Standing ovation per Brunori che al Valli porta la “verità”
REGGIO EMILIA. In una delle sue canzoni (pardon «capolavori», come ha più volte ribadito, ridendo, durante lo spettacolo) canta “Perché io sono un animale”... e un animale lo è davvero, ma da...
REGGIO EMILIA. In una delle sue canzoni (pardon «capolavori», come ha più volte ribadito, ridendo, durante lo spettacolo) canta “Perché io sono un animale”... e un animale lo è davvero, ma da palcoscenico. Giovedì sera Brunori ha conquistato il teatro Valli – preso d’assalto, con tanto di fila chilometrica davanti alle porte d’ingresso – con la sua musica, le sue parole, le sue battute sferzanti al limite della correttezza («L’educazione ricevuta da mia mamma? A metà strada tra quella della Montessori e quella della Franzoni»). Canzoni e monologhi hanno ritmato un saliscendi di emozioni, dall’amara consapevolezza che «la realtà è una merda» alle risate incontrollate per «quel filo del microfono che mi inibisce. Se avessi anche io quello all’orecchio, come Tiziano Ferro, potrei fare balletti bellissimi. E non scriverei canzoni tristi».
Al centro di tutto lo spettacolo, la paura. Come sconfiggerla, o meglio come sfruttarla. «Ognuno di noi ha una voce dentro, quella del nonno, che davanti alle novità ci chiede: che cosa stai facendo? Ma dobbiamo imparare a riconoscere la prudenza, che serve, dalla paura che frena e impedisce di vivere». Nel condominio Brunori (abitato da Dario-intelletto, Dario-sentimento, Dario-panza), trovare l’equilibrio è difficile: «Io sono nato al mare, poi a un certo punto: selacofobia, paura degli squali. E così non sono più andato al largo. Mi fermo in quel metro quadrato di mare, che non è neanche mare, e guardo l’orizzonte così bello, a due passi da me, lo desidero ma non mi muovo. E siamo in tanti, sapete, in quel metro quadrato d’acqua sporca...».
Bicchiere di vino rosso sul pianoforte, accento calabro più o meno marcato, Brunori ha mostrato le sue mille facce: il cantautore, il cabarettista, il cantastorie. E incantando ha detto la sua coraggiosa, dissacrante, verità: «Secondo me, secondo me, io vedo il mondo solo secondo me. Chissà com’è invece il mondo visto da te».
Martina Riccò
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