Elio Ciol: «Fu lui a dirmi vieni, e porta la macchina fotografica»
REGGIO EMILIA. Il Vescovado e il Battistero di Reggio, fino al 17 giugno, ospitano “Il soffio della storia”, una raccolta di fotografie con cui Elio Ciol descrive una delle rivoluzioni possibili:...
REGGIO EMILIA. Il Vescovado e il Battistero di Reggio, fino al 17 giugno, ospitano “Il soffio della storia”, una raccolta di fotografie con cui Elio Ciol descrive una delle rivoluzioni possibili: «Rallentare, contemplare».
«Ho passato più tempo nella camera oscura che a parlare con la gente», dice il maestro – classe 1929 – appena alzata la cornetta del telefono. In realtà la conversazione riflette la sensibilità delle sue fotografie, segni di luce che raccontano il tempo presente e quello della storia. Anche quella che non tornerà più, come dimostrano le gigantografie di Palmira prima della sua distruzione. «Quando si scatta una fotografia non si sa mai che valore potrà portare nel tempo» commenta Ciol, rivelandoci una lezione imparata da ragazzo, quando muoveva i primi passi fuori dallo studio di suo papà, anch’egli fotografo. «Ero piccolo – racconta – quando ho iniziato a raccogliere le immagini che mi si presentavano davanti agli occhi, come un dono. Io riuscivo a fissarle con la macchina e le restituivo alla gente».
La prima fotografia risale al 1945: protagonista dello scatto è Pier Paolo Pasolini, immortalato subito dopo aver fondato l’Academiuta di lenga furlana. «Ero amico d’infanzia di suo cugino – racconta Ciol – mentre Pasolini veniva a Casarsa della Delizia, paese mio e di sua mamma, per trascorrere le vacanze. Quella volta disse al cugino: “Di’ a Elio di venire e portare la macchina fotografica”. Avevo 15 anni». Il vescovo Massimo Camisasca, invece, l’ha conosciuto molto tempo dopo, nella periferia di Milano. «Ero andato a fare un servizio sui giovani che aiutavano le persone meno fortunate – dice – e l’ho incontrato lì. È diventato sacerdote (ho fotografato io la sua consacrazione), poi vescovo, ma non ha mai smesso di seguirmi. L’anno scorso è venuto a Casarsa, per la mia mostra antologica, e mi ha proposto di portare i miei scatti a Reggio. Lo ringrazio per questo». (m.r.)
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