«Violoncello e contrabbasso hanno un’aura spirituale»
REGGIO EMILIA. Luca Franzetti ed Amerigo Bernardi, l’uno al violoncello, l’altro al contrabbasso: due musicisti doc, quanto docenti apprezzatissimi che sanno trasmettere ai propri allievi la profonda...
REGGIO EMILIA. Luca Franzetti ed Amerigo Bernardi, l’uno al violoncello, l’altro al contrabbasso: due musicisti doc, quanto docenti apprezzatissimi che sanno trasmettere ai propri allievi la profonda passione per lo strumento e per la musica.
Un credo che professano con il loro essere interpreti completi e dalla personalità spiccata. Franzetti e Bernardi, entrambi docenti all’Istituto Peri, saranno i protagonisti domani alle 17, all’Auditorium Masini, del secondo appuntamento della rassegna “L’orecchio del sabato” dal singolare titolo “Tutto nasce dal Basso”.
«Sembra una battuta ironica – spiega Franzetti – spesso tuttavia un pensiero immediato e semplice ha più efficacia di una riflessione articolata. Partiamo dalla musica che nasce dal connubio di armonia e melodia, vale a dire: una parte, per così dire, creata dall’uomo e una che esiste in natura, o meglio, ognuno l’ha dentro di sè. Inspiegabilmente. In questo caso parliamo di armonia e di ritmo. L’altra, la melodia, è una costruzione dell’uomo... quindi la prima è circondata da un’aura spirituale l’altra materiale, carnale direi».
E se trasportiamo questo ragionamento ai vostri strumenti?
«Presto detto: violoncelli e contrabbassi rappresentano la parte spirituale dell’orchestra. La pensava così anche il mio maestro Rocco Filippini che introduceva il discorso così: “Consentimi questa civetteria...”. Quindi i violini e gli strumenti dai registri acuti rappresentano la parte umana e carnale che è quella più prosaica. E pensare che in un’orchestra i violoncelli e i contrabbassi, assieme ai tromboni, sono i più caciaroni...».
Ma chi ha scritto la pensava così?
«Certamente! In realtà grandi musicisti hanno composto pezzi di pregevole qualità che ne esaltano la natura “spirituale”: ad esempio Boccherini detto il “Paganini del violoncello” del quale domani eseguiremo la Sonata sol maggiore detta “La militare”. Non parliamo di questo duetto famosissimo di Rossini ad altro grado di virtuosismo, tanto che noi sembriamo due funamboli».
In ogni caso dimostrate che queste due strumenti reggono da soli un concerto.
«Con questa riflessione scherzosa, “tutto nasce dal Basso”, si può arrivare niente di meno che fino all’Inno alla gioia di Beethoven».
In che senso?
«L’Inno alla gioia, si sa, unisce tutta l’Europa, che prima di essere un concetto politico o economico è un concetto spirituale, e l’inno che la rappresenta è stato scritto per i bassi: infatti il recitativo iniziale viene affidato alla voce di baritono e il tema famoso viene suonato subito dai violoncelli insieme ai contrabbassi. Ecco perché “tutto nasce dal Basso” e Beethoven, che non era uno stupido, affida le cose più importanti della Nona Sinfonia ai bassi... con lui i bassi cantano invece di fare “zum zum”».
Come è nata la sua amicizia con Amerigo Bernardi?
«Siamo amici dal 1990, quando ci siamo incontrati a Gubbio ad una masterclasse. Lui era alla Scuola di Fiesole, io tentavo per la quarta volta di superare l’audizione per studiare con Mario Brunello (severissimo, su 40 ne prendeva sei o sette). Con Amerigo è nata un’intesa a prima vista... lo abbiamo compreso in seguito quando abbiamo fatto parte entrambi degli stessi gruppi ed orchestre per la direzione di Claudio Abbado o Lorin Maazel. Ci accomuna una cosa: andare dove c’è la musica tout court, senza cedere a compromessi. E così saremo sempre amici... è come se avessimo sottoscritto un tacito accordo valido all’infinito, in quanto ciò che ci unisce è immutabile».
Tra di voi esiste un feeling anche come carattere...
«Siamo portati entrambi a non confondere lo stato di felicità con le cose belle o brutte che ci accadono. E poi pensiamo che ridere non sia sinonimo di superficialità; a volte invece lo è la sofferenza, dato che non ci fa accorgere del bello che c’è attorno a noi».
Cercate di comunicare queste idee ai vostri allievi?
«Noi non insegniamo a fare la professione del musicista ma ad essere musicista... per me è una fede, dato che nella musica trovo le risposte che cerco. Poi agli allievi dico: attenti a non confondervi, perché alcuni vi insegnano, vi educano, altri invece vi ammaestrano. Quando si insegna la musica dato che è già scritta dentro a tutti noi, occorre tirarla fuori ed è importante la spinta emotiva».
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