Reggio Emilia, vivere un libro è “Degustibook”
Nel club di lettura fondato da Luisa Reato si legge, si mangia e poi si viaggia... sempre a tema
REGGIO EMILIA. Gruppi di lettura ne abbiamo? Se ne parla sempre di più. Nascono come funghi da Nord a Sud e in tutta Italia sono oltre 500 solo i book club registrati sul sito della rete dei gruppi di lettura. Reggio Emilia e provincia non fanno eccezione.
Anzi sì. Perché se biblioteche e librerie restano i luoghi eletti dai gruppi di lettura, senza dimenticare le community sui social con tanto di influencer che consigliano libri on line e ne discutono con i loro follower, in città esiste un book club anzi due che fanno la differenza. Si chiama Degustibook e già il nome qualche risposta la dà. Ma è parlando con Luisa Reato, insegnante d’inglese che ha fondato il primo Degustibook nel 2005, e il secondo tre anni fa, che si apre un mondo. Non solo di carta.
Innanzitutto, come si spiega la fortuna che negli ultimi anni stanno registrando i gruppi di lettura?
«Il fatto è che il boom di questi gruppi avviene proprio nel momento in cui si legge sempre meno. Con una media, a livello nazionale, a dir poco imbarazzante. Ecco, l’unica spiegazione che mi sono data è questa: forse quella piccola minoranza che si ostina a leggere nonostante tutto cerca di scongiurare l’estinzione dei lettori dedicandosi ai libri come magici oggetti».
Venendo a Degustibook, come nasce?
«Sono vissuta molti anni negli Stati Uniti dove nella maggior parte delle città ogni quartiere ha il suo book club e così, quando nel 2015 sono tornata da Chicago, ho pensato di creare qualcosa di simile a Reggio Emilia adeguando il format americano a quello che è lo stile di vita italiano. Mancavo tanto da Reggio ma con alcune amiche non avevo mai smesso di tenermi in contatto. Insieme a otto di queste amiche “librose” abbiamo creato un mini book club: leggevamo un libro concordato poi un venerdì al mese ci incontravamo a turno a casa dell’una e dell’altra dopo cena per confrontarci su quanto avevamo letto. Tra le regole ce n’era già una ferrea: chi ospitava le amiche, doveva necessariamente fare trovare tè pasticcini in abbondanza».
Una regola che esiste ancora oggi?
«In pochissimo tempo il gruppo è aumentato e ben presto ci siamo dovuti fermare quando siamo arrivati a venti. Al punto che, tre anni fa, ho fondato un secondo Degustibook. Al posto dei pasticcini e del tè sono arrivate le lasagne e altri manicaretti, il tutto annaffiato da buon vino. E se prima eravamo amiche, con il tempo siamo diventate prima parenti e poi sorelle. Ecco, questa è una prima caratteristica che ci differenzia da altri book club».
Il fatto, per esempio, che siete sempre a tavola?
«In effetti (e Luisa sorride ndr) ogni volta che guardiamo le foto scattate in questi ormai quasi quindici anni, siamo sempre a tavola o in cucina alla prese con pentole e fornelli. Ma ciò che davvero appassiona è il fatto che la cena piuttosto che il buffet devono sempre essere a tema con il libro che abbiamo letto. Così come a tema sono i film che ci vediamo nei dopocena, su divani e poltrone e mai senza una tisana, sempre collegati al libro letto. Non siamo in ogni caso delle sedentarie. Perché è vero che siamo spesso a tavola, altrettanto volentieri organizziamo gite o visite ai musei sempre suggerite da un libro».
Qualche esempio?
«Di base organizziamo ogni anno gite in giornata, in modo che tutti possano partecipare, e qualche week end lungo. Domenica scorsa, per esempio, siamo andate a Padova: volevamo fortemente andare in quella città ma, non avendo trovato il libro giusto, abbiamo legato la visita alla visione del film “La lingua del santo” di Carlo Mazzacurati. A maggio, invece, andremo in Sicilia sulle orme del libro “Il morso” di Simona Laiacono.
