«Un dramma intenso per ugole d’acciaio»
Il direttore d’orchestra Callegari presenta la sua “Gioconda”
REGGIO EMILIA. Un’opera molto amata dal pubblico quanto bistrattata dalla critica. Un titolo molto popolare fino agli Sessanta, poi quasi del tutto abbandonato. Questo è il destino di “Gioconda” composta dal cremonese Amilcare Ponchielli su libretto di Arrigo Boito – per l’occasione si firmò con l’anagramma Tobia Gorrio – e basato sul dramma di Victor Hugo “Angelo, tyran da Padoue”.
Questo lungo silenzio viene finalmente interrotto con la produzione che ai primi di marzo è partita da Piacenza, per toccare Modena e poi Reggio – dove è in scena venerdì 6 aprile, ore 20, e domenica 8 aprile, ore 15.30 –, e ha fatto nascere una notevole attenzione su di essa. Ne è decisamente contento il direttore d’orchestra, Daniele Callegari che oltre ad essere innamorato dell’opera la conosce alla perfezione avendola già diretta altre tre volte con grande successo. «Dentro alla “Gioconda” ci sono finito per caso ad inizio carriera – racconta – quando accettava un po’ tutto. E adesso devo dire: meno male che ho accettato, perché l’opera è bellissima». La sua prima “Gioconda” è stata a Cremona nel 1996: «Nel cast di tutto rispetto – ricorda Callegari – tra gli altri figurava il baritono Carlo Guelfi che in futuro mi ringraziò per come gliel’avevo insegnata. Prima non a caso ho detto “di tutto rispetto”, questa è un’opera che esige un totale rispetto, proprio per il pesante sforzo che ogni singolo artista deve sostenere, in quanto non esistono momenti in cui ci si può rilassare... Gioconda mi piace, e lo dico con il cuore e non con la testa... dalla mia “prima” di Cremona mi ha dato molte soddisfazioni».
Callegari si riferisce a quando l’ha diretta nuovamente a Barcellona, per la regia di Pizzi (un sontuoso spettacolo di cui esiste il dvd) e ancora al Metropolitan di New York dieci anni fa. Personalità forte e a tutto tondo, il direttore milanese, che da anni lavora nei più importanti teatri europei, ha gusti ben precisi in fatto di titoli d’opera. Oltre a Verdi del quale a Parma nell’ottobre scorso ha diretto una memorabile Jerusalem, preferisce quei melodrammi che, dice testualmente, «presentano tanta carne al fuoco. Sono totalmente devoto alla musica romantica e alla giovane scuola italiana del ’900 storico: non solo parlo di Puccini, ma anche di Leoncavallo, Wolf-Ferrari, Giordano, le cui opere costituiscono un patrimonio a torto dimenticato. Certo, in questi anni di grande scarsità di voci capisco non sia facile portarle in scena. Posso dire che per “Gioconda” ci vogliono ugole d’acciaio con corde vocali spesse, diremmo “da funivia”. A questo proposito, credo che questo sia il cast migliore che si possa avere oggi, senza ombra di dubbio. Penso alla Hernandez, nel ruolo della protagonista, e al tenore Francesco Meli che debutta nel ruolo».
Non è la prima volta che Daniele Callegari lavora nel nostro teatro: proprio agli inizi di carriera vi ha diretto alcune opere e dei concerti. «Torno volentieri in terra emiliana, percepisco una grande autenticità riguardo alla passione per il melodramma che non solo comprendo, ma sento che mi appartiene. Lavorare in questi teatri mi fa sentire maggiormente coinvolto emotivamente; la gente si nutre della passione per l’opera in Emilia. Poi per il teatro di Reggio conservo un ricordo speciale, in quanto da lì è partita la mia carriera: ricordo la “Saffo” di Pacini e“Les Marthyrs” di Donizetti, il corrispettivo francese del Poliuto che nel gennaio scorso ho diretto al Liceu Barcellona; credo di essere tra i pochi ad aver diretto le due versioni». Tornando a “Gioconda” e ai momenti di maggior impatto, Callegari si trova in imbarazzo perché non sa cosa scegliere. «Basta la famosa Danza delle ore... non c’è persona che non la conosca, dopo che Walt Disney la incluse nel suo film “Fantasia”, ed e l’unico pezzo presente di un autore italiano. Poi vorrei ricordare “Il suicidio” e l’aria “Cielo e mar” in cui tutti i tenori vengono attesi al varco».
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