Gazzetta di Reggio

Un libro su Villa Corazza gioiello in aperta campagna

di Andrea Vaccari
Un libro su Villa Corazza gioiello in aperta campagna

La dimora subì una nobilizzazione nel 1880, per volere delle proprietarie Qui Affanni, allievo dello Scaramuzza, dipinse il suo unico ciclo pittorico profano

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POVIGLIO. Una delle eccellenze di Poviglio è rappresentata dalle tante dimore storiche di pregio diffuse sul territorio comunale.

Ai tempi di Maria Luigia d’Austria, del cui ducato Poviglio faceva parte, la zona era infatti caratterizzata da possedimenti fondiari, le cui dimore relative erano particolarmente pregiate, oltre che note, anche perché proprietà di famiglie nobili e abbienti che risiedevano ufficialmente a Parma.

Una di queste è Villa Corazza ora Levantini, oggetto di un libro realizzato da Adriano Artoni, Matteo Colla (per loro si tratta del terzo lavoro mirato a far scoprire il territorio e le sue peculiarità architettoniche) e Gianandrea Ferrari, presentato nei giorni scorsi proprio nella suggestiva location della villa, alla presenza di tantissimi povigliesi e non solo.

Con gli autori abbiamo ripercorso le tappe che hanno portato alla realizzazione dell’opera: Adriano Artoni ha contribuito alla ricostruzione storica, grazie anche al contributo di Gianandrea Ferrari – che in quanto discendente dei Corazza era in possesso di importanti documenti – mentre Matteo Colla si è occupato della grafica e delle fotografie.

Come mai, tra le tante ville povigliesi, avete scelto proprio Villa Corazza?

«Villa Corazza – spiegano gli autori del volume – è stata costruita tra il 1848 e il 1850 da Simone Corazza, che in queste zone aveva parte della sua attività fondiaria. L’abbiamo scelta perché subì una “nobilizzazione” nel 1880: da dimora di campagna divenne villa signorile. Fu infatti arricchita da un importante ciclo pittorico di Ignazio Affanni, che qui realizzò un unicum: autore di oltre 600 opere da cavalletto, a Villa Corazza dipinse il suo unico ciclo profano. Artista molto importante sia per Reggio Emilia che per Parma, tra le sue peculiarità annoverava il fatto di essere allievo di Francesco Scaramuzza, che nel 1843 affrescò il tempietto di Selvapiana di Canossa».

Cosa è emerso da questo legame?

«Che Scaramuzza aveva risieduto a Poviglio, poco lontano da Villa Corazza. E che sicuramente influenzò l’opera di Affanni, il quale si ispirò fortemente agli affreschi di Selvapiana. Va detto che Scaramuzza, che è stato uno dei più importanti pittori dell’Ottocento parmense, decorò anche il Casino della Vasca di Corbelli».

E della famiglia Corazza cosa avete scoperto?

«I Corazza arrivavano dal Canton Ticino e si stabilirono a Parma per svolgere l’attività di cioccolatieri. Fu Simone Corazza, figlio del capostipite della famiglia, a volere la costruzione della villa. Due dei suoi figli sposarono poi due sorelle figlie di un ricchissimo imprenditore londinese, e così iniziarono ulteriori investimenti nella Pianura Padana da parte della famiglia. Furono in particolare queste due donne a richiedere un abbellimento della villa, che fino a quel tempo si presentava internamente spoglia».

La villa oggi a chi appartiene?

«Agli inizi degli anni Duemila è passata di proprietà alla famiglia Levantini, di origini brescellesi, che ha operato alcuni restauri sul bene, soggetto alla tutela della Soprintendenza».

Una storia appassionante...

«Riteniamo sia giusto far emergere questi aspetti meno noti di Poviglio, che dal punto di vista storico ha molto da dire. Con questo libro, per la cui realizzazione siamo stati sostenuti dall’amministrazione comunale e da diversi privati, lasciamo un ulteriore tassello utile a ricostruire il passato della nostra comunità».

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