Gazzetta di Reggio

La “Gioconda” al Valli con la Danza delle ore di Monica Casadei

di Giulia Bassi
La “Gioconda” al Valli con la Danza delle ore di Monica Casadei

REGGIO EMILIA. Le credenziali sono ottime per lei, la coreografa Monica Casadei, che da una vita collabora con registi d’opera, come Giuseppe Bertolucci, Francesco Micheli, Henning Brockaus. Perché...

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REGGIO EMILIA. Le credenziali sono ottime per lei, la coreografa Monica Casadei, che da una vita collabora con registi d’opera, come Giuseppe Bertolucci, Francesco Micheli, Henning Brockaus.

Perché la questione, questa volta, si presentava alquanto delicata avendo dovuto creare i passi per la “Danza delle ore”, il momento clou della “Gioconda” di Amicare Ponchielli, l’opera che dopo 65 anni ritorna al Teatro Municipale – dove l’ultima volta fu rappresentata nel 1952 – con recite questa sera (alle ore 20) e domenica pomeriggio (alle ore 15.30).

La preziosa e costante collaborazione della Casadei con i registi d’opera va in parallelo con un’attività coreografica per la sua Compagnia Artemis Danza, ispirata alle figure femminili delle opere liriche in particolare di Puccini, Donizetti e Verdi. «Importante, quando si creano delle coreografie per un’opera, è calarsi nel sogno e nel desiderio del regista; capire i suoi contenuti e il significato del lavoro – spiega la Casadei –. Praticamente, quello che il regista realizza con la sua mano, noi lo facciamo con il corpo. Alcune volte, come in questo caso, il momento della danza appare molto delicato, in quanto oltre ad essere una pièce molto famosa, non è drammaturgicamente staccata dal resto dell’opera. I danzatori devono compiere questo miracolo: portare nel corpo la drammaturgia dell’opera, comunicando il messaggio e la prospettiva che il regista vuole».

L’azione coreografica della “Danza delle ore” ha luogo nel terzo atto. Durante un ricevimento alla Ca’ d’Oro, Alvise Badoero, capo dell’inquisizione di stato, intrattiene gli ospiti con un ballo classico. Il librettista e scrittore Arrigo Boito immaginò dodici ballerine che, danzando in cerchio, rappresentassero le dodici ore, e due ballerini che, danzando nel mezzo, raffigurassero le lancette. Il fatto è che questa partentesi amena si incastona nel pieno della tragedia in quanto Badoero pensa di avvelenare sua moglie Laura che ha scoperto essere l’amante di Enzo, perciò le dà un’ampolla di veleno e le ingiunge di berlo prima che abbia termine il canto che risuona nelle stanze del palazzo in festa... «In questo senso – commenta Monica Casadei – può essere interpretata come una sorta di danza macabra con un orologio che perde gli ingranaggi, le lancette impazzite; esse dovrebbero comunicare armonia ma sono imprendibili, volatili. Anche lo spazio a disposizione mi ha costretto a ripensarla eliminando la figura “a cerchio”, in quanto lo spazio a disposizione comprende 11 metri per 2… è praticamente una passerella sull’acqua. Il mio tempo, quindi, è fatto da figure veloci, guizzanti e il tutto diventa grottesco, quasi circense, con un finale travolgente in contrasto con un inizio impalpabile. Ma c’è un altro pezzo in quest’opera in cui la mia compagnia è impegnata – aggiunge – ed è la Furlana, un ritmo vivace e tonico, sul quale i danzatori creano un serrato vortice per confondere il malvagio Barnaba».

La “Gioconda” che vedremo al Valli è un nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza e Teatro Comunale di Modena. Lo spettacolo è firmato da Federico Bertolani con scene di Andrea Belli, costumi di Valeria Donata Bettella e luci di Fiammetta Baldiserri.

Daniele Callegari dirige l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna, in scena il Coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati, le voci Bianche del Coro Farnesiano di Piacenza.

Nel cast Francesco Meli, tenore fra i più noti al mondo e in questa produzione al debutto nel ruolo di Enzo Grimaldo; Saioa Hernández, nel ruolo di Gioconda, la Laura Adorno di Anna Maria Chiuri, Sebastian Catana (Barnaba), Giacomo Prestia (Alvise Badoéro) e Agostina Smimmero (La Cieca).

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