“Il piccolo spazzacamino” All’Ariosto va in scena la rivincita dei bambini
REGGIO EMILIA. Sulla fine della stagione teatrale, come l’anno passato, viene proposta un’opera per ragazzi. Dopo “Brimborium! Ossia L’armadio dei ricordi” quest’anno va in scena “Il piccolo...
REGGIO EMILIA. Sulla fine della stagione teatrale, come l’anno passato, viene proposta un’opera per ragazzi. Dopo “Brimborium! Ossia L’armadio dei ricordi” quest’anno va in scena “Il piccolo spazzacamino” di Benjamin Britten: una produzione interamente confezionata da I Teatri, che debutterà domenica al teatro Ariosto alle 18 come anteprima di Reggionarra (con repliche riservate alle scuole nei giorni 14 e 15 maggio). L’obiettivo? Promuovere l’educazione alla musica attraverso un diretto coinvolgimento dei giovani nella realizzazione dello spettacolo: i ragazzi del neonato coro di voci bianche della Fondazione I Teatri, affiancheranno i cantanti professionisti, (Niccolò Roda, Manfredo Meneghetti, Matilde Lazzaroni, Costanza Gallo, Arianna Miali). Con loro il Quartetto Mirus e l’ensemble strumentale della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, diretto da Dario Garegnani maestra del coro di voci bianche Costanza Gallo; mentre la regia è curata da Marco Maccieri, le scene di Alice Benazzi e i costumi di Rosa Mariotti.
«Trovo più giusto parlare di team creativo per quanto mi riguarda – spiega Maccieri – mi riferisco ai miei più stretti collaboratori, ovvero Angela Ruozzi aiuto regista e Luca Cattani (per altro tutti di MaMiMò, ndr), con i quali già da febbraio avevamo cominciato a lavorare al progetto».
Quali sono le tematiche in esso racchiuse?
«È una storia di bambini cantata da bambini, sia in coro sia solisti, e pensata per un pubblico di ragazzi. Il tema dell’infanzia negata dallo sfruttamento di adulti senza scrupoli, che ritroviamo in tanta letteratura inglese, viene trattato da Britten in un modo commovente ma anche divertente, e comunque mai in modo retorico. In scena ci sono sei solisti che cantano e recitano per 45 minuti e poi 30 bambini, ossia il coro di voci bianche e 6 solisti dai 7 ai 12 anni. Rientra in un’opera più grande di cui “Il piccolo spazzacamino” è la parte finale: il titolo è “Let’s make an opera”, ovvero Facciamo un’opera»
Cosa racconta?
«Di questo piccolo spazzacamino, Sem, venduto e sfruttano fin quando arriva in questa casa dove i sei bambini decidono che lo sfruttamento è ingiusto, così compiono un atto rivoluzionario... lo nascondono nel loro mondo ideale, lo lavano, gli danno da mangiare, e lo “spediscono” via, lontano. Così il posto grigio di cemento… piano piano si colora».
Britten aveva incluso nel “Piccolo spazzacamino” brani corali che dovevano essere cantati dal pubblico, voi invece li avete affidati al coro di voci bianche. Perché?
«Il coro rappresenta la comunità dei bambini, mentre gli adulti sono “soltanto” individui. La forza sta nel gruppo, che concepisce e porta avanti un atto rivoluzionario. I bambini vogliono cambiare il mondo e dimostrano che lo possono fare».
Come avete lavorato?
«Luca Cattani da febbraio ha preparato i bambini dal punto di vista della recitazione; Angela Ruozzi ed io abbiamo incontrato trenta classi per introdurre l’opera partendo dai contenuti, vale a dire dalla semplice domanda: che cos’è per te un’ingiustizia? Per poi portarli ad ipotizzare un senso di giustizia condivisa. E ancora: secondo voi è possibile immaginare un mondo migliore e realizzarlo? Pensate come può essere emozionante...».
L’opera sembra presentare una sorta di scontro generazionale...
«Sì, i cantanti adulti qui fanno i cattivi, sono gli sfruttatori garanti dello status quo, mentre i bambini sono bravissimi. Con quest’opera, bellissima, si realizza ancora una volta la magia del teatro che vede generazioni diverse a contatto, per un atto artistico forte. In scena c’è la diversità di sguardi: quelli degli adulti e quelli dei bambini, che sono curiosi, impertinenti e critici».
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