Pizzeria Condor, da 45 anni al servizio del palato dei reggiani
Giaroli e Masini gestiscono insieme il Condor da quasi mezzo secolo Da Rivera a Del Piero, il noto ristorante crocevia di personaggi
REGGIO EMILIA Il Condor è così. Crocevia di personaggi. Di sapori. Di storie. «Siamo soci da 45 anni. Una delle gestioni più longeve, forse la più longeva, della nostra città». Lauro Masini, classe 1953, e Janni Giaroli, classe 1951, sono le colonne portanti del Condor, noto ristorante-pizzeria del centro di Reggio che avviò l’attività nei primi anni ‘60. Un sodalizio che, assieme alle rispettive famiglie e allo staff, i due portano avanti dagli inizi dei ’70. «Il segreto? Andare d’accordo, grande impegno e tanta passione», spiegano.
«Ciao ragazzi, come va?». L’ex stella della Reggiana entra all’improvviso, si ferma a fare due chiacchiere, poi si congeda. «Qui è così – dicono Janni e Lauro – un viavai continuo di musicisti, attori, registi, sportivi. E persone di tutte le età, dai nonni ai nipoti».
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Ci sono foto affisse alle pareti. Campioni dello sport e personaggi dello spettacolo, magari di scena al Valli o all’Ariosto, passati al civico 3 di via Spallanzani per una pizza, un piatto della cucina tipica reggiana o una specialità di pesce. E ci sono le immagini di scorci reggiani. Della provincia e della città. «Il centro è cambiato, si sta cercando di rilanciarlo. Ci sono alcune zone che possono risultare un po’ più penalizzate, in cui occorre prestare più attenzione. Però restiamo una bella città, accogliente e verde».
Un centro diverso, senza dubbio. E una Reggio diversa. Con le abitudini dei reggiani cambiate rispetto a un tempo: «Qualche anno fa – sottolineano Lauro e Janni – si andava prima in discoteca poi qui a mangiare. Adesso è il contrario». Condor, locale storico. Condor, nome di certo insolito per un ristorante-pizzeria. «Questo palazzo, quando fu costruito, si chiamava condominio Condor. I primi gestori dell’attività nel 1962 lo chiamarono così. Noi abbiamo portato avanti il nome, aggiungendo il simbolo che ci contraddistingue».
Uno sguardo al Valli, un altro a piazza della Vittoria. Un tuffo nel centro dell’esagono. E un viaggio a ritroso negli anni. Tra aneddoti e storie. Lauro, milanista doc, racconta di quella volta in cui «si presentò a cena Gianni Rivera. Aveva smesso di giocare da pochissimo. Per me, come per tutti i rossoneri, era un mito. Quando salutò dopo la cena, mi fiondai al tavolo a prendere la sedia sulla quale si era accomodato. La conservo in casa da allora, eravamo sul finire degli anni ’70. Non ci si è mai più seduto nessuno (ride, ndc)». O di quando Janni, tifoso bianconero, vide arrivare a cena Del Piero, Peruzzi, Inzaghi e tanti altri calciatori della Juve di scena al palazzetto dello sport per un’iniziativa benefica: «Fu davvero una grande emozione. Così come le cene dei campioni di basket e volley passati in questi anni». E uno sguardo al futuro. «Dove ci vediamo tra due lustri? L’auspicio è vedere qualcuno dei nostri figli proseguire l’attività. Impegnativa, certo, ma in grado di regalare tante belle soddisfazioni».
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