Gazzetta di Reggio

Il Quartetto Adorno da Webern a Mendelssohn

di Giulia Bassi
Il Quartetto Adorno da Webern a Mendelssohn

REGGIO EMILIA. In splendida forma, ritorna a suonare a Reggio il Quartetto Adorno (Edoardo Zosi e Liù Pelliciari violini, Benedetta Bucci viola, Danilo Squitieri violoncello) dopo che nel giugno...

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REGGIO EMILIA. In splendida forma, ritorna a suonare a Reggio il Quartetto Adorno (Edoardo Zosi e Liù Pelliciari violini, Benedetta Bucci viola, Danilo Squitieri violoncello) dopo che nel giugno scorso si è aggiudicato il terzo premio al Concorso Borciani, insieme al premio speciale per la miglior esecuzione del brano “Di tumulti e d’ombre” di Silvia Colasanti e il premio del pubblico.

L’appuntamento nell’ambito del cartellone concertistico (fuori abbonamento) è per domani alla Cavallerizza, ore 18. Per l’occasione interpelliamo Liù Pelliciari, secondo violino dell’Adorno, primo gruppo italiano che, nel corso della trentennale storia del Premio, sia arrivata così avanti. Portamento nobile e aristocratico, Liù sembra una figura d’altri tempi, ma quando parla è diversa: rivela una natura autentica che comunica una forte simpatia. «I premi al Concorso Borciani ci hanno dato una bella sferzata e così tutti noi abbiamo ingranato un’altra marcia. Già il nostro lavoro era intenso, adesso si è ulteriormente concentrato, per riuscire a far fronte agli impegni che sono aumentati – ci spiega la violinista reggiana –. Recentemente abbiamo suonato per società artistiche importanti come l’Unione musicale di Torino e ci è piaciuto moltissimo un concerto a Tegernsee, in Germania, dove il pubblico non smetteva di applaudirci».

Quali sono gli altri impegni?

«Ci teniamo molto a citare la collaborazione con Alfred Brendel, un eccelso pianista, ma soprattutto un musicista completo ed un intellettuale di prima grandezza. Dopo averlo conosciuto a Fiesole ci ha invitati nel gennaio scorso alla Philarmonie di Parigi e i primi di giugno, sempre con Brendel, saremo nella Sala degli Specchi del Palazzo Ducale di Mantova. Lavoriamo di fronte al pubblico come per una lezione concerto, lui parla e noi suoniamo l’op.95 di Beethoven e il Quartetto “Rosamunde” di Schubert».

Cosa vi ha comunicato un personaggio così carismatico come Brendel?

«Ci fa impazzire la sua visione beethoveniana così profonda e ricca. In questo senso ci ha dato dei consigli molto preziosi scendendo anche nei minimi dettagli».

Un esempio?

«Quando Beethoven chiede un “piano” improvviso si tende sempre ad indugiare…invece bisogna farli qusati “piano” senza aspettare».

Nel programma di domani ci sono i pezzi di Webern che avete suonato alla perfezione al Concorso Borciani. Quell’esecuzione è stata determinante per la vostra affermazione alla competizione.

«Parliamo dell’op.5 e delle Sei Bagatelle op.9 Webern. Prima ancora di scegliere questi pezzi suonammo il Quartetto di Zemlinsky, compositore appartenente alla cosiddetta “Seconda Scuola di Vienna”, su consiglio di Antonello Farulli: devo dire che è stata una scelta che ci ha portato fortuna in quanto, evidentemente, il tipo di repertorio ben si adatta alla indole del nostro quartetto. Già quando ci siamo costituiti, nel 2015, avevamo scelto spontaneamente altri pezzi di quell’epoca come il Quartetto di Schönberg, un vero colosso che abbiamo per il momento tralasciato. Mentre Zemlinsky, che è nel programma di domani, l’abbiamo suonato qualche giorno fa per RadioTre Suite con commento di Oreste Bossini».

Qual è la vostra indole?

«Abbiamo caratteri diversi, belli decisi e determinati, ma in fondo siamo uniti, ci riconosciamo in un comune sentire e questo è fondamentale per un quartetto d’archi».

Il concerto di domani si conclude con Mendelssohn.

«Il suo Quartetto n.2 è uno dei primi messi in repertorio e che ci ha dato soddisfazione. È successo anche di recente, quando l’abbiamo eseguito a Londra, invitati dalla London Chamber Musica Society, di fronte a un pubblico che ci ha accolti con entusiasmo».

Impegni futuri?

«Il 14 maggio a Trieste, il 18 giugno a Milano all’Auditorium Gaber saremo con il clarinettista Fabrizio Meloni con il quale eseguiremo il Quintetto di Mozart. Poi andremo in Francia e, ad agosto suoneremo in un prestigioso festival vicino a Vienna. In autunno saremo a Cagliari e in novembre a “Musica Insieme” a Bologna. A partire dall’inverno eseguiremo l’integrale dei quartetti beethoveniani a Lucca e a Vercelli».

Come è cambiato il vostro stile di vita dopo il Premio Borciani?

«Viaggiamo di più, facciamo molte più esperienze in luoghi diversi. Noi quattro siamo amici, nutriamo un profondo affetto reciproco… così riusciamo a divertirci tenendo sotto controllo lo stress. Il quartetto è un sogno e speriamo che possa essere la nostra vita, il Borciani ha rappresentato la punta di diamante di questo sogno. Ricordo la stanchezza dettata da uno studio di 10 ore al giorno, le tensioni mentre provavamo nella nostra casa di Montecavolo. Tuttavia quella notte della finale, quando ci hanno comunicato il premio, tutta la stanchezza è svanita per tramutarsi in una gioia indicibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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