E dal momento che abbiamo anche avuto modo di conoscere la scrittrice, saremo sue ospiti. «Altri esempi? Anni fa, accompagnati dal libro di Susan Vreeland “La lista di Lisette, ci siamo immerse nel panorama delle Provenza e abbiamo ripercorso le strade e visitato gli atelier dei pittori citati nel libro, da Cézanne a Renoir, da Chagalle a Matisse... ma anche degustato formaggi e vini francesi. Così come a portarci a Venezia a visitare la mostra di Tintoretto. e non solo, è stato “Il volo dell’angelo” di Melania Mazzucco».
E i libri come sono scelti?
«Il nostro calendario va da settembre a giugno. A settembre si decidono i titoli dei libri che leggeremo: ognuno fa le sue proposte e poi si vota democraticamente. Cerchiamo di evitare i best seller per andare a scovare libri non necessariamente in vetrina ma in grado di suscitare discussione e scambi di opinioni. Il libro di aprile, per esempio, è “La Bastarda di Istanbul” di Elif Shafak. L’unico genere mai affrontato? Il giallo».
Tra le vostre peculiarità, c’è anche il fatto che a volte ospitate a casa vostra gli stessi autori.
«Certo, è capitato spesso e ogni volta è stata un’esperienza imprevedibile. Sono passati, per citarne alcuni, Marcello Fois, Giuseppina Torregrossa, Francesca Diotallevi, Novita Amadei e siamo orgogliosi di avere avuto con noi Michela Murgia ancora prima che vincesse il Campiello. Ed è bello vedere che la maggior parte degli autori apprezza l’intimità di questi incontri».
Intimità potrebbe anche essere la parola che meglio di tutte traduce il senso dei vostri incontri. Non a caso, mi pare siate tutte donne...
«Quasi. Da quest’anno, ebbene sì, abbiamo un uomo. Si è “giustificato” dicendo che è stanco di parlare di partite e di commentare solo la Gazzetta dello Sport. Però è vero, i gruppi di lettura sono nati al femminile e non è un caso. Ammetto che quando ci troviamo a parlare di un libro, tutte quante ci rispecchiamo in una storia o in un personaggio, perché alla fine ogni libro parla di noi.
E tanta è la confidenza che escono fuori storie estremamente intime e assolutamente femminili. La nostra vera forza sta nella diversità: nel gruppo ci sono donne da 35 ai 70 anni, siamo insegnanti, parrucchiere, commercialiste, casalinghe, imprenditrici e quando leggiamo un libro è come ne leggessimo venti diversi. Ma c’è anche un’altra ragione, secondo me, per cui i book club sono quasi esclusivamente femminili. Fare gruppo in senso profondo è nel dna delle donne. Non a caso la maggior parte degli uomini chiama amici quelli che in realtà sono conoscenti».
Incredibile ma vero, ci sarebbe ancora tanto altro da dire. Dalla vostra attività “Degustibook bimbi” ai tanti corsi che organizzate durante l’anno. Ma soffermiamoci sul vostro percorso di volontariato.
«Continua la collaborazione con la casa di cura Villa Verde e la casa protetta le Mimose. In questi luoghi portiamo i nostri “racconti in pillole” e l’emozione è sempre grande. Soprattutto alle Mimose dove per forza di cose ci seguono sempre le stesse persone. Ci aspettano con ansia e quando arriviamo ci baciano, ci abbracciano, e dalle storie che raccontiamo noi ne nascono altre ancora più commoventi raccontate da loro. È come se prendessero corpo nuovi libri».
Come si chiude l’anno “scolastico”?
«Da tradizione con un week end culinario alla Piola. Quest’anno il filo conduttore è il libro “Le delizie della Duchessa” di Eliselle. Cucineremo e gusteremo le ricette di Maria Luigia rinforzando la nostra amicizia con una dose esagerata di chiacchiere».
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