Gazzetta di Reggio

Reggionarra, “incontramenti” per restare umani

di Carlotta Curti
Reggionarra, “incontramenti” per restare umani

Dal 18 al 20 maggio la città si riempie di storie. Diversi i linguaggi usati: musica, danza, parole, segni

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REGGIO EMILIA. Dal 18 al 20 maggio la nostra città si illuminerà di storie e di incontri fiabeschi tra bambini e adulti, anzi, di “incontramenti” perché è questo il tema dell’edizione 2018 di Reggionarra. «Incontramento vuol dire che resti con le persone», racconta Giuseppe, 5 anni, che ha coniato questo neologismo. Un nuovo modo per i bambini, ma anche per gli adulti, di essere parte di una città. Saranno loro i narratori che per tre giorni (più l’anteprima di domenica 13 maggio) nelle piazze, nei musei, nelle strade e nei teatri daranno voce a storie attraverso il linguaggio dei segni, delle parole, delle immagini, dei suoni, del corpo. Diversi i palcoscenici narrativi, diversi i linguaggi, diversi i contenuti, perché le storie appartengono a tutti, senza distinzione d’età. Questi “incontramenti” evocano menti che se ne vanno liberamente a spasso per la città – la città delle storie – ma anche incontri con l’altro da noi, con ciò che non conosciamo. «Reggionarra è giunta quest’anno all’edizione numero tredici – sottolinea l’assessore comunale alla Città storica, Natalia Maramotti – e tredici anni ci dicono che ci troviamo di fronte a una delle iniziative più longeve e salienti del nostro territorio, insieme a Fotografia Europea. Questo perché nelle edizioni passate ha avuto un ottimo riscontro».

Parliamo di numeri: abbiamo già detto, edizione numero 13; 37 i luoghi. Sono in gran parte spazi pubblici dedicati alla cultura, ma anche piazze, strade (tra le novità di quest’anno il “Rodaribus” itinerante) e spazi privati; 115 appuntamenti: un ricco cartellone di incontramenti visibile sul sito www.reggionarra.it e sulla pagina Facebook; 55 volontari: persone di ogni età e di diversa provenienza accoglieranno il pubblico nei luoghi delle narrazioni. Da segnalare l’adesione di un buon numero di volontari che si avvicinano per la prima volta a Reggionarra, mentre sono sempre presenti i volontari di Fondazione Reggio Chilren, Libera Università del Crostolo, nonché gli studenti universitari della sede reggiana di Unimore. I volontari saranno facilmente riconoscibili dalla t-shirt bianca firmata Staff di Reggionarra.

L’attrice Monica Morini, del Teatro dell’Orsa, è contenta che la nostra città abbia dato un valore all’infanzia perché è dove ritroviamo le nostre radici ed è quella che ogni giorno ci guarda negli occhi, perciò «non racconteremo fiabe solo ai bambini, perché tanto loro quanto gli adulti hanno bisogno di riti di accudimento». Sempre restando nella sfera teatrale, Paolo Cantù, neo-direttore generale e artistico della Fondazione I Teatri, spiega che in tema di incontramenti si è pensato di rendere ancora più accessibile e interessante ai reggiani l’ingresso a teatro, per questo sabato 18 e domenica 19 verranno organizzate visite guidate al Teatro Municipale Valli, dove dei ciceroni molto speciali (i dipendenti del teatro) racconteranno, ciascuno a suo modo, dei pezzi di vita vissuta del teatro, partendo dal sotterraneo e arrivando in cima, dove si trova la splendida sala dei pittori. Spostandoci nell’universo della musica, invece, un appuntamento immancabile è quello previsto per sabato 18 ai Chiostri di San Domenico, dove verrà riproposto lo spettacolo “Corpi Sonanti”, «in cui l’orchestra diventa un organo dinamico, permettendo ai ragazzi di raggiungere una maggiore consapevolezza delle proprie capacità espressive tramite il proprio corpo», riferisce Marco Fiorini, direttore dell’Istituto superiore di studi musicali Achille Peri.

Ci sarà anche una parte di danza, e a tal proposito Gigi Cristoforetti, direttore di Aterballetto-Fondazione nazionale della danza, segnala due appuntamenti in particolare: “Imma”, un lavoro di collaborazione svoltosi in Marocco tra una danzatrice e un film maker intorno al mito di Aisha Kandisha; e “R.osa”, una serie di esercizi ginnici in condivisione con il pubblico che mirano a modificare il punto di vista sulla danza e sul corpo. In un tempo di muri innalzati a segnare confini, Reggionarra intende aprire le porte a incontramenti che portino i segni della pace, della tolleranza, dell’accoglienza, dell’ascolto reciproco e dell’intensità del pensare.

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