Gazzetta di Reggio

Il poeta Franco Erminio alla “Fiera dei Miracoli”

di Linda Magnoni
Il poeta Franco Erminio alla “Fiera dei Miracoli”

L’incontro è domani ai Chiostri della Ghiara: «Poesia e canto sono gli antidoti alla miseria spirituale»

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REGGIO EMILIA. È prevista per oggi e domani, ai Chiostri della Ghiara, la “Fiera dei miracoli”: due giorni dedicati alla bellezza in tutte le sue forme, per riportare le meraviglie della natura e dell’arte nel nostro quotidiano. Il festival, organizzato con la collaborazione di Terra Nuova e Anima Mundi, prevede una rassegna di espositori selezionati che proporranno prodotti biologici di qualità, dai cosmetici naturali ai grani antichi, dagli strumenti musicali fatti a mano ai mobili ecologici.

Non mancano gli appuntamenti per i bambini, grazie alla partecipazione della Scuola Waldorf Steineriana di Reggio Emilia, e gli incontri culturali, dedicati a temi come arte, educazione, spiritualità, economia e nuova agricoltura. Tra gli ospiti, la musicista irlandese Naomi Berrill, il maestro Lama Tashi Tzering, il dottor Paolo Giordo e il poeta e paesologo Franco Arminio. Sarà proprio Arminio a tenere, domani alle 14.30, la conversazione “Il miracolo della poesia”.

Su cosa verterà la conversazione di domani?

«Leggeremo poesie e parleremo insieme, convivialmente. Voglio creare un’atmosfera affettuosa, calda, in modo da coinvolgere le persone con la forza della poesia. Perché in fondo è proprio a questo che serve: deve ingentilire il mondo, non biasimarlo».

Qual è il potere della poesia, in questo senso?

«La poesia è vicina al sacro, che è il grande assente nella società del capitalismo e del consumismo. E per questo può aiutarci a riscoprire l’incanto del mondo. Dobbiamo riempire il mondo di poesia, riportandola a scuola, per le strade, nelle nostre giornate. È l’unico vero antidoto contro la miseria spirituale, insieme al canto».

Perché il canto?

«Il canto è persino più puro della poesia, addirittura più vicino a Dio. A ogni incontro con il pubblico cerco sempre di far cantare le persone, perché porta a riscoprire il valore di comunità. Una volta il canto era davvero parte del quotidiano: si cantava al lavoro, nella bottega del fabbro e del falegname, nelle osterie… oggi non è più così. Vorrei che gli italiani tornassero a cantare».

Come si può fare?

«Intanto riportandolo nelle scuole. Poi incentivando la cultura del canto e della poesia, come già facciamo con la Casa della Paesologia di Trevico. Uscirà anche un mio libro, il 2 maggio, per Bompiani: “Resteranno i canti”, una raccolta di poesie. Bisogna riscoprire la ricchezza del nostro modo di vivere, che è ancora presente, soprattutto nei paesi e nell’Appennino».

I paesi hanno conservato questa tradizione?

«Io sono nato e cresciuto in un paese, Bisaccia, in provincia di Avellino. Ed è lì che ho imparato la poesia. Ho letto e scritto tanto, finché non ho trovato una mia lingua. E torno sempre volentieri a parlarne a Reggio Emilia».

Che rapporto ha con Reggio?

«La vostra città mi è cara: la prima volta che sono venuto era il 1993, quindi sono ormai più di vent’anni che la frequento. Sono stato per diverse occasioni, da Fotografia Europea a convegni letterari. La trovo vicina all’idea di paese, è molto accogliente. E tra l’altro ha una lunga tradizione legata al canto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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