custode di una memoria sacra, compito che svolgeva con orgoglio proprio dalla casa dove il Quartetto Italiano si costituì nel 1945, e cioè da via Garibaldi 32, in cui conservava intatta la sala prove, così com'era a quei tempi. L'Ingegnere era musicologo, in ogni caso la sua formazione scientifica (laurea al Politecnico di Milano) gli è servita per divulgare sistematicamente l'operato stellare della mitica formazione unitamente ad un’opera di formazione all’ascolto della musica per il pubblico, poiché organizzava, sistemava e nel contempo la sua personalità originale, anticonformista, profondamente tenace gli suggerì un modo efficace di comunicare per riuscire a svelare i significati di tanta musica anche complessa. I tanti che in teatro hanno frequentato le sue lezioni del ciclo “Scomporre la musica” lo possono testimoniare ancora adesso.
Come organizzatore, ha fondato nel 2003 il Festival Internazionale dedicato al Quartetto destinato a svolgersi nei due anni intercorrenti tra un concorso e l’altro, e già dalla prima edizione del 2005 fu integrata con un corso di perfezionamento in cui erano coinvolti i vincitori del Premio Borciani delle passate edizioni.
Un’altra idea della quale andava orgoglioso, era “Quartetti e movimenti", i concerti gratuiti destinati a richiamare il pubblico degli amatori, nelle piazze, nei cortili, nei palazzi privati della città.
Perdutamente innamorato di Bach, esemplare a questo proposito le sue riflessioni sull'Arte della fuga, Guido Borciani si è esibito anche come solista al pianoforte e come camerista in Italia e all’estero e, per meriti culturali e professionali, nel 1989 la Provincia di Milano gli ha conferito la medaglia d’oro. Tante le passioni extra, comprese quella per il basket, e la Moto gp, il tutto racchiuso in una figura anti-convenzionale, moderna, capace di indignarsi come pochi di fronte alle ingiustizie.
Questa sera nella chiesa di San Francesco da Paola, nell’ambito del cartellone di Soli Deo Gloria, era previsto un concerto dell’organista Renato Negri in ricordo di Guido Alberto Borciani, concerto che non si terrà per problemi personale di Negri ma che non è escluso venga recuperato. Auspichiamo che la neonata “Casa del Quartetto” possa comunque intitolargli qualche iniziativa, oppure nell'edizione 2020 del Concorso venga istituito un premio speciale alla memoria dell'indimenticato fondatore.
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