Gazzetta di Reggio

Oltre la musica scritta con la clavicembalista Fadini

di Giulia Bassi
Oltre la musica scritta con la clavicembalista Fadini

REGGIO EMILIA. Solo pensando al titolo “Oltre la grafia musicale. Pronunce degli ornamenti, accentuazioni e declamazione musicale”, si apre un mondo. Poiché le riflessioni sono molteplici e toccano...

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REGGIO EMILIA. Solo pensando al titolo “Oltre la grafia musicale. Pronunce degli ornamenti, accentuazioni e declamazione musicale”, si apre un mondo. Poiché le riflessioni sono molteplici e toccano un punto nevralgico, legato all’interpretazione della musica in relazione alla scrittura.

Ce ne parla con incredibile verve e infinita signorilità la clavicembalista Emilia Fadini, studiosa, interprete e docente di prima grandezza. Stupefacente il suo spirito, nonché il senso profondo di una disponibilità davvero encomiabile, se si tiene che quest’anno compie 88 anni. Domani alle 17 una sua lezione/concerto inaugura la rassegna 2018 de “L’Orecchio del Sabato”, presso l’auditorium Masini dell’Istituto Peri. L’ incontro vuole essere anche l’occasione per ricordare in modo speciale un suo amico carissimo, il compianto docente dell’Istituto Peri, Ennio Pastorino, scomparso nel 2011. Il tema “Oltre la grafia musicale” sta molto a cuore alla Fadini che l’ha trattato diffusamente nel libro “L’accentuazione in musica - Metrica classica e norme sette-ottocentesche” scritto in collaborazione con Maria Antonietta Cancellaro. «Bisogna andare oltre la grafia musicale per cogliere tutto ciò che essa non può esprimere compiutamente – spiega la grande clavicembalista –. La scrittura è una convenzione fra il suono, la realtà sonora e la sua lettura. Certo la grafia, questo è comprensibile, ha dei limiti e soffre di questi limiti, poiché non tutto ciò che l’esecutore, ma prima il compositore stesso, ha vissuto come esperienza emotiva nella creazione del pezzo, è traducibile in segni oggettivi, grafici. Succede anche con le parole che non sempre riescono a comunicare un pensiero complesso, anche perché la creazione a volte è il risultato della lotta che l’artista compie, durante la propria esistenza, tra ciò che vuol dire e la concretezza della scrittura con cui traduce i suoi desideri. Per un’opera d’arte di pittura e scultura è diverso, poiché essa è quella che si vede. Come è composta, così compare. Invece la musica non esiste se non per la presenza e l’attività dell’interprete che si avvita al suono che però è astratto come il segno; e così passare dal segno al suono è difficile».

Cosa ci occorre?

«Penso a delle chiavi di lettura per penetrare la scrittura... all’interprete occorre un grande studio e il coraggio di affrontare ciò che non si scrive. Per me è sempre valida la riflessione di Jacopo Peri, vissuto tra XVI e XVII secolo, a proposito dell’ornamentazione e l’interpretazione: “Sono vaghezze e leggiadrie che non si possono scrivere e, scrivendole, non si imparano dagli scritti”».

Qual è la strada da percorrere?

«Bisogna tener presente tutta la problematica legata all’espressività della declamazione musicale».

L’incontro di domani come si svolgerà?

«Mi servirò di tre esempi, due bachiani e uno di Mozart, per illustrare la stretta relazione fra l’ornamentazione scritta in note reali e la retorica musicale, la declamazione; farò sentire ciò che io ritengo la pronuncia degli ornamenti scritti in note reali. La ricchezza dell’ornato che si trova in tutte le arti, per quanto riguarda la musica, passa attraverso la notazione, la scrittura, ma spetta a noi caricare di significato retorico gli ornamenti».

Un esempio?

«Una scala ascendente, che chiamiamo così in senso tecnico, diventa anabasi in senso retorico e richiede una certa pronuncia, in quanto può essere un’ascesa in dissolvenza o in crescendo, un’ascesa drammatica o mistica… Per i cantanti, fare questi passaggi è più semplice per via dei testi che accompagnano le musica; il testo fa immaginare e il parlare è figurato. Però anche la musica suscita immagini che possano ispirare l’interpretazione».

Un ricordo di Ennio Pastorino?

«Sono molto grata a chi mi ha invitata, penso alla moglie An Li Pang. E la mia memoria va alla profonda e duratura amicizia che ci ha legati. Il motivo era apparentemente semplice: la grande curiosità culturale-musicale, poiché entrambi andavamo alla ricerca, per approfondire il linguaggio musicale che non si finisce mai di esplorare. Questo ci ha uniti… quando mi ponevo un problema di linguaggio o di suoi aspetti storici, per me era indispensabile discuterlo con lui, sentire le sue intuizioni, avere le sue percezioni perché era come un terreno fertile. Entrambi lavoravamo in questa direzione per la comprensione dell’opera d’arte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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