Gazzetta di Reggio

Il Coro Unimore in Usa canta con i colleghi della Columbia

di Giulia Bassi
Il Coro Unimore in Usa canta con i colleghi della Columbia

Gli studenti reggiani ospiti per lezioni e concerti del più famoso ateneo al mondo. La direttrice Coppi: «Un appuntamento prestigioso. Per noi è un anno speciale»

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REGGIO EMILIA. Il Coro dell’università di Modena e Reggio Emilia in questi giorni sbarca negli Stati Uniti: sarà ospite della Columbia University di New York. Dal luglio scorso ha preso parte ai concerti italiani di Ennio Morricone, parte del “The 60 years of Music Tour”, i 60 anni di una lunga e luminosa carriera del grande musicista.

Ne parliamo con Antonella Coppi, direttore del Coro sin dalla sua costituzione nel 2001, e referente del Coordinamento nazionale cori ed orchestre universitarie italiane. «I concerti di Roma, Lucca, Bologna, Torino e i due di Milano sono stati momenti indimenticabili, in cui gli studenti Unimore membri del coro, hanno avuto l’onore di essere diretti dal Maestro, potendo vivere la sua musica dall’interno, esplorando e sperimentando la ricchezza di un universo compositivo davvero unico. Questa avventura ha permesso a ciascun componente di provare emozioni fortissime a ogni concerto, davanti a oltre 18.000 spettatori».

Antonella Coppi, ci può raccontare di quella esperienza?

«Non solo i concerti, ma anche le prove nella sede Rai di via Tiburtina a Roma, nelle quali ho guidato più volte il gruppo, hanno costituito per i nostri studenti una esperienza formativa e emozionante, occasioni in cui Morricone si è offerto in una versione informale, vicino ai musicisti dell’orchestra e ai coristi; in cui è stato possibile vivere la sua idea compositiva attraverso la sua voce. Momenti in cui il grande musicista ha saputo stimolare tutti gli esecutori al raggiungimento della perfezione estetica ed esecutiva».

Ha un ricordo particolare di quei momenti?

«Per i nostri studenti, la sua esclamazione “Ecco! Questa è la mia musica! grazie!”, rimarrà un ricordo indelebile nel tempo, perché vissuto come riconoscimento ed emozione indimenticabile».

Ma adesso per il Coro della nostra Università c’è un’altra opportunità…

«Contemporaneamente allo studio della musica di Morricone e del tour, ecco affacciarsi un prestigioso appuntamento, formalizzato nello scorso ottobre: l’invito istituzionale da pare del Coro della Columbia University di New York per una serie di concerti da tenersi in Usa e in Italia».

Come è stato accolto questo invito?

«Il progetto ovviamente ci ha subito entusiasmato, ma ha anche messo in campo una serie di difficoltà organizzative che solo l’impegno e la partecipazione di Unimore, delle istituzioni e dei privati del territorio locale, hanno permesso di superare».

E cosa dovete cantare?

«Anche l’obiettivo musicale si è profilato una grande sfida: infatti, oltre a un nostro concerto, canteremo con il Coro della Columbia, nella Messa da Requiem di Verdi, pilastro della storia della musica e opera assai complessa anche per i cori più esperti».

Come sarà la vostra settimana nella Grande Mela?

«Saremo accolti da un’istituzione, la Columbia University, una tra le università più famose al mondo, un Ateneo che occupa 13 blocchi sulla Amsterdam Avenue e che ci ospiterà nella residenza studentesca e negli spazi dei dipartimenti, organizzando workshops e aprendo la partecipazioni alle lezioni di ogni area di interesse dei nostri studenti. Abbiamo prove e concerti tutta la settimana, fino all’ultimo che terremo il 27 aprile, a 4 mani con il Coro della Barnard-Columbia e la loro Orchestra, eseguendo la grande Messa di Verdi».

Da chi è formato il Coro dell’Unimore?

«Come quelli di tutte le realtà universitarie italiane – se ne contano quasi 80 – è costituito da studenti provenienti da tutti i corsi di studio, che accanto allo studio specialistico per diventare medici, ingegneri, biologi, farmacisti, matematici, giuristi… dedicano tempo alla propria formazione culturale, approdando alle attività del coro con entusiasmo e voglia di imparare la musica, ma senza una formazione musicale avanzata. La maggior parte degli studenti ha terminato la propria educazione musicale con la terza media, e dunque le poche reminiscenze musicali non sono sufficienti per leggere una partitura corale: sappiamo che la musica in Italia non è per tutti. E come dico sempre agli studenti, quella dei cori universitari costituisce l’ultima spiaggia per imparare la musica, applicandosi direttamente alla pratica da cui desumere le regole grammaticali e le strutture comunicative che fanno di essa una forma di espressione meravigliosa ed inclusiva».

Tornando al Coro della Columbia che poi dovrà venire in Italia…

«Il Coro della Columbia University di New York sarà nel nostro Ateneo dal 22 al 26 maggio. Terremo un concerto a Modena – il 22 maggio per la Notte dei Musei, a cui partecipano anche i Musei universitari Unimore sotto la direzione di Elena Corradini, e poi il 25 maggio saremo in Duomo a Reggio, alle 21».


 

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